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La forza dell’amore

«L’amor che move il sole e l’altre stelle»
(Dante, Par. XXXIII, 145)

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Estratto dal convegno di Roma, 23 - 25 Aprile 2010

Testo – NON rivisto dal relatore – scelto e curato da Federica Gho

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ISBN 978-88-96193-58-7

LiberaConoscenza

info@liberaconoscenza.it www.liberaconoscenza.it

Caro Lettore,

con la nuova collana AUDIO siamo lieti di offrirti l’opportunità di accostarti alla ricchezza e alla profondità di bei pensieri con cui vivere al meglio, giorno per giorno, il nostro tempo così difficile, ma anche ricco di grandi occasioni. AUDIO ti porge una conferenza di Pietro Archiati tratta da un convegno o da un seminario che, se suscita il tuo interesse, potrai ascoltare per intero tramite il Cd allegato, o potrai leggere per esteso negli Atti. Questa collana vuole essere per te, e per le persone con cui vuoi condividere questi pensieri, uno strumento per orientare in modo sempre più mirato la scelta nel vasto repertorio delle nostre pubblicazioni.

Buona lettura e buon ascolto!

Indice

Prefazione 7

Il primo amore:

la decisione di nascere e il tuffo nel karma 9

Il nostro Io superiore, con l’Angelo custode, ha scelto le relazioni (le amicizie come i rapporti difficili) e gli eventi, comprese le malattie, in vista di un cammino evolutivo nella conquista di vero, bello e buono 13

Li ha scelti in virtù di un amore assoluto per la vita e la pianifica soltanto negli eventi fondamentali, si riserva degli aggiustamenti a seconda di come si comporta l’io ordinario, la coscienza ordinaria 14

Il ricordo della vita spirituale, sapere che un amore cosciente in noi l’ha voluta, questa vita, proprio come è, un tempo si traduceva in una spontanea gioia di vivere. Oggi, di natura, la proviamo sempre meno 19

Ma come faccio ad appurare che le cose stanno proprio così? Mi convince questa scienza dello spirito? La conoscenza, come riesco a tradurla in forze del cuore in grado di superare la morale del dovere? 25

In base al mio cammino di conoscenza mi riscopro spirito individuale eterno e ricomincio ad amare questa vita piena di verità, a trasformare tutte quelle sofferenze che nascevano dal non viverla in positivo 26

Da bambini piccoli esprimiamo in modo individualizzato il nostro triplice amore alla vita nell’ergerci per camminare, nel parlare e nel pensare, come riflessi di precedenti vissuti dei mondi soprasensibili 28

Che sono: l’orientarci tra Esseri spirituali; il dialogare con il nostro Angelo custode, con l’Arcangelo del popolo e con lo Spirito di quel tempo in cui ci incarneremo; infine il vivere nella logica, nei pensieri posti alla base del mondo quali pensati del Logos 32

Contenuti del Cd allegato 35

Prefazione

Sull’amore, da un lato ci sentiamo tutti molto competenti, dall’altro vorremmo capirne molto di più. Le vicende dell’amore, infatti, sono il filo rosso, spesso nascosto, che tesse insieme i passi della nostra biografia.

L’amore lega o libera?

E perché quella persona è per me più amabile di quell’altra?

E perché un rapporto che sembrava indissolubile a un certo punto si interrompe e finiamo per perderci di vista?

I parenti, poi, si devono amare per forza?

E, infine, da dove viene quella tensione verso l’amore eterno che permane anche quando viviamo come un naufragio la solitudine e la separazione umana?

Il primo amore:

la decisione di nascere e il tuffo nel karma

Cari amici e gentili ascoltatori,

una buona serata a tutti. Per chi vive in Germania, l’amore per l’Italia aumenta quando ci si mette un’ora dalla Germania a Ciampino e due ore da Ciampino fino a qua! Gioisco profondamente di poter scambiare con voi pensieri su questo che è il tema di tutti i temi, perché ciò che noi intendiamo con la parola amore non è qualcosa che fa parte dell’esistenza, ma è il tutto. O qualcosa – un incontro, una persona, uno studio, un’osservazione nella natura – è amabile, oppure non serve a nulla. In un certo senso, non si può dire che l’amore sia un aspetto della vita: è il tutto della vita.

Io non intendo parlare dell’amore nel senso inflazionato degli ultimi tempi, nel senso, come si dice, “berlusconiano” della parola, e neanche nel senso “papalino” della parola, perché questi due significati dell’amore li conoscete, in Italia, non c’è bisogno che venga io dalla Germania per dirvi come Berlusconi intende l’amore o come il papa, la Chiesa cattolica, intende l’amore. Quello che mi riprometto di dirvi (se volete, con tutta presunzione, ma anche con tutta sincerità), è qualcosa che nella nostra cultura è assolutamente nuovo: a chi di voi è curioso di sentire cose nuove, garantisco che ne sentirà oggi, domani, dopodomani. Il dibattito, la discussione, che qui a Roma è sempre più importante della conferenza, serve a mettere in questione, a controbattere, a integrare, nel dibattito ognuno è libero di dire quello che vuole, ognuno di voi si riserva il diritto di esprimere i suoi pensieri.

Allora: che cos’è l’amore? che cosa si intende per amore?

Vi propongo di andare indietro, con il nostro pensiero, di settemila anni prima di Cristo, prima della svolta. Vi racconto (non mi chiedete: «Come fai tu a saperlo? mica c’eri novemila anni fa…», lo chiederete magari dopo, nel dibattito), vi racconto in che modo gli esseri umani di allora – in modo completamente diverso da oggi – entravano nella vita.

Un altro presupposto è che ognuno di noi ha vissuto settemila anni prima di Cristo e che ogni essere umano partecipa a tutta l’evoluzione dall’inizio fino alla fine. E tocca a voi rispondere alla mia domanda: e perché no? che motivi ci sono per donare a ogni essere umano soltanto un piccolo frammen-to dell’evoluzione? prima quell’uomo non c’è stato? … dopo non ci sarà?

Parto allora dal presupposto che ogni essere umano ci fosse, nel settemila avanti Cristo, ma la cosa importante è che prima di nascere, prima di tuffarsi come spirito dentro alla materia, dentro al corpo, ognuno di noi, in profonda sintonia con l’Angelo custode, faceva una specie di bilancio. (Se la termi-nologia che uso non vi piace, trovatene un’altra, non importa).

“Angelo” è quell’Essere il cui stadio di coscienza è di un gradino superiore a quello dell’uomo, per cui il gradino di coscienza angelica ha la capacità di avere uno sguardo d’insieme. Nella vita presente l’Angelo custode si ricorda benissimo dell’ultima vita, di due vite addietro e della vita ancora prima. Sia nello spirito dell’uomo che si incarnava, sia soprattutto nell’Angelo custode, c’era, prima di nascere, un fare un bilancio di tutto ciò che l’essere umano era diventato fino a quel punto, di ciò che si era conquistato, di ciò che aveva acquisito come capacità nella sua evoluzione intellettiva e nella sua evoluzione morale.

La grossa domanda in questo dialogo tra l’uomo e l’Angelo custode – ma mettiamoci anche l’Angelo di popolo (l’Arcangelo) e lo Spirito del tempo (o Archai) – riguarda il pianificare la vita a venire: sotto quale aspetto viene progettata?

Tenete presente che io intendo dire che tutto questo avviene ogni volta, è avvenuto per tutti noi prima che nascessimo. Però settemila, novemila anni fa si avevano, dopo la nascita, dei ricordi semicoscienti, sognanti di quello che era avvenuto prima. Ogni essere umano sapeva nel suo animo (non è che lo sapesse scientificamente), sentiva nel suo animo, era certo di essere vissuto come spirito prima di scendere giù. E aveva soprattutto ricordi semicoscienti del dialogo con l’Angelo custode.

La domanda fondamentale è: che cosa vuole l’uomo che s’incarna? Perché lo fa? Non sarebbe meglio restare nel mondo spirituale?

Ora stiamo andando indietro di novemila anni: l’essere umano sapeva di essere venuto nella vita umana per fare passi in avanti, per fare un altro grosso pezzo di strada nella sua evoluzione. Il motivo principale per lasciare il mondo spirituale e immergersi nel mondo della materia, è che nel mondo spirituale non c’è libertà!

E perché non c’è libertà nel mondo spirituale? Perché c’è una conoscenza assoluta, oggettiva di come stanno le cose. Quindi, il motivo per unirsi al mondo della materia è che, congiungendosi col corpo, la coscienza si ottenebra e dimentica tutto quello che si è vissuto prima.

Ed ecco che non sappiamo come stanno le cose fra noi e nostra moglie, nostro marito, i nostri figli, non sappiamo quali realtà karmiche di destino, quali forze reali ci siano. In una famiglia c’è tutto un mondo complessissimo di forze di destino che si chiamano karma.

Quando diciamo che due persone sono amiche, cosa intendiamo con “amicizia”? Significa che tra queste due persone c’è un’enormità di cose in comune: pensieri che si sono scambiati, sentimenti che sono stati vissuti insieme, esperienze che hanno fatto entrambi, non sono mica due pezzi di materia e basta! C’è tantissimo di misterioso, di spirituale, di sentimenti, di pensieri, e anche di ideali che aleggia intorno a queste due persone.

Oggi, in tempi di materialismo, tutta questa realtà invisibile noi la ignoriamo! Parliamo, sì, di amicizia, ma facciamo come se questa non fosse una realtà che veramente opera e incide, perché se ci domandassimo: ma cos’è un’amicizia nel senso reale della parola? Dovremmo parlare di qualcosa di sovrasensibile, di spirituale, di animico, che non è fotografabile.

Prima di nascere, particolarmente nel dialogo con l’Angelo custode, l’essere umano pianificava – e lo fa anche oggi, lo abbiamo fatto tutti noi, solo che non ne abbiamo coscienza –, poneva a base della vita un progetto, e in questo progetto erano previste, c’erano già, le forze perché avvenissero gli incontri, i rapporti fondamentali con le persone e gli eventi fondamentali della vita.

Prendiamo questi due aspetti della vita:

In ognuno di noi c’è l’Io superiore, il nostro vero Io, che è sovracosciente; noi nella coscienza ordinaria abbiamo un riflesso di questo Io superiore, e quindi la nostra coscienza ordinaria non sa di questo Io spirituale che ha scelto tutti questi rapporti, questi eventi.

Li ha scelti in base a che cosa? In base ad un cammino in avanti nella conquista del vero, nella conquista del bello, nella conquista del buono, in modo da diventare lui stesso, questo essere che si incarna, sempre più ricco, e arricchendo se stesso pone le condizioni per, in esuberanza, donare sempre di più agli altri.

L’inizio della vita era un assoluto amore alla vita, perché questa veniva progettata, voluta, amata nei suoi elementi più importanti, fatta in positivo, per evolversi in positivo: «… ma che bello!, quando avrò trent’anni mi verrà incontro quella persona, quando ne avrò quaranta avrò finalmente questa bella malattia che mi permetterà di conquistarmi certe forze che possono nascere soltanto così».

Viene allora stabilito tutto nei minimi particolari? Se l’Io superiore, l’Io sovraconscio, insieme con l’Angelo custode fissasse tutto nei minimi particolari non ci sarebbe libertà. Quindi questo amore assoluto per la vita – che pianifica, vuole e ama perché è tutta positiva – prevede soltanto gli eventi fondamentali e si riserva degli aggiustamenti a seconda di come si comporta l’io ordinario, la coscienza ordinaria.

L’Io superiore vuole assolutamente a quarant’anni una specifica malattia, però non può essere sicuro che la sua coscienza ordinaria, quando arriverà ai quaranta, ami questa malattia come la ama lui, può anche darsi che ne dica peste e corna; e questo è possibile, perché siamo liberi: ognuno è libero di arrabbiarsi quando si prende una malattia! L’Io superiore è sempre felice perché l’ha aspettata (“non sia mai che muoia a trentanove e mi manchi la cosa più bella della vita!”), non vedeva l’ora che questa malattia venisse per affrontarla e tirar fuori forze che si generano soltanto lottando per vincerla. L’io ordinario però, lo sappiamo benissimo, ha la libertà di arrabbiarsi, di non volerla.

La bellezza della vita sta nel fatto che, se prendiamo l’esempio di una malattia, nell’Io superiore c’è puro amore per essa perché la vede tutta in positivo. L’io inferiore può avere un disamore perché non la vuole, invece di farne il meglio la rifiuta e quindi costringe, sotto certi aspetti, il suo Io superiore a rincarare la dose, a trovarne un’altra, sperando che la seconda sia vissuta in positivo. La vita è fatta per evolversi e diventare sempre più ricchi, ma non si può diventare sempre più ricchi poltrendo, lo si può diventare solo combinando qualcosa, e anche affrontando situazioni un pochino difficili, perché il difficile non è cattivo, è difficile!

Diverse volte ho detto: l’Io sovraconscio ama, gioisce di tutto quello che avviene nella vita – perché l’ha voluto lui, l’ha pianificato lui come occasioni, una dopo l’altra, per crescere per capire sempre meglio il mondo, per approfondire le forze dell’amore – e il rapporto tra l’Io superiore e la coscienza ordinaria è come il rapporto tra i genitori e i bambini piccoli.

I genitori pianificano un fine settimana tutto nei minimi particolari, in modo che i figli non possano inserire nessuna variazione? No, se sono buoni genitori e li amano, diranno: noi decidiamo la cornice, gli eventi fondamentali; poi, a seconda di come stanno i bimbi – a seconda di come si comportano, a seconda di cosa godono o non godono – possiamo, all’interno di un fine settimana, anche cambiare delle cose. Se al sabato è previsto brutto tempo, si andrà soltanto un’ora alla spiaggia. Se invece salta fuori un sole bellissimo sarebbe un delitto passarci solo un’ora, così da un’ora che era stata pianificata ne escono fuori tre. Però il fatto che al sabato, anziché un’ora, si stia tre ore in spiaggia, non significa che siano i bambini a decidere della cornice. La decisione fondamentale resta quella dei genitori, loro hanno deciso che al lunedì si ritorna a lavorare, però all’interno di questa pianificazione fondamentale ci sono elementi più piccoli di variazione, lasciati alla libertà del bambino.

In un modo simile ognuno di noi nel suo spirito eterno, ancora prima di nascere, ha pianificato, insieme con l’Angelo custode, i fattori, gli eventi, gli incontri fondamentali della vita; però ognuno di noi, all’interno di questo piano, ha lasciato tante possibili modificazioni, aggiustamenti che vengono fatti a seconda di come la coscienza ordinaria reagisce. E, vi dicevo, se la coscienza ordinaria quando arriva una malattia ne dice peste e corna, anziché benedirla, anziché amarla per farne il meglio, allora l’Io superiore dice: troviamo un’altra malattia e speriamo che la seconda volta funzioni.

Quindi il concetto è anche che l’esistenza sarebbe molto più amabile – stiamo parlando di amore alla vita – se riconquistassimo la coscienza del fatto che prima di nascere ognuno di noi l’ha amata, la sua vita, ha deciso lui o lei di nascere in quel popolo, di avere quella lingua materna, di avere quei genitori e non altri, di avere quegli amici, quegli incontri. Nella misura in cui imparassimo ad amarla come la amano l’Angelo custode e l’Io superiore, ci risparmieremmo un sacco di passate difficili aggiuntive, alle quali l’Io superiore è costretto a ricorrere per il fatto che noi perdiamo dei colpi in ciò che ci viene offerto dal destino.

Naturalmente nel concetto di amore alla vita, che è tutta positiva, il senso è sempre e solo di arricchire l’essere umano, di arricchirlo nella sua mente che va alla ricerca del vero, di arricchirlo nel suo cuore che vuole approfondire e rendere sempre più incandescenti le forze dell’amore, di arricchirlo nelle forze di volontà che lo rendono capace di ingaggiarsi a servizio dell’umanità per portare avanti tutti gli esseri umani.

Allora su questa vita – che è oggettivamente, veramente tutta positiva –, la domanda che si pone è: perché la coscienza moderna ha messo due paraventi, la nascita e la morte, all’inizio e alla fine?

È una cosa immane, micidiale!, nell’evoluzione della coscienza umana non c’è mai stata una umanità come quella d’oggi che non sa più nulla di ciò che c’era prima della nascita, e non sa quasi nulla (a parte un po’ di speculazioni sull’immortalità dell’anima) di ciò che c’è dopo la morte. E perché la coscienza moderna si è chiusa in questo arco che abbraccia il tempo fra la nascita e la morte?

Perché qui c’è il mondo della materia, che è l’unico mondo, l’unica realtà che l’uomo d’oggi conosce. Prima della vita non c’è la materia – non c’è il corpo quindi per l’uomo non c’è la materia – e dopo la morte non c’è la materia: dopo la morte è faccenda di pura speculazione e prima della nascita è ugualmente faccenda di pura speculazione.

Ce lo siamo detti diverse volte: secondo la neurobiologia sono le strutture del cervello, la mistura dei geni nel cervello a decidere, alla nascita, di tutti i contenuti di coscienza dell’uomo.

La religione si è tuffata anche lei in questo abisso di materialismo, la religione occidentale – quindi il cosiddetto cristianesimo che in fondo è l’opposto del cristianesimo vero – è diventata talmente materialista che ha fatto sorgere nell’umanità il pensiero del tutto errato che l’essere umano consta soltanto di corpo e di anima, lo spirito è sparito dalla coscienza umana. E poi l’altra affermazione – che nega ogni religiosità, nega ogni barlume di coscienza del divino, della realtà dello spirito –, l’altra affermazione dice: quest’anima non può esistere prima che ci sia il corpo, viene creata in concomitanza, con l’atto del concepimento.

Presupposto assoluto perché la divinità possa crearci un’anima è che – così si dice – ci sia un primo sorgere materiale attraverso il congiungimento, l’atto di fecondazione tra l’elemento maschile e l’elemento femminile. Quando comincia ad esserci un primo sostrato materiale allora la divinità può crearci un’anima!

Ho spesso detto che questa affermazione è profondamente materialistica, nel senso che se noi fossimo sinceri, se avessimo una minima onestà intellettuale dovremmo dire che se l’anima di cui si parla non può esistere senza che ci sia il corpo, allora l’esistenza di quest’anima è in tutto e per tutto dipendente dal corpo! (Come poi concretamente questo avvenga non ce lo dice nessuno; una scienza dello spirito che sta nascendo nell’umanità comincia ad articolare ora il complesso rapporto tra corpo, anima e spirito).

Se alla porta della nascita quest’anima non può esistere prima che cominci a crearsi il corpo, non è intellettualmente onesto dire che la stessa anima possa esistere senza il corpo dopo la morte. Se tutto questo è veramente pensato fino in fondo comporta che la libertà è un’illusione e che tutta la moralità è un fariseismo assurdo; perché se persino la religione è dell’idea che l’anima non può esistere senza il corpo è chiaro che tutto ciò che avviene nell’anima dipende da ciò che avviene nel corpo.

Quando gli esseri umani – che siamo noi, cinque, sei, settemila anni addietro – ancora sapevano di venire dal mondo spirituale, sapevano addirittura che ogni spirito umano crea, architetta, costruisce il suo corpo, soprattutto il cervello, in un modo del tutto individuale, per poter pensare in un modo del tutto individuale. Quando l’umanità che siamo tutti noi sapeva che ogni essere umano viene sulla Terra con un piano di vita tutto positivo, con un amore alla vita assoluto, cosa risultava nel corso della vita?

Da questi ricordi, divenuti sempre più fievoli – che però c’erano, e la religione serviva proprio a mantenerli vivi –, fino a cento, duecento anni fa nasceva ancora una spontanea gioia di vivere, che nel nostro tempo è sparita.

Uno degli aspetti culturali, socio-psicologici se volete, più fenomenali dell’umanità moderna è che questa naturale gioia di vivere viene meno in sempre più persone. E questo accade proprio perché non c’è più nessun ricordo, non c’è più nulla che ci aiuti a sapere che alla base della vita c’è un amore che l’ha voluta coscientemente, l’ha pianificata, l’ha architettata in tutti i particolari. Il mio corpo, l’ho addirittura costruito io!, l’ha costruito il mio spirito. E ci troviamo di fronte alla domanda culturalmente fondamen-tale: qual è il senso di questa gioia di vivere spontanea, data per natura, dell’anima dell’uomo?

Lo spirito dell’uomo vive prima della nascita questo grandissimo amore alla vita, la sa tutta positiva. Durante la vita l’anima, la coscienza ordinaria, un tempo viveva gioia spontanea perché aveva ancora la capacità di vivere la vita maggiormente dal lato positivo: la gioia di vivere la si può sentire, la si può vivere soltanto nella misura in cui, nell’insieme, la vita è più positiva che negativa (quando la vita comincia a sembrarci più negativa che positiva non si può parlare di gioia di vivere!).

Quindi ci troviamo di fronte a questa evoluzione sia dello spirito, che è sparito, sia dell’anima che è diventata orfana dello spirito. Non avendo più nessun ricordo di quello che ha fatto lo spirito pianificando, amando questa vita, volendola in tutta la sua positività, l’anima ha perso sempre di più la gioia del vivere che era il riflesso nel cuore di questa positività della vita. Noi ci troviamo ora culturalmente con la domanda: qual è il senso della vita?, perché il senso positivo della vita viene sentito spontaneamente sempre di meno.

Molti dicono addirittura che la vita non ha nessun senso e questo sottolinea il fatto che ci troviamo ad una soglia del divenire dove l’essere umano deve riconquistarsi il senso positivo della vita. Quella gioia di vivere è venuta meno, perché l’amore alla vita, il ricordo – una forma di consapevolezza del fatto che io sono uno spirito che l’ha voluta, l’ha architettata, ha voluto il corpo così com’è anche nei suoi malesseri –, tutto questo è andato perso.

Essendosi chiusa la coscienza umana tra queste due porte, la nascita e la morte, è sorta una morale contro l’uomo; l’umanità moderna conosce soltanto una morale che è tutta contro l’uomo, e perciò immorale.

E qual è questa morale? L’unica che noi conosciamo! A partire da Immanuel Kant (soprattutto nel nord della Germania è ancora in auge) questa morale, l’unica che conosciamo dell’umanità che si ritiene emancipata, questa morale contro l’umano, è – permettetemi di dirlo – la morale del dovere.

Poveri noi…! La morale del dovere è la cosa più immorale che ci sia: non esiste per l’uomo qualcosa che deve, perché l’uomo, lo spirito umano, il bene, il bello e il buono lo vuole, lo ama! Avendo perso la capacità di volere e di amare tutto il bello, tutto il buono e tutto il vero dell’esistenza, ci siamo costretti a una morale del dovere. L’uomo è messo in trappola, in gabbia! A chi serve questa morale? Soltanto al potere.

Può darsi che ci siano tre o quattro benpensanti qui in sala, e che dicano: ma quello sta esagerando! Adesso io chiedo a tutti (anche a loro): c’è qualcuno qui che onestamente, sinceramente è convinto che è giusto che ci sia qualcun altro che gli imponga dei comandamenti, delle leggi? Chi è che stabilisce i doveri dell’uomo? Chi stabilisce le leggi? Sono tutti uomini!

Anche un Mosè che riceve le dieci Leggi – il decalogo, forse ne parleremo domani –, supponiamo che i cosiddetti dieci comandamenti siano dieci vie dell’amore…, soltanto così hanno senso, sennò a che mi servono? Hanno senso soltanto se sono dieci cose belle, vere, buone, che io posso amare; e se sono belle, vere e buone le voglio, le voglio, le voglio! (Mica le devo!) L’essere umano deve soltanto ciò che non vuole, perché se lo vuole, non ha bisogno di doverlo, lo vuole!

L’assurdo della morale del dovere è che l’essere umano non vuole il bene, quindi deve essere costretto a farlo.

Ciò che l’uomo fa perché lo deve, non può farlo perché lo ama, se lo fa perché lo ama non lo fa perché lo deve: amare una cosa e dovere una cosa si escludono a vicenda.

Io questa sera sto esprimendo dei pensieri in modo estemporaneo, non si può essere sistematici in cose così grosse e profonde. Stiamo parlando dell’amore alla vita, a tutto quello che di bello, di vero, di grande, di buono essa porta in sé; l’amore a tutte le persone che fanno parte della mia esistenza, l’amore a tutti gli eventi, agli accadimenti che ne fanno parte.

Ci troviamo di fronte a quest’affermazione: abbiamo appurato, abbiamo constatato – per lo meno lo avete sentito dire da me, poi magari potete metterlo in questione – che la chiusura dell’ambito di coscienza fra nascita e morte ha fatto sorgere una morale del dovere…, ma nessun essere umano questa morale la può amare!, ogni essere umano non può che rifiutarla, perché è disumana. La morale del dovere esclude l’amore, quindi esclude l’umano.

È una cosa incredibile, una cosa assurda!, è soltanto perché noi viviamo così indifferenti, perché siamo distratti da un sacco di cose che non ci accorgiamo di questa enormità nell’umanità d’oggi. Questa morale del dovere, o noi la supereremo culturalmente nel cammino della coscienza, la supereremo in assoluto e proprio la faremo sparire, e allora riconquisteremo l’amore, oppure non ci sarà più possibile vivere l’amore. Una morale del dovere esclude l’amore e una morale fondata sull’amore deve superare il dovere.

E come si fa? Ho posto la domanda prima: perché non abbiamo più coscienza del fatto che ognuno di noi era, ed è, uno spirito singolo fatto di intelletto e di volontà capace di pianificare, di volere liberamente, di amare le cose?, che ognuno di noi si è costruito il suo corpo, così com’è, nei minimi particolari, amandolo così com’è, non volendolo per nulla fatto diversamente?

Perché abbiamo perso di vista il fatto che questo spirito che sono io, che è sovraconscio rispetto alla mia coscienza ordinaria, ama tuttora – oggi, domani, ieri – tutto quello che avviene nella mia vita perché l’ha voluto e lo vuole lui come occasione privilegiata di crescita? Perché questo impoverimento della coscienza? Perché questa chiusura mentale che vede l’uomo comparire soltanto alla nascita e sparire alla morte?

Il motivo, fondamentale – un motivo pieno di amore per l’uomo – per cui la sapienza che c’è sempre stata è sparita, è che il vuoto, la paura di fronte a questa esistenza (che sembra senza senso perché il “prima” e il “poi” non li conosciamo più) è una provocazione d’amore per l’individuo; e gli dà la possibilità di riconquistarsi la conoscenza di come stanno le cose in un cammino individuale e libero.

O tu, essere umano, come individuo, nel tuo amore individuale, nel tuo cammino di conoscenza, nel tuo eros conoscitivo ti dai da fare per riscoprire la verità, oppure non ti sarà più dato di amare la vita, perché sarai costretto a una morale del dovere.

L’essere umano non sa più che lui è uno spirito eterno che ha pianificato la vita per viverla in positivo e la morale del dovere ci testimonia una grande paura dell’uomo: se in questo mondo della materia non ci fossero le leggi, qui, dove conosciamo soltanto la materia, resterebbe soltanto l’arraffare ognuno più che può in campo di soldi, in campo di cose materiali. Resta soltanto la guerra di tutti contro tutti, quella che Charles Darwin chiamava la lotta per l’esistenza. E quindi questa morale del dovere è come uno shock terapeutico, una specie di terapia di paura di fronte al fatto che gli esseri d’oggi, conoscendo soltanto il mondo della materia, sono condannati a trattarsi sempre più disumanamente nel loro rapporto gli uni con gli altri. Sappiamo però che non ha futuro, l’essere umano non può che rifiutarla, anche se per un certo periodo di tempo è riuscita a catturare gli animi: con la punizione, in base alla punizione.

Lo Stato ti manda in galera, la Chiesa ti manda all’inferno, la galera è l’inferno dello Stato e l’inferno è la galera della Chiesa, sono tutti e due strumenti fondamentali per dar forza a questa morale. In chiave di Stato, stabiliamo le leggi insieme, e una persona che non vuole andare in prigione, sta alle leggi e poi può fare quello che vuole. La variante religiosa è: «Guarda che se non stai in riga, se non fai il tuo dovere, vai all’inferno!». Abbiamo sempre più persone che prima di tutto non sono sicure che veramente ci sia l’inferno e poi non gli interessa più di tanto se dopo la morte si va a finire là.

L’unica soluzione che ci porta in avanti è la conoscenza oggettiva dei fatti, e io vi ho accennato a come vedo le cose. Però come fa a diventare così per ognuno di noi qui in sala? Eventualmente, se le cose stanno come vi ho detto (che ognuno di noi nel suo spirito ama la vita e la vita è tutta positiva, gioisce di tutti gli eventi, di tutti gli incontri soprattutto di quelli più difficili), come faccio io prima di tutto a sapere se le cose stanno veramente così?

E come faccio a trasformare la convinzione in una forza del cuore riconquistata da me (dopo che l’ho persa) liberamente e individualmente?

Supponiamo che io mi riconquisti la convinzione che ogni essere umano partecipa a tutta l’evoluzione degli esseri umani con diverse vite sulla Terra, e che ogni vita ha il senso di far fare dei passi, bellissimi passi!, in avanti in tutti i campi dell’umano. Ma come faccio, prima di tutto, ad appurare che le cose stanno così? E in secondo luogo, come faccio a trasformare questa conoscenza in forze del cuore per cui non ho più bisogno della morale del dovere? perché il bene diventa ciò che io profondamente, sinceramente voglio, diventa ciò che amo, diventa quell’umano che mi sono riproposto di favorire in me stesso e per riflesso in tutte le persone che mi sono accanto.

Per sapere come stanno le cose, l’uomo d’oggi (proprio perché non sa come stanno le cose), deve cominciare con lo studiare, deve occuparsi di testi; la scienza dello spirito inaugurata da Rudolf Steiner è fondamentale perché è l’unica nell’umanità moderna che veramente articola in tutte le direzioni queste domande basilari. Si tratta prima di tutto di un cammino di conoscenza – però mio!, per ognuno deve essere il suo cammino –, deve leggere e farsi pensieri suoi: mi convince o non mi convince? Deve fare i nessi con ciò che legge: come si presenta la vita?, come viene vissuta la vita?, e dopo la vita c’è l’inferno e il paradiso oppure c’è un’altra vita, e quante sono?

Quindi intendo dire che all’uomo d’oggi, se vuole superare questa morale immorale, disumana del dovere, incombe un cammino che si riconquista la conoscenza, e in base a questo si riscopre come spirito individuale eterno, si immedesima nell’Io spirituale, l’Io vero, sempre di più e comincia a vedere la vita con l’occhio del suo Io superiore. E di necessità, di conseguenza, si meraviglierà di come comincerà ad amare sempre di più questa vita, a vederla bella, a vederla tutta positiva, a vederla buona, a vederla piena di verità. Perché è fatta, proprio apposta, su misura per ognuno! Tutti gli incontri, tutti gli accadimenti della mia vita sono fatti apposta per me, sono come un abito cucito su misura per darmi l’occasione di andare avanti nel mio cammino intellettuale, nel mio cammino morale.

Questo impegno di ricerca scientifico-spirituale, di studio – le cose vanno anche studiate, sono complesse –, di conoscenza, queste convinzioni diventano allora una forza morale. Una forza che fa vedere e fa vivere la vita come la vive l’Io superiore rendendola talmente amabile, degna d’amore, positiva, tanto da trasformare persino le sofferenze, quelle che non sarebbero necessarie e che nella vita sorgono perché la coscienza ottenebrata non svolge in positivo tante cose. Potremmo risparmiarci – e questo è anche un risvolto molto bello – i raddoppiamenti di malattie, di situazioni difficili nella vita, perché già in partenza ogni cosa anche ardua la vedremmo in positivo e avremmo le forze per trasformarla e viverla al meglio.

Termino queste riflessioni con un accenno al triplice amore del bambino piccolo, perché lì c’è ancora una misura di spontaneità, una misura di natura che poi si perde nel corso della vita. Quali sono i tre amori, le tre realtà del bambino piccolo? Ognuno di noi è stato bambino piccolo, quindi facciamo un esercizio di anamnesi, però abbiamo bambini anche attorno a noi, e quindi lo vediamo, che ci sono tre aspetti fondamentali che distinguono in assoluto l’essere umano dall’animale. L’uomo non li porta già dalla nascita con sé, perché devono venire acquisiti in modo individualizzato, in un modo che deve essere diverso da persona a persona.

Queste tre realtà sono:

Queste tre caratteristiche, queste tre dinamiche contraddistinguono in assoluto e distinguono l’essere umano dall’animale. Si dice che la scimmia imiti in un certo senso la posizione eretta, oppure si dice che anche gli animali abbiano un linguaggio. Io parto dal presupposto che il linguaggio umano sia diverso in assoluto da ogni tipo di comunicazione degli animali, che viene impropriamente chiamato “linguaggio“: l’uso proprio delle parole è importante, se usiamo la stessa parola per due fenomeni completamente diversi creiamo soltanto confusione. Non parliamo poi dei tentativi di dimostrare che anche gli animali sanno pensare! Ciò che fanno gli animali sarà, in un certo senso, paragonabile al pensare, però, se prendiamo il pensare umano, ciò che fanno gli animali di analogo è talmente diverso che usare la stessa parola è soltanto un creare confusione, bisognerebbe usare tutt’altre categorie.

Constatiamo nel bambino un amore viscerale nel potersi alzare (una forza che lo rende capace di stare in piedi senza cadere giù e di camminare), poi una gioia, un amore incredibile al parlare, al comunicare e infine una gioia del pensare dove le parole vengono trasformate in concetti.

Nell’ergersi e nel camminare l’essere umano diventa capace di orientamento, e questo orientamento gli dà la capacità di camminare, di volgere i suoi passi per portarlo in tutti i luoghi dove deve vivere qualcosa, dove c’è un evento che fa parte della sua vita.

Quando due persone s’incontrano a trent’anni per la prima volta, quanti passi hanno compiuto? Miliardi! Dalla prospettiva del loro Io superiore nessuno di questi è stato compiuto a caso. C’è stata una regia, nella coscienza dell’Angelo custode e dell’Io superiore era presente il fatto che ognuno di questi, non un passo prima e non un passo dopo, avrebbe portato nel trente-simo anno i due spiriti ad incontrarsi.

L’amore viscerale che c’è nel bambino che sta ritto in piedi e che cammina ci evidenzia l’amore che ognuno di noi nel suo spirito ha per tutti i passi che compiamo nella vita. La nostra coscienza ordinaria non ha la capacità di coglierli tutti all’interno di una pianificazione, di un disegno che lo rende pieno di significato, essa coglie ogni evento come casuale.

Adesso immaginiamo come noi potremmo amare ogni nostro movimento se sapessimo che ognuno viene volutamente, coscientemente compiuto dall’Io superiore per arrivare in quel posto, per arrivare a quell’incontro, per vivere quell’evento che sarà importante per lui. Nessun passo nella vita di un uomo avviene a caso, tutti vengono amati profondissimamente dall’Angelo custode, dall’Io superiore, dalla coscienza dello spirito eterno come un avanzare nell’evoluzione della mente e del cuore dell’uomo. L’andatura è solo mia, e mi porta là dove c’è da percepire qualcosa: in questo camminare e amare ogni passo nel suo significato individuale c’è il mistero del karma.

Il bambino impara a parlare, cosa ci dice la sua gioia, il suo amore al linguaggio? Essere uomini significa comunicare, il linguaggio è comunicazione, l’interiorità di un individuo si sprigiona, si esprime attraverso la parola e l’altro coglie frammenti della sua interiorità, poi, a sua volta, esprime qualcosa che lui ha dentro. Parlare è sempre un palesare, un manifestare qualcosa che alberga all’interno per portarlo incontro all’altro.

Il bambino, che cosa può amare di più bello della capacità di linguaggio, di comunicazione? Immaginiamo quanto ognuno di noi deve nel suo cammino evolutivo, nella sua crescita, alla comunicazione, a ciò che il cuore dice al cuore, a ciò che l’animo confida all’animo. Lo spirito dell’uomo ama visceralmente il linguaggio come luogo non solo di comunicazione ma come luogo di reciproca spinta ad arricchirsi: ciò che l’altro mi porta incontro mi arricchisce sempre e comunque. E ugualmente fa ciò che io gli porto incon-tro, se lui è capace di coglierlo nella sua unicità, nel suo contenuto nuovo.

E mentre i passi che sono diversi in ognuno ci individualizzano all’in-finito, così il pensare universalizza l’essere umano. Pensare una cosa significa diventare uno con la cosa, il pensare è l’organo assoluto della comunione, ciò che un uomo capisce è ciò che un uomo è. Ognuno di noi è diventato ciò che ha capito, ognuno di noi è ciò che ha capito, ognuno di noi è ciò che ha pensato.

Questo mistero della comunione nel Logos, nell’oggettività delle cose, che ci sintonizza sull’oggettività del reale, è il terzo grande amore del bambino, quando comincia a trasformare le parole in concetti, quando si stacca sempre di più dalla percezione e gli resta il concetto di una cosa.

Questi sono i tre grandi amori del bambino che noi viviamo all’inizio della vita. Se è vero che quello che si manifesta all’inizio della vita nel bambino piccolo è il riflesso di ciò che è avvenuto prima della nascita – perché il bam-bino è uno spirito eterno che due, tre anni prima era nel mondo spirituale –, allora cosa ha vissuto nel mondo spirituale?

Un camminare, un orientarsi tra Essere ed Essere, essendo uno spirito in un mondo di Esseri spirituali: ognuno di noi prima di nascere sapeva orientarsi, sapeva che quello è un Angelo, un Arcangelo, un Diavolo, un Cherubino, un Serafino…. Orientarsi nel mondo significa saper distinguere un uomo dall’altro, quindi l’orientamento nel mondo spirituale presuppone una infinità di Esseri spirituali che vengono conosciuti ognuno nella loro caratteristica individuale. Questo orientarsi in un mondo di spiriti singoli il bambino lo porta sulla Terra e si esprime nelle forze di conquistare la posizione eretta, di camminare. Dove va il bambino? Sempre e solo dove lo orienta il suo spirito eterno, nessun passo di un bambino avviene a caso, ogni passo del bambino è orientato dal suo spirito.

La parola, il linguaggio è il riflesso all’inizio della vita terrena di un colloquio, di un linguaggio che avveniva nel mondo spirituale tra Essere spirituale ed Essere spirituale. Prima di nascere c’era questo dialogo con l’Angelo custode: la prossima volta che faccio? in quale popolo vorrò nascere? chi saranno i miei genitori? quanti anni voglio vivere? Di questo esprimersi e accogliere le parole dell’Angelo custode, di questo colloquio spirituale, il riflesso sulla Terra è il linguaggio umano dello spirito che parla con l’altro spirito, dell’anima che parla con l’altra anima.

Infine ogni essere umano prima di nascere vive la logica, i pensieri posti alla base del mondo quali pensati dal Logos. Quello che i cristiani chiamano il Cristo, il Vangelo di Giovanni lo chiama Logos: il pensatore divino. Cosa ha pensato questo pensatore divino? Il mondo. Il mondo è la logica degli spiriti divini, la logica diventata percepibile per dare all’essere umano la capacità, la possibilità col suo pensare di riconquistarsi questa logica, questi pensieri divini.

Il bambino piccolo con l’amore per il camminare, per il parlare e per il pensare ci fa ri-innamorare della vita e dà a ogni adulto che rifletta – poi i risvolti sono infiniti, una scienza dello spirito che tratti questi fenomeni nei minimi particolari va all’infinito – la possibilità di riconquistare l’amore per la vita, il primo amore di cui parla l’Apocalisse. Ci dà la possibilità di vivere la vita nel senso positivo, nella sua bellezza, nella sua verità e nella sua bontà come tutta pianificata, tutta voluta e tutta amata per far compiere passi in positivo che conducono l’essere umano sempre più avanti e lo rendono sempre più ricco per sé e per gli altri.

Contenuti del Cd audio allegato:

Conferenza 1 – Il primo amore:

la decisione di nascere e il tuffo nel karma

Conferenza 2 – M’ama o non m’ama?

gli enigmi dell’innamoramento e dell’eros

Conferenza 3 – Cerco in te ciò che io non sono

siamo distinti ma non distanti

Conferenza 4 – O amo tutti o non amo nessuno

”Amor che ne la mente mi ragiona”

(Dante, Convivio, III)

Conferenza 5 – L’amore eterno

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