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Pietro Archiati

L’Apocalisse

Seminario tenuto a

Santa Certa dal 5 all’11 luglio 1993

Trascrizione non rivista dall’autore.

Indice

Pietro Archiati Seminario su “L’Apocalisse” tenuto a
Santa Certa dal 5 all’11 Luglio del 1993

Vorrei fare una specie d’introduzione sul senso dell’Apocalisse e di ciò che è apocalittico e magari, poi, questa sera facciamo un giro per vedere le aspettative e i desideri delle persone, in modo da orientarci un po’ meglio. Questa mattina alcuni pensieri fondamentali sull’Apocalisse come dimensione della vita, in un certo senso. L’iniziazione, prima di Cristo, aveva un carattere diverso da quello che ha l’iniziazione dopo il Cristo, nel senso che la venuta del Cristo ha comportato una svolta evolutiva. Dopo questa svolta praticamente tutti i fattori della conduzione dell’umanità e anche dei processi di natura, acquistano un carattere del tutto diverso, e cioè l’elemento, l’aspetto fondamentale della venuta del Cristo è l’inserirsi nella Terra, in tutti gli elementi, in tutte le componenti della Terra e, quindi, anche dell’umanità, della dimensione della libertà, della dimensione dell’Io, della dimensione dell???individualità singola, spirituale. Già ieri sera accennavo a questo fatto fondamentale che, per dirla in termini tradizionali, c’è stato in primo luogo l’operare del Padre, il Padre cosmico se vogliamo, e questo operare del Padre rappresenta una specie di fondamento, una specie di sostrato, una specie di presupposto per l’evento della libertà, per l’evento dell’individualità, per l’esperienza dell’Io, perché ogni forza ha bisogno di una controforza per potersi esprimere.

In che modo si esprime la libertà, l’individualità? Nell’interazione con ciò che non è individuale, con ciò che non è libero, creandosi spazi di libertà sempre più ampi, vincendo la non-libertà, quindi in questo lavorio di strappare ai meccanismi di natura ciò che appartiene ai meccanismi per renderlo libero, cominciando da ciò che ci è più vicino, per esempio dal modo di operare della corporeità in noi. Ci sono due modi fondamentali di rapportarsi alla corporeità: un modo fondamentale consiste nel lasciare che le leggi del corporeo dominino, siano esse a decidere ciò che avviene dentro di noi; un altro modo fondamentale è di prenderle in mano e gestirle, e questo vale per tutti gli aspetti del corporeo, la sfera degli istinti, dei bisogni, degli impulsi, delle brame, che sorgono da ciò che è corporeo. In questo senso il concetto del male, anche il concetto del peccato, cambia totalmente in chiave di scienza dello spirito, perché l’interpretazione tradizionale della realtà corporea, non avendone sufficientemente compresa la fondamentalità per lo sviluppo della libertà, ha avuto la tendenza a condannarla in toto, ma la realtà corporea è un fatto di natura, soltanto la libertà, l’uso che la libertà ne fa può andare in senso positivo o negativo; quindi c’è stata questa tendenza moralistica di condannare la realtà corporea come tale, nelle sue manifestazioni. Nella scienza dello spirito invece il criterio della moralità non è una realtà oggettiva, il criterio della moralità è la libertà, cioè “buono” è per l’essere umano tutto ciò che mi consente di realizzare con maggior pienezza la libertà del mio Io, e moralmente cattivo, quindi peccaminoso in senso vero e proprio, è tutto ciò che mi rende meno libero. Il criterio del bene e del male quindi non è più sancito da un’autorità esteriore che stabilisce che cos’è bene e cos’è male, non c’è più nulla che è di per sé bene o male, soltanto tramite l’essere umano tutte le cose divengono buone, se favoriscono la crescita della libertà, e sono cattive se, invece, diminuiscono la libertà individuale. Questo nuovo criterio non è facile, poichè non è semplice rendersi conto in tutti i minimi particolari di che cosa significhi essere più o meno liberi, che cosa mi rende più individuale e che cosa mi rende meno individuale, che cosa approfondisce la qualità del mio Io e che cosa annega l’Io nell’anima di gruppo o in ciò che è ancora prima dell’Io: quindi, l’applicazione di questo criterio non è facile, però come linea di principio, come orientamento fondamentale, questo criterio è di un’importanza essenziale.

Anche per l’Apocalisse il pensiero fondamentale è che noi, dopo il Cristo, abbiamo a che fare con i misteri della volontà, cioè con i misteri della realizzazione dell’essere; prima del Cristo si trattava di conoscere il reale, così come lo hanno architettato le gerarchie spirituali, che ci hanno preceduto, con la venuta del Cristo si tratta di afferrare l’impulso dell’Io e di realizzarlo, quindi l’iniziazione è proiettata verso l’avvenire, verso la realizzazione totale dell’Io umano, della libertà umana, e Steiner sottolinea proprio il fatto che prima del Cristo si parlasse di “iniziazione”, initiatio, la parola latina ci dice che era un ritornare all’inizio, quindi l’iniziazione era un entrare dentro ai mondi spirituali per comprenderne le scaturigini, per comprenderne le dimensioni impresse nel cosmo fin dall’inizio dalle gerarchie spirituali che ci hanno preceduto. Nell’Apocalisse si tratta di cogliere le dimensioni realizzabili dell’Io, i misteri di ciò che è possibile all’essere umano, quindi va letta in questa chiave positiva, tanto più che vedremo come l’apocalista ci pone di fronte all’abisso dell’evoluzione, in senso molto forte, con capitoli interi che parlano dell’abisso dell’evoluzione, perché, senza la possibilità dell’abisso la libertà non c’è. Ma la prospettiva fondamentale è del tutto positiva, nel senso che si tratta delle dimensioni che ogni essere umano nella sua evoluzione di Io, di individualità spirituale, può conseguire, grazie alla venuta del Cristo. In un certo senso Giovanni l’apocalista ci ha dato due documenti fondamentali: un documento che riguarda i misteri della svolta della storia, il Vangelo, un documento che riguarda i misteri della metà, del centro; e un documento che riguarda i misteri del compimento, di come l’evoluzione sarà man mano che si avvicina questo compimento. Congiunto con questo è il fatto che, prima di Cristo, soprattutto la spiritualità dell???Oriente, non aveva ancora sostanzialmente le forze dell’Io, perché non erano ancora entrate nella Terra tramite il Cristo. La spiritualità dell’Oriente si orientava, era intrisa di una nostalgia verso il passato. Ancora oggi, devo ripensare ai tanti colloqui che ho avuto con i monaci buddisti quando ero nel Laos, dove si parlava appunto delle dimensioni fondamentali del cristianesimo, del buddhismo e dell’induismo: il punto fondamentale sul quale di fatti non riuscivamo a concordare era la realtà dell’Io, nel senso che per le religioni orientali l’Io è la grande illusione, l’essere umano si illude di essere un Io a sé, e il cammino spirituale, la crescita, consiste proprio nel rendersi conto di questa illusione e nel superarla.

Il buddhista ortodosso, l’induista ortodosso... naturalmente c’è tanta eterodossia dovuta al fatto che in due millenni di evoluzione dopo il Cristo tanti elementi cristiani si sono infiltrati, ed è chiaro che anche in India l’uomo che nasce oggi sente una certa aspirazione all’individualità, a decidere lui e non a lasciar decidere soltanto dal di fuori, però ha tradizionalmente una dottrina, una religione che gli parla, che gli dice che l’Io è la più grande illusione che ci sia, quindi entra in conflitto lui stesso, fa dire al buddhismo e all’induismo ciò che essi, in quanto ortodossi, sorti molto tempo prima di Cristo non possono dire. C’è quindi un miscuglio tra ciò che sarebbe buddhismo, induismo, ortodossi, quindi grandi controversie nell’Oriente stesso tra coloro che si rivolgono maggiormente all’ortodossia, che è nei testi, e il portato di tutta l’evoluzione successiva, che imprime in ogni essere umano un maggiore carattere di individualità. Se però restiamo in campo ortodosso, l’Io è la grande illusione, l’essere umano non è un’individualità spirituale a sé, indipendente: questa affermazione è, naturalmente, di una fondamentalità enorme perché l’essenza del cristianesimo è proprio l’impulso dell’Io, l’impulso dell’Io come “spada a doppio taglio1”. Vedremo che l’Apocalisse attribuisce una grandissima importanza a questa “spada a doppio taglio” del figlio dell’uomo: la “spada a doppio taglio” è la spada dell’Io, la spada della libertà, la capacità di gestire in proprio il vero e il falso, il bello e il brutto, il bene e il male, questa capacità di tagliare, di sceverare. Questa spada non è soltanto a doppio taglio ma è tagliente, tagliente nel senso che bisogna saper distinguere in un modo netto, taglia netto, non taglia così come quando si taglia il pane che il taglio non è netto e saltano fuori più briciole che la fetta di qua e la fetta di là, il taglio è netto, quindi non resta nulla lì in mezzo, o di qua o di là. Questo taglio netto significa, per quanto riguarda la verità, che non esiste una verità che ha un po’ di errore, e che non esiste nessun errore che ha un po’ di verità; ci può essere un’affermazione che, da un certo punto di vista è vera e da un altro punto di vista è falsa, ma allora bisogna conoscere il punto di vista, e riguardo a questo punto di vista è tutta falsa o tutta vera. In altre parole, la verità e l’errore non hanno nulla in comune perché sono due opposti, quindi il taglio è netto, e l’unica spada in grado di operare questo taglio così netto, così preciso è il pensiero, il pensare, altri strumenti non ce ne sono.

Intervento: E il compromesso?

Archiati: II compromesso non è il pensiero, il compromesso si fa nella sfera operativa, si viene ad un compromesso circa l’operare, ma non su ciò che è vero.

Quindi per quanto riguarda la verità e l’errore, la verità non ha nulla in comune con l’errore, e l’errore non ha nulla in comune con la verità, e questa forza di tagliare netto, guardate che ÑxÚj, la parola greca, Oxus, è proprio questa inesorabilità, questa precisione, dove la forza pensante diventa sempre più precisa2.

Quale sarebbe la spada a doppio taglio ottusa non affilata? Dove si fanno affermazioni generali, in linea di massima può essere giusto ma è giusto in questo caso qui, ma poi è sbagliato in quel caso lì, ecco questo è il punto di partenza del pensiero: di una non sufficiente capacità di distinguere. Un genio della distinzione erano non soltanto gli scolastici, che avevano questa capacità di distinguere e sottodistinguere, ma anche Rosmini, che ha coniato tante parole italiane proprio dovendo distinguere e sottodistinguere, leggendo Rosmini con tutta la sua teosofia si fa l’esperienza di questa arma affilata, che taglia nel modo più preciso (questo concetto qui si può distinguere in altri due concetti, e poi questo qui, di nuovo, in altri due concetti che hanno una sfumatura diversa, cioè il pensiero diventa sempre più cesellato): vedremo che questa spada a doppio taglio è, fin dall’inizio, una delle qualità fondamentali del figlio dell’uomo: figlio dell’uomo significa il prodotto dell’essere umano, cioè ciò che l’essere umano genera lui stesso, l’uomo è figlio di Dio, in quanto essere di partenza diciamo, che è così com’è, la divinità ha creato l’essere umano, l’essere umano cosa crea? Crea il figlio dell’uomo, quindi il figlio dell’uomo è il prodotto dell’esercizio globale della libertà, il figlio dell’uomo è ciò di cui io posso dire “questa realtà qui l’ho creata io”, quindi “figlio” va inteso nel senso più lato della parola, il linguaggio a quei tempi permetteva tutte queste grandi prospettive evolutive. Il figlio dell’uomo è la creazione non dell’essere umano in quanto l’essere umano viene creato, ma la creazione dell’essere umano in quanto sua, la creazione che promana dall’essere umano. Cos’è che crea l’essere umano? Di che cosa l’essere umano può dire “questa è creazione mia, unicamente mia”? E’ di nuovo il pensare, perché anche il volere, il volere che cos’è? Il volere è un agire dentro al pensare.

Per riassumere quanto detto finora: l’iniziazione prima di Cristo consisteva nel guardare, nel comprendere, nel capire ciò che le gerarchie spirituali avevano compiuto, l’iniziazione dopo di Cristo, invece, sta nel comprendere ciò che viene reso possibile all’essere umano, quali dimensioni di creatività, quali dimensioni di libertà vengono aperte all’essere umano perché lui ne faccia la sua stessa creazione; in un certo senso l’iniziazione prima di Cristo era maggiormente a carattere conoscitivo, l’iniziazione dopo di Cristo è maggiormente a carattere volitivo: nell’Apocalisse abbiamo a che fare con i misteri della volontà, misteri della volontà che vanno naturalmente capiti, perché stavamo dicendo proprio adesso che il volere, io non posso volere qualcosa senza sapere quello che voglio, con che cosa so ciò che voglio? Col pensiero. Quindi il volere è un atto di pensiero, un atto di pensiero orientato verso l’azione, per cui se io non so cosa voglio non voglio nulla, se c’è un istinto che mi spinge, io non posso dire “io” voglio questo o quello, nel momento in cui dico che voglio questo o quello ho un contenuto di pensiero dentro di me, orientato verso l’azione. Il pensare che non è volere è un atto conoscitivo, dove io colgo ciò che oggettivamente è, senza prendere posizione. Il volere è un conoscere la realtà dal punto di vista del mio prendere posizione nei confronti della realtà, dal punto di vista del mio orientarmi, dal punto di vista decisionale, allora è un volere; quindi, il volere è un agire dentro al pensare, il volere è un vero agire, è un vero creare qualcosa. Il volere è una realtà: per farvelo capire, prendiamo il caso estremo di una persona che è su una sedia a rotelle per tutta una vita e, quindi, non è in grado di espletare nessuno degli impulsi volitivi che ha: eppure questa persona può volere infinitamente, e questi atti di volontà sono realtà in un modo assoluto; supponiamo che questa persona ha una forza spirituale tale da volere, proprio da immettere impulsi volitivi che il pasticcio in Jugoslavia si risolva, queste forze volitive sono realtà spirituali, non è necessario che si esplichino, che si esteriorizzino tramite gli atti di questa persona stessa, perché, in quanto realtà spirituale, in quanto forza orientata verso l’azione esiste nel cosmo, e può darsi che a distanza di diecimila chilometri, in Cina per esempio, una persona riceve l’impulso, l’ispirazione di fare qualcosa, e da dove viene questa forza, questa ispirazione? Dall’atto di volontà di questa persona qui, seduta su una sedia a rotelle, che non può fare nulla, ma che può volere infinitamente. Nel passato si aveva maggiore coscienza della sostanzialità dello spirituale da parte della Chiesa stessa: il problema del cristianesimo tradizionale non è la realtà dello spirituale, anzi, quella sarebbe ben da salvare il più possibile, il problema del cristianesimo tradizionale è la difficoltà di fronte all’Io individuale, e questo Io individuale non è stato voluto sinora, cosa che ha avuto la sua legittimità nel medioevo perché l’umanità era ancora un po’ bambina. Finché non si era in grado di reggersi in piedi da soli una guida andava bene, adesso viviamo in un tempo in cui sempre più persone reclamano questa capacità di condursi da sole, ecco lì la Chiesa nota che adesso diventa superflua, e invece di lavorare per rendersi superflua - che sarebbe il vero lavoro di ogni maestro, di ogni guida, perché ogni guida che fa un buon lavoro si rende superflua - ...la grande tragedia della Chiesa sta proprio in questo, che le è stata data la mansione di fare da guida all’umanità per tanti secoli, e lei invece di compiere la sua missione col desiderio di rendersi superflua, l’ha compiuta col desiderio di perpetuarsi. Questa è un po’ la tendenza di ogni istituzione; l’istituzione tende a farsi da strumento fine, ma l’istituzione deve essere strumento per l’essere umano, il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato3, la Chiesa è per l’uomo, non l’uomo per la Chiesa. Il fatto che noi abbiamo un’Apocalisse, scritta duemila anni fa, che però è molto più moderna, in chiave molto più libera che non i duemila anni che sono venuti dopo, non ci deve stupire, perché il cristianesimo pietrino è stato un cristianesimo di preparazione, una specie di prolungamento dell’Antico Testamento, una specie di prolungamento del regime della legge, e adesso si tratta di vedere, appunto, quali esseri umani sono in grado di afferrare con coraggio, senza patemi o paure morali, questo impulso che troviamo già nell’Apocalisse, innestato nell’impulso del Cristo: perché l’impulso del Cristo ha portato proprio questa seconda metà dell’evoluzione, dove la conduzione non è più dal di fuori, ma dal di dentro. La frase paolina, che Steiner cita sempre – Non io, ma il Cristo in me4 –, è l’autonomia interiore dell’Io, è la legge fondamentale dell’autonomia interiore dell’Io, o, se volete, della libertà. L’Apocalisse contiene i misteri dell’esercizio della libertà, e perciò ci parla delle mete dell’evoluzione, non dell’inizio, non della svolta (se noi vogliamo conoscere i misteri della svolta dobbiamo prendere i Vangeli), se vogliamo conoscere i misteri del compimento, della meta, dobbiamo guardare all’Apocalisse, che contiene tutte le dimensioni evolutive dell’essere umano.

Potremmo anche dire che la prima metà dell’evoluzione si è svolta col carattere fondamentale della Grazia, una parola che Steiner volentieri salva, che non rifiuta, perché è una parola che ha il suo significato, è la conduzione dal di fuori: il comportamento della mamma con il bambino piccolo, per il bambino piccolo è pura grazia, è qualcosa che gli viene dato, che gli viene donato. Il concetto di grazia, al di là di ogni clericalismo, è tutto ciò che l’essere umano ha ricevuto, e ne ha ricevute di cose, ne riceve continuamente perché non siamo noi a far crescere le piante. Tutto ciò che non gestiamo noi, tutto ciò che ci viene dato, che noi riceviamo, il cristianesimo l’ha chiamato Charis, la parola greca c£rij è proprio questa sovrabbondanza dell’amore cosmico che ci circonda, ecco la grazia (da cui anche eucarestia), l’amore cosmico che ci ha dato con sovrabbondanza tutti gli strumenti per diventare esseri umani: questo è il concetto di grazia. Quindi, la prima fase evolutiva si svolge in chiave di grazia perché l’essere umano deve ricevere tutti i presupposti per operare questa svolta, e la seconda fase evolutiva della Terra si svolge in chiave di libertà. Questi sono i due registri dell’evoluzione: la grazia, quello che l’uomo riceve dalle gerarchie spirituali, e la libertà, ciò che l’essere umano produce, crea lui stesso. Anche la grazia è stata interpretata spesso come sostituto della libertà, invece di capirla come propedeutica per la libertà; la libertà non è l’opposto della grazia, l’essere umano che afferra la sua libertà non fa terminare la grazia, ma la porta a compimento, quindi il compimento della grazia è la libertà, e una grazia che non sfocia nella libertà sarebbe la più grande dis-grazia che esiste. Invece, soprattutto in Italia, dove si parla di libertà il cristiano tradizionale tende a pensare che si parli contro la grazia, si interpreta come una specie di superbia, una specie di orgoglio dell’essere umano questo parlare di libertà come se ora la grazia non fosse più necessaria. É perché non si capisce che una grazia che non sfocia nella libertà è stata una grazia perduta, non è servita a nulla, sarebbe come tutto il lavoro di un maestro che non sfocia nell’autonomia dell’alunno; l’autonomia dell’alunno è in contrapposizione al lavoro del maestro? Il lavoro del maestro sparisce quando l’alunno è autonomo? No, trova la sua pienezza. La grazia sparisce là dove l’essere umano è libero? No, trova la sua pienezza, perché l’intento della grazia è la libertà dell’essere umano, quindi dove l’essere umano afferra, in senso vero, la sua libertà, porta la grazia a compimento.

Un altro quesito fondamentale sull’Apocalisse è la profetizzabilità del futuro, cioè il quesito è: come si concilia il fatto della libertà con il fatto che il futuro lo si può profetizzare in modi così concreti come l’Apocalista fa nella sua Apocalisse? Questo quesito ci deve occupare all’inizio. Giovanni l’apocalista non dice nulla sull’evoluzione individuale di ogni essere umano, perché l’evoluzione individuale è il fatto di ognuno, e ciascuno di noi decide in piena libertà, al cento per cento, della sua evoluzione individuale; ciò che l’apocalista ci da sono le due possibilità fondamentali: cioè, la radicalizzazione della duplice scelta della libertà.

Per intenderci subito, sin dall’inizio deve essere chiaro che una libertà che non è perdibile non è libertà; deve essere nell’essenza della libertà di essere perdibile, fa parte dell’essenza della libertà che ci deve essere la possibilità di perderla. Quindi le due scelte fondamentali della libertà sono: la realizzazione della libertà o la perdita della libertà. Per realizzazione della libertà si intende la realizzazione di tutte le dimensioni possibili e positive dell??essere umano; per la perdita della libertà si intende perdere il treno, cioè il non realizzare tutte le dimensioni possibili dell’essere umano, quindi autorealizzazione o autoannientamento. Queste devono essere le due scelte della libertà, altrimenti non è vera libertà. L’Apocalisse contiene unicamente misteri, cioè aspetti, ci dice quali sono gli aspetti della autorealizzazione dell’essere umano, e quali sono gli aspetti necessari dell’autoannientamento dell’essere umano. Queste due vie non può deciderle l’essere umano, sono già state decise, è già stato deciso che l’essere umano si realizza in questo modo, e si annienta in questo altro modo; che poi l’uno o l’altro decida di andare di qua o di andare di là, questa è la sua libertà.

In altre parole non sta a noi decidere in che cosa consiste la pienezza dell’essere umano, questo è già stato deciso: sta a noi realizzarla questa pienezza, oppure perderla. E in che cosa consiste la pienezza dell’essere umano? Nella pienezza dell’Io, dell’individualità spirituale libera. Quindi, la grande scelta della nostra libertà sta in questo: o realizzare, passo per passo, questa pienezza dell’essere umano che consiste nella totale autonomia spirituale dell’individualità, oppure non realizzarla, in un certo senso nientificarsi, annientare l’Io, quindi perdere sempre di più la libertà, ricadere sempre di più nel determinismo della natura. Dove l’uomo ricade sempre di più nel determinismo della natura, annulla il suo essere specifico di Io umano; l’abisso umano è il ricadere nel determinismo della natura. Perché l’abisso? Perché è la perdita totale dell’essere umano, dove viene ridotto a essere di natura. La realizzazione della libertà è quindi la somma del bene morale, e la perdita della libertà è la somma del male morale: un altro bene morale e un altro male morale non esistono. Torniamo al criterio di prima: se intendiamo dire che qualcosa è male moralmente, dobbiamo sempre far vedere che è male perché facendo così l’essere umano perde un frammento della sua libertà, altrimenti non siamo in grado di dire che è male, ci toccherà rifarci a dei precetti o a dei comandamenti o a delle autorità ecc. ecc., ma non andremo al criterio fondamentale della natura umana. Il criterio del bene e del male è la natura umana. Il bene totale è la realizzazione della libertà, il male totale è la perdita della libertà: un’altra moralità non esiste, perché tutto il resto è veramente moralismo, e noi viviamo in una cultura intrisa di moralismi, che la scienza dello spirito ci aiuta a superare uno ad uno. L’Apocalisse ci dice chiaramente quali saranno le condizioni, quali saranno le dimensioni della realizzazione della libertà, e non possono essere altre, e quali sono le dimensioni della perdita della libertà, ma non dice nulla sul fatto che poi l’individuo singolo, in una data vita, va maggiormente in questa direzione o in quest’altra, questa è la dimensione della libertà individuale, sulla quale l’apocalista non può dire nulla. Ecco il modo in cui si concilia la profezia, la profezia di dimensioni che devono necessariamente avvenire, e la libertà, che resta illesa, non viene intaccata nel modo più assoluto.

Un altro quesito di fondo è: è necessario che ci sia qualcuno che si “danna”, fra virgolette? Non sarebbe possibile che tutti gli esseri umani realizzassero la libertà? Un’altra domanda molto importante, in Germania è una delle domande su cui ci sono stati più interventi da parte dei partecipanti.

Io ho proposto come pista di pensiero - non come soluzione perché non sono cose che si possano risolvere facilmente -, come avvio per ulteriori pensieri ho proposto che la possibilità reale di un’interazione fra il bene e il male non deve terminare prima del previsto, perché altrimenti il bene non è più bene e il male non è più male. Perché ci sia questa interazione bisogna che il male sia reale fino ad un certo punto dell’evoluzione, e quindi bisogna che certi esseri umani siano in questo stato, perché se non c’è nessun essere umano in questo stato non c’è più il male, e quindi non c’è più il polo per l’interazione.

Poi, un altro pensiero, che si aggiunge a questo, è che noi non dobbiamo sottovalutare il fatto che la perdita della libertà è un fattore di automatismo, mentre la realizzazione della libertà è un fattore di libertà, per cui il perdere la libertà viene automaticamente da solo ogni volta che io non mi sforzo positivamente di realizzare la libertà. In altre parole, la perdita della libertà c’è da sola se io non faccio l’altro, se io non ci aggiungo l’altro, quindi ciò che l’Apocalisse chiama l’abisso ha una forza d’inerzia, di automatismo, che è al cento per cento rispetto alla libertà, che invece non ha nulla di automatico perché è libera, perciò la perdita della libertà viene da sola, subito, quando io non metto in atto la dimensione della libertà. Sta alla libertà di ognuno scegliere una strada o l’altra: perché se c’è libertà non si può obbligare nessuno alla salvezza.

La vera dimensione dell’abisso dell’Apocalisse è quella del “peccato”, inteso nel senso del peccato con il punto esclamativo: – Peccato! Perché ora non ha afferrato e quindi non può vivere nella pienezza delle dimensioni che sono rese possibili all’essere umano –, se noi ci mettiamo nella dimensione del peccato con il punto esclamativo, significa che abbiamo capito, che cominciamo a vivere il bene non dal punto di vista del comandamento morale, ma dal punto di vista della pienezza dell’essere, dal punto di vista di ciò che la “Filosofia della libertà” di Steiner5 chiama l’amore per l’azione. Una persona che vive nell’amore per l’azione non dirà mai che quelli che agiscono per dovere fanno peccato o sono moralmente cattivi, dirà invece: – Che peccato! –, ecco quella è la vera dimensione dell’abisso dell’Apocalisse: peccato!, che c’era tanto da realizzare, c’era tanto da afferrare, c’era tanta pienezza, era possibile divenire tanto, acquisire dimensioni evolutive così belle, così beatificanti, ed è stato tutto così disatteso che l’occasione è stata persa!

L’ultima possibilità di recuperare la libertà sarà durante l’evoluzione di Venere, quindi neanche Giove: ora siamo nell’evoluzione terrestre, poi viene la nuova Gerusalemme, la nuova Terra, cioè Giove, poi viene Venere. Su Venere la separazione fra il bene e il male diventa così radicale che coloro che sono diventati buoni non possono più diventare cattivi, e coloro che sono diventati cattivi non possono più diventare buoni. Però ciò che noi chiamiamo “abisso” diventa sostrato di nuove creazioni, una specie di polvere cosmica: il fatto che ho detto che l’essere umano può nientificarsi, è l’essere umano che perde questa realtà, che però ricade a livello di sostrato cosmico, di polvere cosmica. Fino a che punto resterà la memoria di una enorme evoluzione perduta, questi sono misteri che noi soltanto nell’astrazione riusciamo un pochino ad afferrare, perché viviamo in condizioni evolutive del tutto diverse, noi viviamo nel mezzo dell’evoluzione, da qui le difficoltà. L’Apocalisse è uno dei testi più importanti per questa ginnastica mentale, che poi può essere religiosa, può essere filosofica, pedagogica, dei passaggi dallo stadio medio dell’evoluzione allo stadio risolutivo, e questa ginnastica è quella più importante da compiere, perché è proprio il cammino che ci aspetta, significa capire sempre di più in quali dimensioni evolutive noi siamo inseriti.

Poi, un’altra cosa fondamentale è che coloro che realizzano l’evoluzione in positivo saranno individualità, nel settimo capitolo dell’Apocalisse sono contati, centoquarantaquattromila, cioè dodicimila per ognuno dei dodici grandi impulsi evolutivi. Coloro che perdono la libertà non sono contati, sono massa, lì non ci sono individualità dannate, sono massa, perché hanno perso l’individualità, quindi l’abisso in un certo senso è più terribile ancora, ma anche più buono di quello che pensiamo, perché sono spariti come individualità; l’essere umano che è soltanto massa non ha sofferenze sue individuali, non ne è capace, perché non è individualità’.

Il compimento dell’evoluzione sta in questo, che la dimensione individuale e la dimensione comunitaria si potenziano a vicenda, invece di combattersi a vicenda: quindi ci sarà la dimensione della pienezza dell’individualità e, al contempo, la pienezza della comunità, l’essere di tutti dentro a tutti e l’essere di ciascuno nella sua individualità, e queste due dimensioni non saranno in opposizione fra di loro, ma saranno l’una il potenziamento dell’altra. Questo non si pu?? esprimere in modo più bello che prendendo la totalità dei dodici impulsi cosmici, dei segni zodiacali, attribuendo a ciascuno la totalità nell’individualismo: dodicimila per ognuno (centoquarantaquattro = 12 x 12).

Un’altra prospettiva fondamentale dell’Apocalisse, e cioè la domanda fondamentale dell’Apocalisse, di ciò che è apocalittico, è una domanda del tempo o è una domanda dello spazio? Si riferisce a “quando” succede qualcosa o si riferisce a “dove” succede qualcosa? Dunque, abbiamo a che fare con i sette sigilli, abbiamo a che fare con le sette trombe, abbiamo a che fare con le sette coppe dell’ira, la domanda potrebbe essere: “quando” comincia? Quando si comincia a dissuggellare i sigilli, quando cominceranno a squillare le trombe, quando si comincerà a riversare il contenuto delle coppe dell’ira? Se tutto questo deve avvenire nel futuro, come fa l’apocalista a parlarne già duemila anni fa? Se non è ancora avvenuto, come fa a vederlo?

Dobbiamo entrare un pochino nel merito di due dimensioni fondamentali della realtà: una dimensione è quella del tempo, dove le cose sono l’una dopo l’altra, e l’altra è la dimensione della contemporaneità. Queste due dimensioni sono due dimensioni del reale, e sono una questione di coscienza, dipende dai gradini di coscienza quanto mi è compresente e quanto, invece, non mi è ancora compresente. Tutto ciò che io ho conquistato, che io riesco ad abbracciare con la mia coscienza, mi è compresente, ciò che non riesco ancora ad abbracciare nella mia coscienza, non mi è presente, è futuro per me, ma ciò che per me è futuro non deve essere per forza tale anche per un’altra persona, ecco che le cose si complicano di nuovo. Prendiamo l’esempio, l’esempio semplicissimo di un fine settimana di una famiglia ordinaria con bambini piccoli, in modo che vediamo un enorme diversità di livello di coscienza tra i genitori e i bambini; i bambini il fine settimana non l’abbracciano nella sua totalità in modo da vederne inizio e fine e pianificarlo, non ne sono in grado, i bambini vivono questo fine settimana soltanto negli attimi distinti, nei momenti distinti, l’uno dopo l’altro. Se stanno mangiando il gelato loro sono immersi nel mangiare il gelato, non vivono nella contemporaneità che il mangiare il gelato deve svolgersi nell’ambito di un’ora perché questa sera si è invitati ecc., quindi per i genitori è contemporaneo anche ciò che avverrà questa sera, e perciò abbracciano tutto il fine settimana e quando lo pianificano con la loro coscienza sono già alla fine. Non è che la fine per loro è una sorpresa totale che non hanno una minima idea di quando verrà la fine ecc., però il fatto di abbracciare con la coscienza tutto il fine settimana non significa che loro non lasciano nulla di aperto, per cui magari il sabato sera ancora non è deciso cosa fare, però se è un fine settimana non salteranno fuori tre mesi di vacanza. Quindi, un conto è pianificare per sommi capi, e poi vedere come la libertà comporterà delle variazioni, piccole naturalmente, perché se la libertà comporta mettere in questione tutto il piano allora il piano non c’era; quindi la libertà comporta delle variazioni piccole, perché era la loro libertà di pianificare un fine settimana, e nell’ambito della pianificazione generale si lasciano aperti tanti piccoli fattori di variabilità.

Tornando alle due dimensioni fondamentali dell’Apocalisse, c’è una dimensione essoterica, che io chiamerei quella del tempo, delle cose che avvengono l’una dopo l’altra, e c’è una dimensione esoterica, quella iniziatica, che è della contemporaneità. L’iniziazione consiste proprio nel rendere contemporaneo alla coscienza ciò che per la coscienza ordinaria avviene uno dopo l’altro nel tempo. Con la scienza dello spirito siamo in grado di partecipare al divenire in un modo molto più consapevole che non senza la scienza dello spirito. Diventiamo simili ai due genitori che partecipano al divenire di un fine settimana a un livello molto più consapevole, quindi molto più libero e partecipativo che non i bambini; i bambini piccoli subiscono tutto, non partecipano attivamente al compiere questo fine settimana. Nella misura in cui noi non conosciamo, non acquisiamo uno sguardo d’insieme sulle tappe del divenire, subiamo il divenire, e facciamo fatica a capire le cose dopo che sono già successe. Se invece riusciamo a capirle ancora prima che avvengano, è ben diverso, entriamo nella partecipazione alla pianificazione; questa è, se vogliamo, la differenza fra la coscienza ordinaria e la coscienza iniziatica, che io ho chiamato la dimensione exoterica e la dimensione esoterica, che è specifica apocalittica. La dimensione apocalittica è la capacità di assumere nella coscienza presente sempre più dimensioni dell’avvenire, in modo che la totalità del divenire cosmico ci diventa compresente, allora partecipo in un modo molto più attivo perché sono consapevole. Se invece non so che dopo la nostra epoca, la quinta, c’è l’epoca di Filadelfia, dove le due razze morali si radicalizzano e o si diventa moralmente così buoni che non si può vivere neanche un frammento di felicità senza la felicità degli altri, oppure si diventa moralmente così cattivi che si è felici soltanto dando infelicità agli altri, se io non lo so che questo è il gradino successivo alla nostra epoca, vivo alla giornata per così dire, che è un altro aspetto del perdere il treno. Quindi afferrare la libertà significa prendere sul serio la conoscenza, e perdere la libertà significa non prendere sul serio la conoscenza, quindi trascurare la possibilità di avere sempre di più uno sguardo d’insieme, perché uno che non ha uno sguardo d’insieme non vive nella libertà, viene trascinato ma non ha la minima idea di dove si è diretti, di che cosa si sta facendo.

Questa era l’altra dimensione, appunto la differenza fra ciò che è nel tempo uno dopo l’altro, l’elemento di sorpresa, e la contemporaneità. Una domanda fondamentale di ciò che è apocalittico è: cosa viene prima, la causa o l’effetto? Viene sempre prima l’effetto, naturalmente. Nell’estrinsecazione materiale visibile, percepibile della dimensione del tempo dove le cose sono l’una dopo l’altra, l’effetto viene dopo la causa, ma nella pianificazione, quindi nella sostanzialità spirituale, ciò che è alla fine è la prima cosa. Quindi i genitori, il fatto che siano padre e madre è la causa della nascita del figlio o è l’effetto? È l’effetto. La dimensione esoterica è quella dove ciò che viene alla fine è all’inizio, nella dimensione exoterica viene prima la causa e poi l’effetto.

Intervento: Steiner, in questo testo, parla di persone, esseri umani che, nelle epoche future, porteranno visibile il fatto di essere buoni o cattivi, e i cattivi andranno indietro. Questo regredire a livello animale io non riesco a metterlo insieme a quello che tu hai detto questa mattina, che questa possibilità dell’evoluzione comunque è sempre una scelta che noi facciamo. Io ho questa difficoltà: se noi già all’inizio della sesta epoca siamo in grado di capire, di vedere se l’altro è buono o cattivo, perché si manifesta, come può poi il cattivo cambiare rotta?

Archiati: L’Apocalisse rappresenta l’abisso evolutivo sempre con l’immagine dell’animale, della bestia, giustamente, perché qual è la differenza fondamentale tra l’animale e l’uomo? La libertà e la non libertà, questa è la differenza fondamentale che riassume tutte le differenze.Perdere, non realizzare l’evoluzione dell’Io, l’evoluzione della libertà, l’evoluzione dell’amore - sono la stessa cosa -, significa ricadere al gradino di non libertà, di necessità di natura, e il gradino di necessità di natura più vicino all’uomo è quello animale, ritornare ad essere un fascio di istinti, di brame, di impulsi animaleschi, che non consentono la dimensione della libertà, la dimensione dell’Io, la dimensione dell’amore, la dimensione della moralità. Perché l’abisso non è il fatto che diventano cattivi, ma il fatto che perdono la dimensione della moralità, ricadono al livello pre-morale, perché gli animali non sono cattivi, non sono immorali, ma sono pre-morali; quindi l’abisso dell’evoluzione è di perdere la capacità di moralità. Nella sesta epoca sono inizi, perciò Steiner sottolinea che benché l’orientamento verso il bene o verso il male cominci già a manifestarsi addirittura nella compagine corporea, ciò non significa che è definitiva, assolutamente, perché nel sesto periodo di cultura sarà possibile a ogni essere che si è sviluppato maggiormente dal lato del bene, e ad ogni essere umano che si è sviluppato maggiormente dal lato del male, invertire la rotta. Naturalmente diventa più difficile, è come un vizio qualunque, un’abitudine: finché uno è all’inizio del bere o del prendere certe droghe tornare indietro ha una tutt’altra qualità che non quando uno è andato più avanti, diventa sempre più irreversibile. L’ultima irreversibilità, proprio quella ultima che noi conosciamo nel nostro cosmo, che anche l’iniziato più grande conosce, è quella di Venere, quindi ce n’è di tempo.

Questa sera vorrei cominciare con ciò che Steiner chiama l’elemento apocalittico del nostro tempo, nel senso che specialmente nel nostro tempo abbiamo a che fare con una tappa evolutiva che è unica, e nel senso che generare in sé uno spirito apocalittico significa di epoca in epoca conoscere ciò che avviene soltanto in quest’epoca, e poi è troppo tardi. Il concetto dell’apocalittico è ciò che non si può più recuperare, perché se non ci fosse mai qualcosa che non si può più recuperare non ci sarebbe l’Apocalisse, quindi l’Apocalisse è strettamente congiunta con la realtà dell’irrecuperabile, e l’irrecuperabile è, di volta in volta, ciò che può venir conseguito nell’evoluzione, perché le condizioni evolutive sono tali da permettere di conseguire questa dimensione, poi passano cento anni, duecento, trecento, le condizioni sono tutt’altre, e questa particolare dimensione dell’essere umano non si può più conseguire, perché le condizioni non corrispondono più. Qualcuno di voi avrà presente che nei testi sacri si parla del tempo propizio6, del tempo favorevole, è questo il concetto del tempo “giusto”, del fare le cose giuste al momento giusto, dopo è troppo tardi, quando si sfasano le condizioni evolutive è troppo tardi. Quindi sorge la domanda, una domanda importantissima: quali sono i caratteri apocalittici del nostro tempo, quali sono gli eventi fondamentali che avvengono solo nel nostro tempo e che poi non avverranno più? E qui Steiner parla del triplice mistero del nostro tempo:

1. il mistero del Cristo

2. il mistero del Sorat o del demone solare, (Cristo è il “genio” solare, c’è una forza solare del bene e una forza solare del male, per ogni entità spirituale che favorisce l’evoluzione umana ci deve essere un’entità corrispondente che mette ostacoli, altrimenti il bene non sarebbe bene se non fosse una vittoria sul male corrispondente. Nel sistema planetario l’entità più alta è il Cristo che è l’intelligenza del Sole. Corrispondente allo spirito del Sole c’è il demone del Sole, che sarebbe la controparte del Cristo, l’essere del male che è al livello del Cristo, l’Anticristo se volete. Quindi ogni corpo planetario, la Luna, la Terra, Venere, Marte ecc. ha un’entità spirituale-guida sia buona sia cattiva); abbiamo quindi il mistero del Sorat, il suo numero è 666, è alla fine del capitolo 13,

13,18 «Qui è saggezza (spiegazione: quindi fa attenzione che qui c’è una specie di sintesi conoscitiva). Colui che ha conoscenza (in greco c’è: colui che ha il nous, noàj) rifletta bene sul numero della bestia, perché è il numero di un uomo, e il suo numero è 666.»

Questo è il Sorat, poi vedremo che cosa c’è dietro al seicentosessantasei;

3. e poi, un terzo mistero, il mistero di Michele.

Che cosa intendiamo per mistero del Cristo del nostro tempo? Intendiamo che noi viviamo nel secolo in cui per la prima volta diventa possibile l’incontro col Cristo eterico. A partire dal nostro secolo, specialmente verso la fine del secolo, diventa possibile nell’umanità l’esperienza del Cristo nell’eterico, che è poi l’esperienza che l’apocalista ha avuto; il cosiddetto “ritorno del Cristo”, la seconda venuta del Cristo. La seconda venuta del Cristo non avviene nel mondo fisico, ma avviene secondo una visione spirituale dove l’essere umano lo incontra nel mondo eterico. II mistero del Sorat, il mistero del nostro tempo, ciò che è specifico del nostro tempo, del demone solare che l’Apocalisse chiama anche “Satana”7, consiste in questo, che noi viviamo nel tempo in cui Arimane prepara la sua incarnazione, noi viviamo nel tempo dell’incarnazione di Arimane. Ora voi ricorderete che Steiner parla sempre del Cristo come forza di equilibrio e di Lucifero e di Arimane come due unilateralità. Lucifero è l’unilateralità che porta l’essere umano verso una spiritualità che disprezza la materia, Arimane è l’estremo opposto, che porta al materialismo, che disprezza lo spirito; ciò che è specificamente umano è la forza di un amore reciproco della materia verso lo spirito e dello spirito verso la materia, dove sono l’uno per l’altro, non l???uno contro l’altro. Lucifero si è incarnato una sola volta, il Cristo si è incarnato una sola volta e Arimane si incarna una sola volta, nel nostro tempo. Lucifero nel terzo millennio prima di Cristo, in Cina, è chiaro, non si poteva incarnare nell’Occidente, l’Occidente è materialista; il Cristo si è incarnato nel centro fra Oriente ed Occidente, duemila anni fa, e Arimane si incarna nell’Occidente, non viene specificato ulteriormente, altrimenti immaginate quante speculazioni sorgerebbero. In una conferenza Steiner ha però usato una formulazione che sembra indicare in un modo molto chiaro il tempo, dice “prima che sia trascorso anche soltanto un frammento del terzo millennio, Arimane sarà già incarnato sulla Terra”, prima ancora che anche soltanto una parte del terzo millennio sarà trascorso, Arimane sarà già incarnato sulla Terra. Io l’ho interpretato che quando scocca l’ora dell’inizio dell’anno duemila, Arimane è già incarnato.

Quindi viviamo in tempi di un culminare dell’operare di Arimane, inoltre il 666, uno dei significati dei 666 anni, è che la forza del male, la forza anticristica si manifesta con un ciclo di 666 anni, di volta in volta, e cioè, nel VII secolo, nel primo 666 che cosa è successo? E’ sorto nell’umanità un impulso immenso, che più anticristico non poteva essere, l’islamismo, perché l’islamismo è proprio la negazione più totale dell’impulso del cristianesimo, nel senso che l’islamismo ritorna all’Antico Testamento, c’è soltanto l’operare del padre, del dio Allah, una specie di operare fatalistico dove non c’è nessun posto per la libertà individuale. Dall’arabismo è nata poi la scelta materialistica, quindi questo impulso che è nato nel settimo secolo è di un’importanza incalcolabile per tutto il cammino occidentale. Poi la seconda volta del 666, 666 x 2=1332, sono gli anni, il periodo in cui un altro cataclisma enorme è successo, e cioè che da un lato era sorto l’impulso dei templari, come uno degli impulsi più importanti per il cristianesimo non materialista, ma a distruggere questo impulso è sorto l’impulso opposot, soprattutto nella persona di Filippo il Bello, che era posseduto dalla bramosia dell’oro, perché voleva possedere tutto l’oro del mondo, e ha distrutto, - il modo in cui è successo son delle cose davvero raccapriccianti -, ha distrutto tutto il movimento dei templari, li ha mandati a morte. 666 x 3=1998, importantissimo questo per capire in quali tempi noi viviamo, perché Steiner dice che la prima volta è stato un impulso maggiormente a livello di pensiero, perché l’arabismo è un’interpretazione materialistica del mondo, ma non è che si è cominciato a far magia nera con torture. Il secondo impulso è stato di pensiero e di sentimento, il terzo intervento del 666 si svolgerà a tutti e tre i livelli, a livello del pensiero, del sentimento e della volontà, quindi noi viviamo in anni non soltanto determinanti ma estremamente apocalittici, oltre al fatto che, a differenza del 666 e del 1332, il 1998 per di più non è soltanto la fine di un secolo ma la fine del millennio: quindi terzo sorgere del Sorat, fine di secolo e fine del millennio. Ecco perché Steiner ha detto che tutti gli antroposofi di allora, quindi le persone a cui lui parlava, che avevano già avuto all’inizio del secolo un accesso alla scienza dello spirito, naturalmente individualità umane di avanguardia (perché tutt’oggi alla fine del secolo siamo ben pochi, anche per peccati di omissione, in Italia per esempio, secondo me, si poteva fare un pochino di più per far irradiare la scienza dello spirito), e lui agli antroposofi di allora ha detto: – Tutti noi saremo di nuovo incarnati alla fine del secolo –, perché alla fine del secolo ci sarà un culminare dello scontro fra il bene e il male. Ora, se tutte queste individualità fanno un ciclo cortissimo della vita fra morte e nuova nascita, proprio di eccezione, vuol dire che i tempi in cui viviamo sono estremamente eccezionali, e tutto questo fa parte dello svegliarsi, del rendersi conto di ciò che avviene intorno a noi. Capite quindil’importanza dell’Apocalisse se fatta in questo modo, perché l’Apocalisse non è una disquisizione accademica del vedere un pochino come si può interpretare questo e quello, no qui dobbiamo andare alla sostanza, a qual è il carattere apocalittico del nostro tempo.

Il secondo mistero, il mistero di Sorat, del demone solare, da un lato è strettamente connesso con l’incarnazione di Arimane. Incarnazione, non incorporazione, perché incorporazioni di Arimane ci sono già state, cioè passeggere possessioni, persone che si sono lasciate possedere da Arimane. Per esempio Nietzsche, quando ha scritto “ECCE HOMO”, quando ha scritto “L’ANTICRISTO”, non erano pensieri suoi, né i pensieri né le frasi, lui era soltanto la mano, le ispirazioni erano tutti pensieri di Arimane, però era un fenomeno passeggero. Per incarnazione si intende che Arimane prende pieno possesso di una persona, non ne esce più finché muore questa persona, quindi resta sempre incarnato fino alla morte di questa persona. Ciò non significa che si incarna alla nascita di questa persona, può incarnarsi in una persona di ventisette anni per esempio; noi viviamo in un tempo in cui la corporeità mette a disposizione il massimo delle forze fisiche, e quindi di esplicazione di potenza a livello terrestre a ventisette anni, quindi una persona del nostro tempo che non raggiunge un cammino spirituale in chiave di libertà, resta per tutta la vita un ventisettenne, questa è una verità occulta del nostro tempo, importantissima. La psicologia resta quella di un ventisettenne: ecco l’adorazione della gioventù che c’è nel nostro tempo. Quindi l’età più arimanica che esista, per lo svolgimento del massimo di potere, del massimo di potere di sé, è il ventisettesimo anno, e decresce sempre nell’umanità. Al tempo di Cristo erano trenta, perciò si è incarnato in un trentenne, prima ancora erano trentatre, Lucifero si è incarnato in un essere umano di trentatre anni.

Il terzo è il mistero di Michele, consiste nel fatto che dal 1879 viviamo in un’epoca di Michele, ci sono sette Arcangeli che si alternano con il ritmo di trecentocinquanta anni circa. Ogni trecentocinquanta anni c’è un altro arcangelo che prende la guida dell’umanità: prima di Michele c’è sempre Gabriele, e Gabriele ha il compito specifico di lavorare sul fisico per creare i presupposti fisiologici della nuova capacità che sorgerà nell’umanità, ecco perché dove si tratta del mistero della nascita l’annunciazione viene fatta da Gabriele, perché lì si tratta di costruire un corpo umano, quindi uno strumento fisico che sia consono a ciò che questo essere poi deve esplicare dal punto di vista dell’anima e dello spirito. Gabriele ha lavorato fino al 1879, e ha strutturato, ha portato delle modifiche che sono il presupposto - per esempio certe cesellature del cervello -, che sono i presupposti del livello di anima cosciente che noi saremo in grado, se lo vogliamo, di sviluppare adesso, nell’epoca di Michele. Ora Michele è colui che gestisce le forze dell’intelligenza nell’umanità. Che cos’è che fa parte adesso del mistero di Michele, alla fine del secolo? Un evento di massima importanza, il fatto che alla fine di questo secolo - e ci siamo -, per la prima volta in tutta l’evoluzione dell’umanità finora, sono incarnati contemporaneamente platonici e aristotelici, queste due correnti che sono le due correnti fondamentali del pensiero (perciò Michele, il mistero dell’intelligenza, del pensare). Queste due correnti finora si sono sempre alternate, non sono mai state incarnate contemporaneamente. Alla fine di questo secolo, nel nostro tempo, per la prima volta, nel mondo di coloro che coltivano la scienza dello spirito, sono incarnati sia i platonici sia gli aristotelici, e il mistero di Michele consiste non soltanto nella capacità di conoscersi per riuscire veramente a sapere se uno è aristotelico o platonico, ma consiste nella capacità di lavorare insieme, cioè di onorare l’altro come altrettanto importante, e di sapere che abbiamo bisogno del complemento vicendevole. Perché alla fine di questo secolo le cose apocalittiche sono di una portata tale che non possiamo permetterci di fronteggiarle né nella unilateralità del platonismo né nella unilateralità dell’aristotelismo, ma soltanto con forze congiunte. Questo è il compito apocalittico, specifico del nostro tempo, ma di una portata enorme proprio per coloro che coltivano la scienza dello spirito; se pensate che nell’Apocalisse, là dove si tratta dell’essere solare femminile, della donna vestita di Sole, con l’impulso dello zodiaco intorno al capo, con la Luna sotto i piedi, e il figlio che lei genera... il drago è subito pronto per ingoiarlo. Chi combatte contro il drago? Non il Cristo, non il Padre, non la donna che partorisce, ma Michele. Noi viviamo in un tempo in cui il male va combattuto con le forze dell’anima cosciente, quindi con il pensare, perché Michele è l’arcangelo che regge le sorti dell’intelligenza.

Prendiamo il capitolo 12:

12,7 E si infiammò una lotta nel cielo: Michele e i suoi angeli lottarono contro il drago ...

Nel capitolo in cui si parla di questa donna, la famosa donna dell’Apocalisse - ne parleremo nei prossimi giorni di questa bellissima immaginazione spirituale che non è altro che il riassunto di tutta l’evoluzione -, il drago che cos’è? È la forza che vuol distruggere la libertà, perché la libertà è l’essenza dell’essere umano, vuol fare annegare la libertà nei processi di natura. Chi combatte contro questo drago che vuol ingoiare l’essere solare, l’essere dell’Io? Combatte l’intelligenza, che ne coglie l’essenza, che lo comprende e, comprendendolo, può prendere posizione a livello cosciente. Fare i conti con il male, non a livello di norme morali, non a livello di minacce o di castighi, ma combattere il male con l’arma della conoscenza oggettiva, afferrando con la forza del pensare che il male consiste proprio in questo, che l’essere umano viene annientato nel senso che gli si toglie la libertà.

Poi, se c’è interesse possiamo entrare un po’ più nel merito di qual è la posizione conoscitiva fondamentale del platonico e qual è la posizione conoscitiva fondamentale dell’aristotelico. In linea di massima, queste due posizioni conoscitive sono polarità fondamentali della conoscenza: il modello conoscitivo di Aristotele è il modello di ciò che viene uno dopo l’altro nel tempo; Platone, invece, non considera la realtà nel suo svolgimento evolutivo nel tempo, di ciò che viene prima e di ciò che viene dopo, ma considera la realtà nel suo aspetto eterno, perché in Plafone non c’è evoluzione, ci sono le idee, realtà percepite spiritualmente, edoj in greco, eidos, significa ciò che viene visto a livello immaginativo; cosa abbiamo noi nel mondo fisico? Abbiamo la manifestazione, la parvenza, l’apparire di questa realtà spirituale, quindi la vera realtà è quella spirituale, e qui c’è una parvenza di realtà, però sono contemporanee. Il modello di pensiero di Platone è un modello di eternità, un modello di contemporaneità, una contemporaneità eterna fra ciò che è la realtà vera e ciò che ne è il riflesso qui, al livello di percezione fisica, ma non c’è evoluzione. Aristotele che cosa ha fatto? Ha tirato giù la realtà vera dai mondi spirituali e vuol trovarla nel mondo fisico. Attenzione che Aristotele non è un materialista, Aristotele sa benissimo che tutto ciò che noi vediamo nel mondo fisico è intriso di spiritualità, però la spiritualità vuol vederla nelle cose, cioè lo spirito Aristotele lo vuol vedere nelle cose visibili. Quindi, Platone vede la realtà nell’idea, Aristotele vede la realtà nelle cose sensibili; ora il modello di Aristotele non è quello di essere reale e parvenza, bensì quello di causa ed effetto, ecco la successione nel tempo, atto e potenza. Prima c’è la potenza, poi questa potenza si attualizza; un bambino per esempio, noi non possiamo dire che un bambino è un essere umano come l’adulto, perché cos’è che è essenziale all’essere umano? Il saper pensare in proprio e il saper volere in proprio, il bambino non può ne l’uno ne l’altro, allora è un essere umano in potenza; invece per Platone non c’è il problema del bambino e dell’adulto, perché per Platone l’essere vero è lo spirito, e lo spirito non è ne bambino ne adulto, è sempre, è eterno. Quindi, l’aristotelico ha una particolare capacità di cogliere la concatenazione evolutiva dei fenomeni visibili, il platonico ha, invece, una maggiore capacità di cogliere il modo in cui lo spirituale si incarna. Si potrebbe dire che l’elemento dell’aristotelismo è la linearità, quindi la consequenzialità del Karma, invece la creatività della reincarnazione, cioè il modo in cui una individualità nel mondo spirituale, dopo la morte, si metamorfosa e poi viene giù in un modo del tutto nuovo, questo mistero reincarnatorio è l’elemento particolarmente platonico. Sono due posizioni interiori veramente polarmente opposte.

Prendiamo il primo capitolo dell’Apocalisse, il terzo versetto dice:

1,3 Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino

“Beato colui che legge e che ode...”. Quando facciamo riferimento al testo dell’Apocalisse dobbiamo tener conto del fatto che abbiamo una traduzione, un linguaggio e tutte rappresentazioni, che in un certo senso sarebbero da buttar via, perché corrispondono ad un cristianesimo dell’anima senziente-razionale. A livello dell’anima cosciente il testo parla in tutt’altro modo, quindi dobbiamo fare continuamente uno sforzo di dimenticare i sentimentalismi, i patemi religiosi che sono stati messi dentro nel testo, che con il greco non hanno nulla a che fare, perché il testo greco è un testo di scienza dello spirito proprio puro, e cercare di riprendere il tutto in chiave pulita. Che cosa significa: Beato colui che legge e che ode? Che cosa significa makarios, mak£rioj? Non si tratta mica di volersi beare, perché volersi beare è un raffinato egoismo, il significato di makarios consiste nel fatto che facendo questo che viene detto, l’essere umano trova la sua pienezza. Si tratta quindi di individuare oggettivamente in quali modi, attraverso quali dimensioni, l’essere umano trova la sua pienezza, perché ciascuno vuole soltanto quella beatitudine che consiste nel conseguire la pienezza dell’essere umano. Una beatitudine di contentini che vengono dati dal di fuori non la vuole nessuno: quindi vedete come già la parola “beato” va spolverata da tante impurità, da tanti sdolcinamenti. Basti pensare anche ai “Beati i poveri di spirito”8, che si spiega nel senso di “beati coloro che non fanno troppe domande”, perché la Chiesa li mette a posto, gli assicura non soltanto la vita ma anche il dopo-morte.

In che cosa consiste questa pienezza dell’essere umano? Nel vedere e nel sentire: colui che legge, il leggere è un vedere, è il livello immaginativo; questo leggere non è soltanto il leggere materiale, è il leggere anche nei mondi spirituali, è il livello immaginativo. Il secondo gradino della pienezza umana è quello ispirativo, dove non basta vedere qualcosa, vedere delle lettere, ma si odono delle parole; cosa significa raggiungere il livello della parola? Che viene articolato il significato, viene espresso il significato: non soltanto sto lì a guardare con la bocca aperta senza sapere che cos’è, ma gli do un nome, dico che si tratta di questo o di quest’altro, comincio ad articolare il discorso. Quindi abbiamo il livello dei sigilli, i sigilli sono immagini, si vedono, il livello delle trombe invece è quello dell’orecchio, lì si comincia a sentire; quindi non si tratta di vedere e di udire soltanto a livello fisico, ma di vedere e di udire nella realtà spirituale, perciò la cosiddetta beatitudine dell’essere umano in che cosa consiste? Consiste nel potenziare la sua capacità pensante che è quella spirituale, e a udire la parola, cioè il modo in cui le realtà spirituali manifestano la loro interiorità attraverso la parola. Poi il terzo gradino è quello dell’intuizione, è quello di entrare in piena comunione con le entità spirituali, diventare uno con loro: quindi vedere, udire, entrare in comunione, livello immaginativo, livello ispirativo, livello intuitivo.

Poi continua dicendo: “...colui che accoglie in sé, e che le conserva dentro di sé…” non soltanto le accoglie, che è il processo di una volta, sarebbe un po’ quello mentale, vuol capire, vuole afferrare al volo, ma le “conserva” in sé. Si tratta di dare alle cose il tempo di germogliare dentro di noi, si tratta di capire che tante cose noi non le afferriamo nella loro portata subito, appena siamo rapportati a queste cose, dobbiamo lasciarle vivere dentro di noi, dobbiamo dar loro il tempo di trasformarci, perché di verità della scienza dello spirito ne conosciamo tante, basta leggere un ciclo di conferenze di Steiner, ma dargli il tempo di trasformarci, ci vuole più tempo. Qui viene espresso dicendo: colui che accoglie le parole, e le conserva dentro di sé, le porta dentro di sé.

Intervento: Prima, nel testo si dice anche: “mandandole al servo suo, Giovanni, per mezzo dell’angelo”; l’angelo, qui, che senso ha?

Archiati: Ha proprio il significato che tutti questi messaggi sono sempre comunicati a Giovanni da esseri delle gerarchie. Ogni volta che c’è qualcosa di nuovo gli viene mostrato da un altro angelo. Ogni angelo è un messaggero della trinità, angelo non significa mica soltanto il gradino angelico, la parola greca ¥ggeloj, anghelos non significa soltanto l’ultima gerarchia, ma messaggero, son tutti messaggeri, sia angeli che arcangeli o principati. In altre parole, Giovanni ci vuol dire che le entità spirituali non sono un’invenzione, sono vere, vengono incontrate quando si entra nei mondi spirituali, sono loro che spiegano, che ci fanno capire cosa è questo o quest’altro. Si potrebbe porre la domanda: come mai l’Apocalisse non distingue esplicitamente i livelli degli angeli? Per esempio al versetto 7 del cap. 12 abbiamo “Michele e i suoi angeli”, però non dice di che rango è Michele. Uno dei motivi, secondo me, sta nel fatto che questa Apocalisse andava data ad un’umanità, in cui Giovanni sapeva che per ben duemila anni tutta la dottrina delle gerarchie sarebbe stata perduta, sapendo poi che quando il tempo sarebbe stato maturo, sarebbe sorta una nuova scienza dello spirituale.

Vogliamo vedere brevemente il “figlio dell’uomo”? Comincia al versetto 12 del primo capitolo:

1,12 Mi voltai per vedere chi fosse quello che mi parlava, voltandomi vidi sette candelabri d’oro

1,13 e, in mezzo ad essi, uno simile a figlio di uomo, portava una tunica lunga ed era cinto all’altezza del petto con una fascia dorata,

1,14 i capelli della sua testa erano bianchi, simili a lana candida come neve, i suoi occhi erano come fiamma ardente,

1,15 i suoi piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, quando è stato purificato nel crogiuolo, la sua voce era come lo scroscio di acque abbondanti,

1,16 nella sua mano destra teneva sette stelle, mentre dalla bocca usciva una spada affilata a doppio taglio, il suo aspetto uguagliava il fulgore del sole in pieno meriggio;

1,17 al vederlo caddi ai suoi piedi come morto, ma egli posando la sua destra sopra di me mi rassicurò: Non temere, io sono il primo e l’ultimo,

1,18 e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi.

“il Vivente…”. In questa visione, in questa immaginazione del figlio dell’uomo, abbiamo a che fare con l’essere del Cristo, e con la realtà compiuta di ogni essere umano, perciò “figlio dell’uomo”, non “figlio di dio”, perché il figlio di dio è il risultato della creazione divina, e il figlio dell’uomo è il risultato del cammino umano, è il prodotto dell’uomo stesso, è ciò che l’uomo aggiunge alla creazione. Ora, il figlio dell’uomo ha, da un lato il significato dell’essere del Cristo, che per quanto lo riguarda ha già manifestato la pienezza ultima dell’essere umano. In quanto, però, questa pienezza è conseguibile, è aperta al cammino della libertà di ciascuno di noi, il figlio dell’uomo è realizzabile dentro ad ogni essere umano. Questo figlio dell’uomo porta in mano sette candelabri, questo settenario, lo vedremo a livelli sempre diversi, è il settenario degli arti costitutivi dell’essere, cioè la realtà divina del corpo fisico, del corpo eterico, del corpo astrale, dell’Io, del Sé spirituale, dello Spirito vitale, dell’Uomo Spirito. Questo è il settenario divino lucente, luminoso, che rende l’essere umano sempre di più ad immagine del figlio dell’uomo; le porta in mano, cioè le gestisce lui, non è soltanto passivo, ma è qualcosa che ha in mano, e che è la sua evoluzione, la sua creazione.

Adesso vengono delle cose bellissime, che con la scienza dello spirito,acquistano un significato molto profondo: viene caratterizzata la sfera del sentimento, la sfera centrale, la tunica. La tunica non è né sulle mani né sui piedi ma sulla parte centrale, viene caratterizzata la testa, e vengono caratterizzati i piedi; quindi le forze del cuore, dell’amore, le forze del pensiero e le forze della volontà, dell’operatività. Quindi, in un modo triplice, viene caratterizzata la pienezza, che può conseguire ognuno che si dedica a generare in sé il figlio dell’uomo, la pienezza dell’essere umano. Il capo ha a che fare con la dimensione dello zodiaco, la parte mediana ha a che fare con il sistema planetario e gli impulsi volitivi hanno a che fare con le forze della Terra: queste sono le tre grandi dimensioni del cosmo in cui l’essere umano vive, la dimensione zodiacale, la dimensione planetaria con il Sole al centro e la dimensione terrestre. Ora, perché la tunica lunga? La fascia zodiacale non è lunga, è una fascia unica, invece la tunica del sistema planetario va da Saturno fino alla Luna; e qual è la fascia d’oro che li congiunge tutti insieme, questi sette pianeti? È il Sole, perché tutti questi pianeti sono vincolati attorno all’orbita solare. Essendo vincolati attorno all’orbita solare, il Sole è come un cingolo che li fascia insieme, che li tiene insieme; una cintola d’oro, quindi sono le forze solari. Abbiamo perciò a che fare con l’impulso solare, l’impulso del Cristo, che da spirito solare le diventa spirito della Terra.

Per quanto riguarda la testa che cosa viene detto? Vengono dette due cose, ci sono l’immagine della lana e l’immagine della neve: la neve è fatta di cristalli, quando si analizza la neve a livello microscopico sono le cristallizzazioni più pure che si possano immaginare; ora, cos’è che scende dalla dodecuplicità dei segni zodiacali? Le forze formanti, le forze di cristallizzazione, per esempio le dodici forze che formano i dodici arti del corpo umano, quindi a livello più alto del cosmo abbiamo le forze di mineralizzazione, ecco perché queste forze appaiono bianche, quindi di saggezza, una saggezza come neve, perché sono forze piene di saggezza, quindi consone al divenire che si deve svolgere sulla Terra. Passando il sistema planetario, quindi passando l’atmosfera della Terra, passano il mondo elementare, e diventano nuvole, si esprimono in tutto ciò che avviene nella meteorologia. Quindi, impulsi dell’amore (v. 13), impulsi della saggezza (v. 14), e al v. 15 abbiamo gli impulsi della volontà. Qui la traduzione è un po’ imprecisa, perché di fatto il testo greco dice: i piedi - quindi le forze della volontà -, l’immagine che qui viene espressa è che le forze della volontà sono come un metallo che si fonde nel crogiolo delle forze dell’amore, in altre parole, la Terra. Ora non abbiamo più a che fare con le forze planetarie, le forze della Terra sono forze volitive, sono forze che salgono sulle colonne, sono quelle che formano proprio le gambe, i piedi e le gambe: il compimento, la meta degli impulsi volitivi umani consiste nel far colare di nuovo, quindi nel ritrasformare a livello spirituale tutta la metallinità della Terra. I metalli erano prima diffusi nel cosmo, si sono coagulati ed hanno formato il corpo terrestre, tutte le opere, tutti i gesti d’amore degli esseri umani. Tutti gli atti, tutte le forze volitive che sono imbevute delle forze del Cristo, servono a rispiritualizzare la Terra facendo volare tutta la metallinità, quindi le azioni di amore espresse nell’elemento della volontà, che sono i piedi, spiritualizzano quella Terra che si è formata di metalli che prima erano, in dosi finissime, diffusi nel sistema planetario, e che poi si sono coagulati per diventare il sostrato del cammino evolutivo e delle azioni karmiche degli esseri umani. La somma totale delle azioni umane è quello di far sciogliere l’elemento terrestre nel crogiuolo delle opere dell’amore. La Terra nuova, Giove, non sarà più fisica ma astrale, perché la materia sarà stata sciolta, sarà stata spiritualizzata e ridotta di nuovo a polvere cosmica, dalle forze dell’amore che si esprimono negli atti, nelle azioni d’amore degli esseri umani sulla Terra.

La sua voce è una voce di una pienezza di acqua...”, ma queste acque non sono acque fisiche, è l’elemento di metamorfosi, è la matrice, sono le acque della matrice universale. Quindi la sua voce, la voce dell’Io-sono, riassume tutti gli impulsi di metamorfosi che ci sono nel cosmo, le acque eteriche, le acque astrali, le acque del mondo spirituale, tutto viene chiamato ‘acque’, nel senso del linguaggio esoterico dell’Apocalisse, un linguaggio pieno di termini tecnici che bisogna conoscere. Uno dei termini tecnici è “acqua”, che cosa si intende con “le acque”? Per esempio “quando lo spirito di dio aleggiava sopra le acque”9, non erano acque come quelle che son venute giù oggi, erano le acque dell’astralità, le acque dell’etericità cosmica.

Versetto 16: questo tratto che abbiamo già ricordato, fondamentale, quello della spada, ma prima viene detto:

1,16 nella sua mano destra, aveva sette astri...

Prima si parlava di sette candelabri, voi avrete letto nelle conferenze di Norimberga10 che difatti i sette candelabri sono le sette chiese, le sette comunità. Il candelabro è il ricettacolo della luce, non porta la luce, la luce viene messa sul candelabro, quindi i sette candelabri sono le sette comunità, e le sette luci sono i sette angeli o i sette arcangeli, se volete, col vescovo che faceva l’arcangelo, perché il vescovo era il rappresentante dell’arcangelo. A quei tempi veniva scelto dalla comunità stessa, veniva scelto dalla comunità come quell’essere umano che agli occhi di tutti rappresentava meglio ciò che era comune, ciò che univa queste persone, quindi colui che era maggiormente ispirato dall’arcangelo della comunità. Perché nella mano destra? Perché è la mano della trinità, è la mano della libertà. La parte sinistra, tutto ciò che è la metà sinistra del corpo, rappresenta la ricettività, la capacità di accogliere, di ricevere la grazia; quindi quando nelle scritture qualcosa si fa con la sinistra, è sempre un aprirsi alla grazia, quando qualcosa si fa con la destra è sempre un esercizio di libertà, è sempre ciò che l’essere umano deve fare lui, e che non verrà fatto se lui non lo fa. Quindi, questi sette spiriti li porta nella mano destra, questo è importantissimo, perciò, o l’essere umano lavora per cammino di libertà a costruire queste sette dimensioni dell’essere umano, oppure non ci saranno, perché vanno afferrate con la mano destra.

Della spada abbiamo già parlato, abbiamo detto che la spada è di due qualità fondamentali: è a doppio taglio, ciò non significa al modo fisico che taglia sotto e sopra, a doppio taglio significa che spacca in due, che discrimina. La vera spada che qui viene indicata è la lingua, la lingua attraverso la quale noi esprimiamo la parola; ora se noi prendiamo la spada come lingua, quindi l’arma della parola, in che senso è a doppio taglio? A quei tempi la parola aveva una potenza magica enormemente superiore ad oggi: quando si esprimeva un’imprecazione, un malocchio, operava in senso negativo, quando si esprimeva una benedizione, operava in senso positivo, ecco la spada a doppio taglio, che può dire sia il vero sia il falso, che può esprimere sia una benedizione sia un malocchio, una maledizione. Quando Isacco ha benedetto Giacobbe11 al posto di Esaù, perché si è sbagliato, perché Rebecca gli ha posto il figlio minore anziché il primogenito, quando si è accorto di essersi sbagliato non poteva più ritirare la benedizione, perché opera oggettivamente. Una volta che è uscita e che è stata riferita a Giacobbe non c’è più verso, e il povero Esaù piange e dice “Non hai una benedizione anche per me?” lui gli da un contentino, ma non è una vera benedizione, perché ormai, proprio sostanzialmente è andata a finire a Giacobbe. Ecco la spada a doppio taglio. Quindi noi abbiamo a che fare con una umanità che esperiva l’elemento della parola ad un livello così operativo, così forte, di cui noi non abbiamo neanche più la più pallida idea; quindi la spada a doppio taglio è l’uso della parola come conseguenza del pensiero, ed è anche “tagliente”, taglia netto, quindi ciò che è errore è errore, e ciò che è verità è verità, e se va ulteriormente distinto, allora sotto questo aspetto è del tutto errore, sotto quest’altro è del tutto verità, ma non è che sotto lo stesso aspetto sia metà errore e metà verità. Lo stesso è per il bene e il male: per esempio nella “Filosofia della libertà”, dove si distingue fra il fare qualcosa perché voglio e fare qualcosa perché devo, o è perché voglio o è perché devo, lì bisogna tagliare netto. O arrivo al punto da volere - perché può darsi che debba, può darsi che ci sia una legge che richiede di far questo -, ma se arrivo al punto da volerlo io, allora non lo faccio più perché devo ma lo faccio perché voglio. Se invece non arrivo a volerlo, è inutile che dica che lo faccio perché voglio, lo faccio perché devo: anche lì va tagliato chiaro, perché quando faccio una cosa perché devo non sono libero, sono libero soltanto quando faccio una cosa perché lo voglio io.

1,16 E il suo volto come il sole ...

Qui abbiamo a che fare con l’essere solare, e l’essere solare che cosa significa? È l’essere che dà luce a tutto il sistema planetario, quindi è l’essere dell’Io, l’essere dell’amore, l’essere della libertà, l’essere dell’autonomia interiore. Quindi vedete che in questa comparizione del figlio dell’uomo abbiamo un bellissimo riassunto delle qualità fondamentali dell’essere umano in quanto individualità spirituale autonoma, nella sua triplice componente di pensiero, di cuore e di impulsi volitivi. Quando la gente dice che Steiner si è inventato questa triplicità è falso, perché c’è in questi testi, c’è nell’Apocalisse.

Intervento: E gli occhi?

Archiati: Fanno parte della testa; noi nella testa, per il processo del pensare che cosa abbiamo? Abbiamo la percezione e il pensare, quindi l’occhio è la capacità di rivolgersi alle cose che io karmicamente devo vedere. Platone, nel “Timeo” parla di un fuoco che noi facciamo promanare dal nostro occhio quando vediamo qualcosa, ed è vero, noi possiamo vedere soltanto perché facciamo uscire una corrente astrale dall’occhio, che va incontro alla corrente astrale che dall’oggetto viene verso di me. Anche qui viene detto che questo fuoco esce dall’occhio, esce come una fiamma di fuoco, questa fiamma di fuoco è la fiamma di fuoco dell’amore e del Karma, perché noi non vediamo le cose a caso, il nostro sguardo è sempre diretto. E chi dirige il nostro sguardo, chi decide dove noi rivolgiamo lo sguardo? Lo decide il nostro Io vero, perché il nostro Io vero è spiritualmente dappertutto dove il nostro Karma ci attende, dove sono le forze del mio karma là c’è, opera il mio Io. Se io domani devo incontrare il signor Schütz per esempio, che è qui a poca distanza, se è previsto nel mio karma che io domani lo incontri, il mio Io è già là, e lavora in quel contesto in modo che io domani incontri questa persona. Quindi se il nostro Io vero opera sostanzialmente e spiritualmente dappertutto dove c’è il nostro karma, i nostri occhi vengono sempre attirati dal nostro Io nella direzione delle cose che dobbiamo vedere. Ciascuno di noi vede soltanto le cose che è previsto nel suo karma che veda, e le cose che non è previsto nel suo Karma che veda, perché non se ne deve occupare, non c’è verso che le veda, non le vede. Ecco la fiamma dell’occhio, la fiamma karmica che si rivolge amorevolmente verso le cose verso le quali il karma mi chiama, perché io devo fare un passo avanti nel mio cammino, ed è una vera corrente astrale che noi promaniamo dall’occhio. Se queste correnti astrali non ci fossero, non riusciremmo a vedere, perché, in fondo, che cosa manca al cieco? Buona parte di questa corrente astrale, perché le cose ci sono, quindi le cose mandano verso di lui le loro correnti astrali, ma non c’è risposta; perché è un mistero grosso quello di non vedere, che cosa manca? L’occhio c’è, manca questa forza astrale che va incontro alle cose, quindi altro mistero del karma.

Naturalmente non si nasce ciechi a caso, andrebbe studiato il nono capitolo di Giovanni, del cieco nato, dove il Cristo per guarirlo prende l’elemento della Terra con l’elemento della sua saliva, che il cieco si deve mettere sugli occhi e andare poi nella piscina con l’acqua, che ha altre forze ancora; quindi Il Cristo non fa una guarigione miracolistica con la sua sola presenza, no, si attiene alle leggi reali degli elementi. Terra, acqua, saliva, quindi l’aria, l’elemento della parola, la saliva. Ci sono persone - per esempio Francesco d’Assisi -, ci sono persone la cui saliva è estremamente curativa, perché il loro elemento della parola è cristificato, quindi più una parola di un essere umano è cristificata, e più la saliva ha veramente forze per cui una ferita, che magari per anni non riusciva a rimarginarsi, con la saliva di questa persona subito si rimargina, perché la saliva è quella che più si compenetra delle forze della parola, questa spada a doppio taglio.

Intervento: Vorrei sapere chi è Sorat nei confronti delle entità luciferiche e arimaniche, è una sorta di capo, una risultante? È più luciferico o più arimanico?

Archiati: La figura del Sorat è avvolta di mistero, anche nelle affermazioni di Steiner, però si tratta di questo: Lucifero è a livello angelico, Arimane è a livello arcangelico e Sorat oppure gli Asura, è a livello di Archài, a livello di Spiriti della personalità, e nelle ultime conferenze, alla fine della sua vita, sull’Apocalisse, Steiner dice per esempio che lo stesso Michele ha rispetto, un enorme rispetto di fronte a Sorat, perché Michele sa molto bene che il Sorat è a un rango superiore al suo, lui è un arcangelo, e invece il Sorat è a livellò di Archài, quindi sa che non si scherza col Sorat. Ora, nelle conferenze di Steiner, come salta fuori il nome di Sorat? Nell’undicesima conferenza, Steiner dice che la parola Sorat, questo nome occulto di questo demone solare, è la controparte del Cristo. In un certo senso, si potrebbe dire anche una potenza del male superiore, però c’è una radice verbale: at- è una desinenza femminile, e la radice verbale è sur o sor, che significa buttar via, significa scartare. Quindi Sorat è tutta la realtà che nell’evoluzione viene scartata, e se arriveremo alla fine dell’Apocalisse, soprattutto negli ultimi capitoli, il 17, il 18, il 19 e il 20, dove si parla del cadere nell’abisso, della meretrice di Babilonia, della bestia con sette teste e dieci corna, e, soprattutto, della bestia con due corna, questo cadere nell’abisso significa che vengono scartati dall’evoluzione.

Nel mistero della parola del Sorat c’è il mistero di ciò che viene scartato, perché per un certo periodo era necessaria come controforza, finito questo compito di servire per un certo ciclo come controforza, viene di nuovo scartato, in un certo senso viene ridotto a polvere cosmica, che poi servirà da sostrato, da materia prima aristotelica e tomistica, materia prima di nuove creazioni. Viene scartato nel senso che l’evoluzione del bene non fa più i conti con questa realtà qui; quindi nel nome occulto del Sorat, della realtà del male, è espresso il mistero apocalittico di ciò che viene poi scartato. Il Sorat è una sintesi delle forze luciferiche e di quelle arimaniche. E perciò è una forza opposta al Cristo. L’azione di Arimane è un aspetto del mistero di Sorat, Sorat si serve di Arimane come strumento importantissimo del suo operare, per questo Arimane si incarnerà, pare nel mondo di lingua inglese, in Occidente, di lingua anglo-americana, e si presenterà come un genio che ha un fascino enorme, e se non si sta attenti... Una delle macchinazioni di Arimane sarà che lui propagherà nell’umanità la mentalità che i Vangeli vanno venerati con animo semplice, quindi la stragrande maggioranza degli avvenimenti che accadono nell’ambito cattolico sono un terreno fecondo per l’operare di Arimane. L’elemento spirituale di Arimane è l’intelligenza meccanizzata, quindi cercherà una corporeità che sarà il più arimanizzata possibile.

Intervento: relativamente alla seconda venuta del Cristo, cosa implica questo, che fa parte del nostro tempo anche lo sviluppo di una coscienza immaginativa?

Archiati: sì, un inizio. Dapprima, dice Steiner, in poche persone, anzi lui ha detto che i primi a vedere il Cristo eterico sarebbero state delle anime del ‘30, ed è possibile che diversi esseri umani che hanno varcato le soglie della morte dopo il ‘40, abbiamo portato con sé la visione del Cristo eterico. Steiner parla dell’incarnazione di Arimane per esempio il 1 Novembre del 1919, O.O. 19112.

Intervento: io ho letto diversi libri sui templari e la loro distruzione viene fatta risalire al 1327; non torna il conto con il 1332.

Archiati: il 1332 non significa che avviene in quell’anno, in quell’ora, in quel secondo, è sempre approssimativo, perché, per esempio, supponiamo che il giorno dell’uccisione di Giacomo di Molay, il gran Maestro, certo sul piano fisico ha la sua importanza, ma dietro al piano fisico ci sono risvolti spirituali che noi non conosciamo, quindi noi non siamo in grado di dire, partendo dal piano fisico, quando il vero culminare dell’agire spirituale sia avvenuto.

Possibilissimo che certi avvenimenti sul piano fisico siano stati il presupposto per un culminare della potenza qualche anno dopo, anche Maometto è venuto prima del 666. L’apocalista doveva combinare insieme il 666 che rappresenta il VII secolo, la metà, e l’inizio del XIV secolo l’altro.

L’altro mistero che è combinato nel 666 è che siccome l’evoluzione procede sempre per sette, ogni volta che si arriva al sei è una svolta decisiva, per esempio Filadelfia che è la sesta lettera, sarà decisiva nel senso che sorgeranno le due razze decisive dell’umanità, la razza dei buoni e la razza dei cattivi - primo sei -, poi si andrà avanti, si arriverà al sei al livello delle grandi epoche. Ogni volta che si arriva ad un sei in più, la decisività dello scontro fra il bene e il male diventa sempre più radicale, si acuisce sempre di più, e l’ultima radicalizzazione è quando ci sarà il terzo sei, quando saranno tutti e tre, che sarà praticamente quando la Terra starà per trapassare nell’incarnazione di Giove, allora lì lo scontro fra il bene e il male si manifesta nella sua ultima radicalità, quando il 6 non è semplice, non è duplice ma è triplice. Ecco perché l’apocalista non si sposta dal 666, altrimenti perderebbe questa prospettiva fondamentale, quindi chi conosceva questi misteri sapeva subito di che si trattava, non andava a guardare l’anno preciso. Fondamentali sono gli eventi nel mondo spirituale, ciò che avviene sul piano fisico è un riflesso di ciò che accade nel mondo spirituale; per esempio quando è avvenuta la culminazione vera della mentalità materialistica? Nel 1841-2-3, tutto quello che è avvenuto dopo può sembrare a noi maggiormente materialistico, ma non lo è di fatti, perché la vittoria di Arimane è avvenuta in quegli anni l??, dal punto di vista occulto, il resto è una manifestazione fisica. La tragedia del popolo tedesco non è stata il nazismo o la guerra mondiale, la vera tragedia è stata nel secolo scorso: invece di pensare in maniera indipendente, in fatto di colori per esempio, invece di andare col pensiero dell’idealismo in fatto di evoluzione, tutto il popolo che ha in mano la conduzione spirituale dell’umanità è andato con i pensieri di Darwin, con i pensieri di Newton, quella è la tragedia, lì ha assunto la potenza del male una forza immane. Quante volte Steiner ha messo in guardia di fronte al fatto che l’ottica di Newton è piena di pensieri sbagliati? È piena di errori, è veramente errata, che il prisma contiene insieme tutti i colori della luce, e che adesso questo fascio li scompone, ma non è vero, è del tutto errato. Il primo e l’unico fino ad adesso che si è opposto chiarissimamente a Newton è stato Goethe, che è considerato un dilettante, e per Steiner questa tragedia è una tragedia molto più immane che la guerra mondiale, perché la guerra mondiale è una conseguenza, cioè il modo in cui si manifesta sul piano fisico. Se questa tragedia non ci fosse a livello spirituale, non ci sarebbe bisogno della guerra, e il popolo tedesco si prepara alla terza guerra, non è che ha lasciato Darwin e Newton, ma per me, cioè per la scienza dello spirito, non è che avverrà questa tragedia, è già avvenuta, in tutti i decenni che abbiamo dietro di noi, si manifesterà nel fisico. Questo ritorno della mentalità di destra, del razzismo ecc., manifesta sul piano fisico questa tragedia immensa spirituale… un popolo che dovrebbe avere la direzione spirituale dell’umanità e son quattro gatti che hanno afferrato la scienza dello spirito finora, più tragedia di così.

II mistero della seconda venuta del Cristo è uno dei tre misteri del nostro tempo, nel senso che nel nostro tempo, negli anni in cui viviamo, ogni essere umano è posto nella scelta tra favorire il successo dell’incarnazione di Arimane, oppure favorire l’esperienza, l’incontro col Cristo risorto. Queste sono le due grandi scelte della libertà specifiche del nostro tempo, e diventarne consapevoli non è cosa da poco: noi nel nostro agire quotidiano, nelle nostre scelte della libertà, in fondo, benché lo sappiamo o no, contribuiamo all’uno o all’altro di questi due fenomeni, che riassumono tutte le forze del bene da un lato, e tutte le forze del male dall’altro.

Pensavo di prendere quattro aspetti fondamentali, sia dell’uno sia dell’altro, e di metterli in parallelo per mostrare di volta in volta che si tratta di una polarità, anche nei singoli aspetti, in modo che questa realtà espressa così, in modo generale, la articoliamo un pochino, e quindi entriamo nei meccanismi del quotidiano, dove noi siamo sempre dentro a queste scelte.

Una prima via maestra, un primo modo per preparare, e quindi per il successo dell’incarnazione di Arimane, è ciò che Steiner chiama la visione meccanico-matematica dell’universo: sarebbe la scienza materialistica applicata in modo particolare all’universo, e cioè questo modo di pensare che convince l’essere umano che nell’universo non ci sono esseri spirituali, non c’è il genio del Sole, il genio di Mercurio, il genio della Luna, il demone del Sole, il demone di Mercurio, il demone della Luna, ecc., ma ci sono soltanto pezzi di materia che girano, che veleggiano nel cielo. Perché è importante questo modo di pensare, per Arimane? Perché l’opposto di questo modo di pensare è la consapevolezza che noi viviamo in un cosmo pieno di esseri spirituali, dei quali il più importante, il più fondamentale è proprio il Risorto, che non potremo trovare di certo guardando nei fenomeni materiali, lo troveremo soltanto nella misura in cui guardiamo allo spazio sapendo che lo spazio è popolato di esseri spirituali. Questa prima grande scelta è quindi tra una mentalità che si muove nello spazio senza la minima consapevolezza di essere in comunione con esseri spirituali, e il muoversi quotidianamente con la consapevolezza che con noi, intorno a noi, c’è un’infinita gamma di esseri spirituali, perché la consapevolezza, l’incontro col Cristo eterico, fa parte del fatto di essere consapevoli che c’è il mio vero Io come essere spirituale, che c’è l’arcangelo di popolo che ci accomuna, che gestisce tutte le cose che noi abbiamo in comune, il fatto che ci capiamo questa mattina tutti. Realtà enormi, però capite che c’è una differenza grande tra l’esserne consapevoli, che noi adesso ci capiamo grazie all’opera di un arcangelo che ha architettato questa lingua che noi chiamiamo lingua italiana; essere consapevoli della sua presenza è tutto diverso che avere la mentalità, che per noi è spontanea perché viviamo in tempi di materialismo, che di fatti è consapevole soltanto di ciò che si vede fisicamente. Ecco le grandi scelte della libertà, prima diventare consapevoli di questo, poi afferrarne le conseguenze, ma le conseguenze pratiche, non soltanto teoriche, perché questo arcangelo c’è, ed è operante qui con noi, ma cambia tutto il fatto che noi ne siamo consapevoli o no.

Intervento: Cambia per noi o cambia per l’opera dell’arcangelo?

Archiati: Tutte e due, perché dove si ha a che fare con esseri liberi, è chiaro che anche l’essere superiore, diciamo così, deve fare i conti con la libertà. Prendiamo i genitori col figlio o la figlia di venti anni: il fatto che da parte del figlio o della figlia il rapporto sia così evoluto, è chiaro che cambia anche il genitore, quindi il nostro modo di avere presente al nostro occhio o di ignorare l’arcangelo, è chiaro che comporta un grande cambiamento nel modo stesso in cui l’arcangelo ci tratta. Questa prima caratteristica del materialismo è il presupposto dell’incarnazione di Arimane, Arimane vuole convincere l’umanità che gli esseri spirituali non esistono, non ci sono, che ci sia soltanto la materia con i suoi processi dinamici interni, processi pieni di intelligenza, ma un’intelligenza meccanicizzata, immanente alla materia, perciò vi dicevo che là dove c’è un computer che funziona alla perfezione là Arimane si trova nel suo elemento. Un’intelligenza disumanizzata, che quindi ha perso la dimensione specifica della libertà e meccanicizzata, quindi è un’intelligenza per natura manipolatrice, perché ha escluso la dimensione della libertà. L’opposto di questa visione matematico-materialistica dell’universo, è la comparsa del Cristo nel mondo eterico, è proprio l’opposto. Un mondo, un cosmo privo di spiritualità, privo di spirito, e dall’altra parte un cosmo nel quale le entità spirituali diventano così reali da comparire alla visione immaginativa, però è chiaro che per diventare così reale da comparire alla visione immaginativa, la figura del Cristo deve diventarci reale nel pensare, nella consapevolezza; l’uomo deve imparare a vivere quotidianamente la presenza del Cristo risorto, coi suoi pensieri prima, e la visione del Cristo nell’eterico è un condensarsi del pensiero, dei pensieri che lo pensano, dei pensieri che lo conoscono sempre più profondamente nella sua realtà vera.

Una seconda macchinazione, una seconda strategia di Arimane per preparare la sua incarnazione, è il principio di utilità nella vita economica, l’utilitarismo, la mentalità che dice “a che cosa serve” “a che cosa è utile”, che non cerca né il bello né il buono e né il vero ma l’utile. Se pensiamo a quanto si fa per il cosiddetto comfort, che poi si intende sempre materialmente, perché, in fondo, quando ci sono gli strumenti fondamentali della vita, se c’è un eros dello spirito, è chiaro che l’essere umano non vuole più di tanto, più di tanto comincia a portar via tempo ed energia a quello che bisognerebbe fare. Il fatto di una mentalità che vuole all’infinito, la villa, e poi un’altra, il panfilo ecc. ecc., questo non avere un limite da che cosa proviene? Proviene dal fatto che ciò che sarebbe meglio fosse strumento, la base per il resto, siccome il resto non c’è, questo che dovrebbe essere strumento diventa il fine della vita. Ecco l’abisso del materialismo, di una povertà immane, e in fondo se noi capissimo veramente il materialismo l’unico atteggiamento sarebbe quello di un’infinita misericordia, perché il materialista è veramente la persona più povera e malata, perché vive in questa tragedia immensa di non avere capito che tutto ciò che è materiale è solo la base, lo strumento di ciò che è veramente umano, ma non conoscendo ciò che è specificamente umano, non conoscendolo, fa di ciò che dovrebbe essere la base, il fine. Così si autodistrugge da solo, perché comincia ad illudersi di trovare in ciò che è strumento l’appagamento ultimo, ma se è strumento non potrà mai appagare l’essere umano, perché è solo strumento, uno strumento che deve servire per ciò che veramente appaga l’essere umano, ma non lo conosce, non ha creato un organo per gustarlo, per sentirne la beatitudine. Questo secondo tratto della preparazione dell’incarnazione di Arimane, ha un secondo aspetto dell’incontro del Cristo nell’eterico, che è molto specifico, molto bello: Steiner dice che in quest’epoca dove qualcuno comincia a vedere il Cristo nell’eterico, avremo dapprima pochi esseri umani, ma poi sempre di più che, subito dopo aver compiuto un’azione, sentono il bisogno di soffermarsi un momento a riflettere, e mentre stanno riflettendo sull’azione appena compiuta, sorge una visione, sorge una immaginazione, e in questa immaginazione questo essere che ha compiuto questa azione vede se stesso compiere un’altra azione, che lui non ha mai compiuto, sa che non ha compiuto, e cos’è questa azione? È l’azione che lui dovrà compiere prima o dopo come pareggio karmico dell’azione appena compiuta, cioè l’umanità comincia ad avere le forze morali di vedere nella visione immaginativa il pareggio karmico dell’azione appena compiuta, e questo fa parte della visione globale dell’essere del Cristo, perché l’essere del Cristo che cos’è? L’essere del Cristo è intriso di forze morali di amore, e le forze morali di amore sono la totalità delle forze che vogliono il pareggio karmico amante di ciò che si è compiuto: il pareggio karmico amante, voluto a partire dall’amore, fa parte dell’essere del Cristo, perché in questo secolo il Cristo diventa signore del Karma.

In questo contesto, più volte Steiner ha fatto riferimento all’opera di Goethe, che certamente conoscete, “Poesia e Verità”, l’autobiografia di Goethe; Goethe ha travagliato molto nei suoi rapporti femminili, perché è passato da un’amicizia all’altra ma non è mai riuscito a portarne una fino in fondo. Uno di questi rapporti è stato con una figlia di un pastore protestante di Sesenheim, e dopo alcuni anni anche quest’amicizia viene a terminare, e l’ultima volta che si sono visti, dove si sono dati l’addio diciamo, lui era sconvolto dentro perché si rendeva conto di non riuscire mai a portare un rapporto, un’amicizia, di portarla avanti almeno per dieci, venti anni. Lei era tutta in pianto perché vedeva sfumare qualcosa per lei molto prezioso, lui è già sul cavallo per cavalcare verso Strasburgo e ancora una volta viene, le prende la mano, le bacia la mano. Lui cavalca, tutto sconvolto da questo fatto, da questo rapporto che adesso si chiudeva, e descrive che mentre cavalcava verso Strasburgo gli compare una visione, vede se stesso, proprio se stesso, a cavallo, cavalcare in direzione opposta, e descrive esattamente come era vestito, che mantello aveva addosso, proprio nei minimi particolari, e poi dice che questa visione, questo premonimento sparì. Si protegge di fronte ai letterati e dice “ognuno pensi quello che vuole di questa strana cosa”, e aggiunge che otto anni dopo era per strada, da Strasburgo a Sesenheim, e nel frattempo non si erano più visti, c???era una festa, un’occasione per lui, all’improvviso si ricorda di quella visione e si rende conto di essere esattamente vestito come lui si era visto otto anni prima. Steiner dice: ecco un esempio, un primo esempio, Goethe era di una qualità, di anticipo notevole circa il suo cammino umano, questa costellazione karmica di un rapporto karmico che adesso, sul piano fisico, viene interrotto, ma è chiaro che le forze karmiche, che karmicamente uniscono queste due individualità restano nel mondo spirituale, quindi, questa separazione porta con sé, ha in sé le forze di un risarcimento, in un certo senso, di un pareggio.

Queste forze del pareggio sono forze spirituali reali, sono compensate in questa immaginazione, cioè era nelle forze della costellazione karmica che questo rapporto non termina, termina soltanto sul piano fisico, perché nessun rapporto termina mai nel mondo spirituale. Cominciano rapporti nuovi ma non terminano mai quelli che già ci sono, perché il terminare non esiste, e quindi questo fatto che, in un certo senso, dovuto alla sofferenza, questo rapporto nel mondo spirituale diventa ancora più profondo, sorge questa visione di un ritorno, e quando un essere umano vede, nella visione immaginativa, il pareggio karmico di un’azione, se ha la scienza dello spirito in modo da sapere quello che sta succedendo - se non ha la scienza dello spirito, farà di tutto, magari prende la bottiglia -, se invece ha la scienza dello spirito sa che si tratta del pareggio dell’azione appena compiuta, sa che questo pareggio sarà inesorabile. Il contrapposto arimanico di questo fenomeno è il cercare il proprio tornaconto, l’utilitarismo, quindi cercare il pareggio karmico significa cercare ciò che è amorevole nel mio rapporto con l’altro, ciò che è armonioso. L’utilitarismo, invece, specialmente in campo economico, è voler accaparrarsi un privilegio a danno degli altri, quindi è proprio l’opposto spiritualmente, perché cercare il pareggio, significa chiedersi che cosa posso compiere io, adesso, in questa situazione, con questa persona, affinché per tutte e due ci sia la possibilità di procedere maggiormente nel cammino spirituale.

Intervento: Ogni giorno noi possiamo utilizzare o perdere delle occasioni irripetibili?

Archiati: In piccolo, ma deve essere così, altrimenti la libertà sarebbe abolita; in altre parole, quello che io avrei potuto fare oggi, se non lo faccio, il pareggio karmico sarà di un rincaro di dose, ecco l’irrecuperabilità, non ritorna più con la stessa larghezza, deve ritornare con un appesantimento della situazione, perché io ho tralasciato di compiere oggi quello che nell’armonia del karma andava compiuto oggi.

La terza macchinazione di Arimane, il terzo grande fattore culturale, è la mentalità del nazionalismo, perché nel nazionalismo non si guarda più all’essere umano ma si guarda al sangue fisico, e il sangue fisico è la base, è lo strumento che l’essere umano si è scelto questa volta. Non c’è nessuna identificabilità fra lo strumento corporeo e l’essere umano, che è un’individualità eterna, quindi, quando io identifico l’individualità eterna con la casa aleatoria che si è presa questa volta, per abitarci dentro, annullo l’essere umano, non sono consapevole assolutamente del fatto che l’essere umano in quanto essere spirituale è eterno. Steiner dice il nazionalismo, ma è soltanto un esempio, perché quando io vengo in Italia e, nel mondo antroposofico, sento dire “Ah, ah, l’ex-prete”, è una variante del razzismo, poi uno deve essere veramente così, se poi salta fuori che uno non è secondo l’etichetta, si arrabbiano anche, salta fuori l’intolleranza??

L’opposto, ed anche questo è un tratto fondamentale dell’incontro con il Cristo nell’eterico, è che ci saranno, ci sono esseri umani che cominciano, quando vedono un altro essere umano, a vedere attorno alla sagoma del corpo fisico, come un corpo di luce. É il primo inizio dell’osservazione del corpo eterico dell’altro, quindi si comincerà, a partire da quest’epoca, a vedere l’essere umano contornato da un’aura di luce. Quest’esperienza, che poi è il potenziamento dell’esercizio del vedere, dapprima nell’ambito del pensare... cosa significa che io col pensiero, con l’anima cosciente, mi abituo, veramente mi metto in rapporto con l’altro, non in quanto una corporeità o una razza o un popolo ecc., ma in quanto individualità eterna spirituale? Questa sostanza di pensiero è il sostrato che, poi, intensificato, diventa il comparire di un’aura di luce attorno all’essere umano individuale. “Individuale” quindi è proprio l’opposto del razzismo, che vede solo una realtà corporea comune ad un popolo, e non le individualità eterne.

Il quarto riassume - è un po’ la sintesi di tutte e tre, ne parlavamo già ieri -, lo sforzo di Arimane di convincere l’umanità che il Cristo va compreso con animo semplice, che i Vangeli vanno letti con animo semplice, in modo di non rendersi conto assolutamente degli abissi, dei risvolti cosmici dei vangeli. Non dirà che Cristo non è importante, anzi dirà che è il centro dell’evoluzione ecc., però non va compreso con strumenti di conoscenza, peggio ancora con la scienza dello spirito! Un aspetto di questo sono queste sette fondamentalistiche, che prendono solo uno dei Vangeli, siccome quattro sono troppo complicati, ci sono troppe contraddizioni, quindi abbiamo una unilateralità, un semplificare il mistero del Cristo.

Intervento: E il movimento carismatico?

Archiati: Prendono il quarto, alzano le mani “Alleluya, alleluya” e tutto è a posto.

Intervento: E questi che parlano queste lingue, da dove viene fuori questo parlare, perché mica fingono…

Archiati: Dall’animo semplice.

Intervento: Io ho visto qualcuno che sembra come posseduto, non sembra più lui.

Archiati: E infatti, così è, perciò San Paolo già duemila anni fa ha detto “basta con questo parlare le lingue, basta con questa chiaroveggenza atavica”.

Intervento: Ma alcuni compiono miracoli, guarigioni…

Archiati: Guarigioni per influsso psichico c’erano prima di Cristo, quindi dove c’è questa possibilità, oggi, di una psiche così fortemente influenzabile, perché metà viene dal fatto che chi va a farsi guarire, è convinto, che è aperto, e quindi la costellazione delle forze è tale che sia possibile; un altro che invece ci va scettico, stando le forze dall’altra parte, non succede nulla. Ora, dove questi fenomeni avvengono, perché avvengono, certo che avvengono, si tratta sempre di stadi ritardatari, di cose antiche, che se si fa un cammino giusto dell’evoluzione vengono subito superate, così come persone che hanno visioni, ci sarebbe da augurare a queste persone di prendere una dose quotidiana, tre volte al giorno, di “Filosofia della libertà”, e le visioni sparirebbero al più presto possibile.

Intervento: E tutte queste sette spiritistiche che sono diffusissime oggi?

Archiati: Lo spiritismo è un fenomeno complesso, non si può semplificare; uno degli aspetti più ricorrenti è che c’è il medium che è in uno stato simile alla trance, poi ci deve essere chi è capace di servirsi di questo medium, in modo da ottenere, tramite questo medium, delle comunicazioni dal mondo spirituale. Però, cosa importantissima, nel secolo scorso lo spiritismo fu messo in moto da confraternite occulte, che erano inorridite dal dilagare del materialismo nell’umanità, erano le confraternite della sinistra. Ci fu comunque una grande spaccatura nel mondo dell’occultismo tra le confraternite della destra e le confraternite della sinistra, quelle della destra dicevano che importa poco che l’umanità diventi materialista, l’importante è che certe cose non vanno tradite, non vanno comunicate senza che ci siano certi presupposti; quelli della sinistra, invece, dicevano che la situazione dell’umanità era così tragica che bisognava fare di tutto per dimostrare agli esseri umani che lo spirito esiste. Quindi lo spiritismo è nato dall’occultismo nell’intento di dimostrare scientificamente che lo spirito esiste, allora hanno cominciato a fare queste sedute spiritiche, e l’intento era non del tutto cattivo, diciamo, però ciò che non avevano mai pensato fosse possibile, perché mancavano certe conoscenze di scienza della spirito, loro ritenevano che attraverso il medium si sarebbero messi in comunicazione veramente coi mondi spirituali, invece venivano unicamente comunicazioni da anime di morti, di morti da poco tempo, quindi hanno dimostrato soltanto che esistono esseri umani morti, non che esistono i mondi spirituali.

É stata un’enorme delusione lo spiritismo verso la fine del secolo scorso, per cui la maggioranza poi voleva ritirare questi esperimenti, ma ormai non era più possibile. Perciò, invece di avere delle comunicazioni sulle leggi del magnetismo, sulle leggi della radioattività, sulle leggi delle orbite celesti ecc., avevano comunicazioni sullo stato psicologico di questo che era morto, di quello che lui sperava, che nel cassetto c’era una lettera che si era dimenticato, che là c’era ecc. ; quindi un’enorme delusione. Cose tragiche son successe, e, in fondo, il fatto che c’erano frammenti di astralità... non era neanche una comunicazione con la totalità del morto, ci si metteva in comunicazione con frammenti dell’astrale dell’individualità, perché se si fosse entrati in comunicazione con l’individualità eterna di quello che era morto, questa individualità sarebbe stata in grado di comunicare per esempio le leggi del kamaloka, le leggi del purgatorio, le leggi del trapasso. No, niente, nulla, erano soltanto desideri o rammarichi propri del corpo astrale, legati al mondo fisico. Nella Baviera, all’inizio di questo secolo, c’è stato un caso clamoroso, di un certo prete cattolico che si chiamava Kreber - per farvi capire come si possono prender granchi, anche un prete cattolico che dovrebbe sapere che nel Nuovo Testamento ci sono cose ben più sublimi -, c’era un giovane che era soggetto a venire sbattuto fuori dal suo corpo, quindi non sufficientemente incarnato, non sufficientemente radicato nelle forze dell’Io. Faceva l’impressione che il corpo dovesse cadere giù per Terra, proprio faceva la mossa, e poi tornava su, proprio c’era dentro un demone, il parroco lo porta su all’organo, e il parroco sapeva che questo giovane non conosceva neanche le note, gli dice “là ci son due registri, non li hanno chiusi”, e il giovane comincia a suonare: una meraviglia! Passate circa due ore, torna giù, vede che questo qui fa per cadere, e adesso torna il giovane di prima che non ha la minima idea di quello che è successo, niente, la benché minima idea. Per la scienza dello spirito, la domanda che bisogna porsi è questa: che un fenomeno del genere è di una micidialità tale, perché la corporeità umana è l’estratto più sublime di tutta l’evoluzione terrestre, perché è lo strumento dell’Io. Ora immaginate questa individualità umana che si è costruita questo corpo in tutte le minuziosissime cesellature del cervello, per esempio, ad immagine della sua realtà spirituale; adesso immaginate quanto viene rivoluzionato, anche soltanto per due ore, che cosa significa che tutte le minime vibrazioni, infinite, di tutto questo corpo per suonare così divinamente l’organo. Quando questo Io umano ci ritorna dentro trova una casa che non corrisponde più al suo Io, e quindi il desiderio, la capacità di uscirne fuori aumenterà sempre. E dove l’essere umano tralascia, non svolge l’evoluzione dell’Io, la corporeità che dovrebbe andare di pari passo con l’evoluzione dell’Io, diventa talmente in contrasto con l’Io che bisogna lasciarla, non se ne può fare più niente, queste corporeità cadono nell’abisso, dice l’apocalista, non ci si può fare più niente.

Intervento: E, nel frattempo questo Io che esce?

Archiati: Diventa sempre più debole, fino a scemare del tutto, nel corso dell’evoluzione; ma ripeto: il fenomeno dello spiritismo è di enorme complessità. Ogni fenomeno che potenzia l’Io, quindi che aiuta l’essere umano ad essere più presente con la forza dell’Io, è cristico; ogni fenomeno che, in qualsiasi modo, indebolisce la coscienza dell’Io, è anticristico, quindi mettere, per esempio, l’essere umano in ipnosi è un fenomeno direttamente anticristico, perché il Cristo è la forza dell’Io, quindi ogni volta che l’Io viene indebolito andiamo verso il male. Cos’è che per eccellenza favorisce, fa crescere la forza dell’Io? La conoscenza, il pensiero. E là dove l’essere umano è tentato di rimettersi di nuovo in dipendenza da lui, il Cristo dice sempre “No, la tua fede ti ha salvato”13, significa la ???tua saldezza interiore” ti ha portato il risanamento dell’anima, quindi non io, io posso essere di aiuto, ma l’evento vero e proprio, ciò che è decisivo, lo devi compiere tu, se non lo compi tu, non è successo nulla.

Intervento: La Christian-science dice che l’uomo è a immagine di Dio, quindi non può ne ammalarsi ne fare cose disarmoniche; ogni volta che non rispecchia la sua immagine si ammala, però se si rimette in armonia Gesù lo guarisce. Pensando, per esempio, pensieri di pace, di amore, allora Gesù guarisce, cosa ne pensi di questo?

Archiati: Con la parola “Gesù” si possono intendere tante cose, comunque l’affermazione che non è la medicina che guarisce, è giusta, basta capirla nel modo giusto. Lo strumento esterno può essere un aiuto, ma le forze decisive sono sempre le forze dell’Io, e l’Io non vive per aria, l’Io è incarnato, bisogna prendere sul serio le leggi fisiche, ciò che è dato di natura.

La narcosi è diversa dall’ipnosi, perché fa uscire non soltanto l’Io ma anche il corpo eterico, perché altrimenti si potrebbe operare anche su di una persona che dorme. Il fenomeno però è diverso perché, prima di tutto, nella narcosi io devo vedere se ho a che fare con una persona che è d’accordo, bisogna vedere sino a che punto c’è una capacità di sopportare il dolore, perché potrebbe anche essere il dolore che suscita le forze di reazione. Ma supponiamo un’operazione più complessa, dove chi opera dice “o facciamo l’anestesia, oppure non è facile”, la scelta di essere posti sotto narcosi è, in fondo, un scelta libera di colui che la fa. L’altra differenza è che l’ipnosi può diventare una tossicodipendenza, ho sentito per esempio di un concertista di jazz che riesce a fare un concerto soltanto dopo un seduta di ipnosi. Ma poi, l’altro elemento fondamentale è che quando io accetto... un’anestesia è un elemento chimico, l’ipnosi è invece l’operare di un altro essere umano, questa è una differenza enorme, perché una cosa è stabilire un rapporto karmico, se vogliamo, con un elemento della natura, altro è appesantire un rapporto karmico togliendo la libertà umana, togliendo l’Io.

Questa quarta caratteristica di leggere i Vangeli in modo semplice, di non complicare le cose ha come opposto il fatto che Cristo diventa il signore del Karma, e cioè Steiner dice che fino ai nostri tempi, quando una persona moriva, si trovava di fronte, per un bilancio della vita passata, ad una figura del tipo di Mosè, cioè si trovava di fronte ad una figura che rappresentava la legge, e di fronte a questa legge si faceva il bilancio della vita, di ciò che era giusto e ciò che non lo era, in chiave di legge. A partire da questo secolo l’essere umano non incontra più il rappresentante della legge, si incontra con il Cristo, quindi il Cristo diventa signore del Karma, finora era Mosè. Ciò vuol dire che l’architettare del rapporto karmico finora era maggiormente in chiave di giustizia, a partire da ora la giustizia non basterà più, perché una delle caratteristiche fondamentali del nostro tempo è che gli esseri umani saranno sempre meno in grado di accordarsi gli uni con gli altri, questa è una delle caratteristiche del nostro tempo. In Jugoslavia per esempio, perché non riescono ad accordarsi su ciò che spetta ad ognuno? Questo non poter più accordarsi su ciò che è giusto, per cui la cosiddetta giustizia diventa sempre più ingiusta, proviene dal fatto che con l’aumentare dell’egoismo e con l’aumentare del materialismo, ognuno di noi vive sempre più personalmente i suoi diritti, mentre i diritti dell’altro diventano una teoria. Sempre di meno avremo persone capaci di dare uguale peso ai propri diritti e ai propri doveri, i diritti peseranno sempre di più mentre i doveri verranno a cadere. Questo fra l’altro è ciò che mi preoccupa della situazione italiana, perché la situazione italiana adesso si trova in un momento dove la realtà politica ha perso quasi ogni base di apprezzamento nella popolazione. Qual è l’altro rifugio che subito si trova? È quello della giurisprudenza, il voler risolvere le cose in chiave di legge, ma questo significa soltanto che gli esseri umani non sono più capaci di accordarsi su ciò che è giusto, e siccome viviamo questa svolta, che la legge non serve più, Cristo che diventa signore del Karma significa che i pareggi karmici nell’umanità non basta più cercarli in senso di giustizia, ma bisognerà cercarli con lo spirito dell’amore. Quindi, Cristo signore del karma significa che la sua infinita immaginativa morale è quella di porre ogni essere umano nelle condizioni di esplicare più forze di amore possibili verso ogni altro essere umano che gli appartiene karmicamente. Ciò significa che quando noi siamo tra la morte e la nuova nascita non ci chiediamo più quali eventi karmici devo scegliermi per pareggiare in modo che io venga in pari; ci chiederemo, cercheremo quel tipo di pareggio karmico che maggiormente giova a tutti gli esseri umani. Rendersi conto che il Cristo è risorto, il Cristo nel mondo eterico, che il Cristo diventa il signore del karma, è l’opposto dell’approccio semplice ai Vangeli, perché qui la figura del Cristo ci diventa agli occhi spirituali ciò che di più complesso si possa immaginare: la fantasia, l’immaginativa morale al livello più infinito, che l’essere umano soltanto alla fine della sua evoluzione potrà capire.

Questi sarebbero alcuni pensieri sulle due grandi scelte del nostro tempo, per cui ogni essere umano o compie quotidianamente passi nella direzione dell’incontro del Cristo nell’eterico, o compie passi che favoriscono il successo di Arimane che si incarna, che lui lo sappia o meno. O è da questa parte o è da quest’altra parte, in termini specifici del nostro tempo, perché l’incarnazione di Arimane non c’è mai stata e non ci sarà mai più, l’incontro col Cristo comincia proprio nel nostro tempo.

Intervento: Adesso che il signore del karma non è più Mosè ma il Cristo, cambia anche il rapporto con gli esseri elementari?

Archiati: Certo che cambia, tutto cambia dove cambia la qualità fondamentale della giustizia e dell’amore, cambia ogni cosa. Prendiamo un essere umano che muore dopo aver vissuto tutta una vita con la mentalità della giustizia facendo tutto per dovere (nelle conferenze sul karma, Steiner descrive che tipo di seconda vita avviene quando un essere umano vive tutta una vita con l’atteggiamento fondamentale del dovere14). Un essere umano che ha vissuto tutta una vita in regime di giustizia è chiaro che genera, che suscita nei mondi elementari tutt’altre cose che un essere umano che ha capito che con la giustizia non ne veniamo più a capo, e quindi si è sforzato di dare agli altri più di quanto è giusto, perché quanto è giusto è sempre troppo poco. La sapienza dell’amore sta proprio in questo: che non calcola, non misura, perché dov’è la misura giusta, dove termina la misura giusta? La forza intrinseca dell’amore è quella di non misurare, cioè perché non si misura? Perché la dinamica dell’amore - va capito senza sentimentalismi -, succede che portata alle conseguenza ultima, è il dono di sé, l’immolazione, il donare se stessi totalmente, che poi è l’essenza del mistero del Cristo, l’offerta.

Che significa che nel cosmo, nell’evoluzione umana, al centro dell’evoluzione c’è questa totale immolazione di sé dell’essere solare? Significa che la realizzazione massima delle forze dell’Io è il dono di sé. Ecco il paradosso ultimo della scienza dello spirito: che là dove un’individualità costruisce forze tali di decisionalità dell’Io da donare l’Io, in toto, per l’evoluzione degli altri esseri, paradossalmente questo dono totale di sé è la realizzazione massima dell’Io stesso. Questo è espresso dal Cristo quando dice: “Colui che vuol salvare la propria anima, la perde; colui che invece la perde, che la da per gli altri, la trova veramente”15; ci sono tante frasi paradossali del Cristo, che vogliono esprimere questo paradosso ultimo che il dono di sé è la massima realizzazione di sé, perché per il dono di sé ci vogliono le forze più immani dell’Io. Se ci sono queste forze vuol dire che l’Io si è massimamente realizzato: quindi, il donare se stessi senza condizioni, è il ritrovare se stessi. Però va capito come legge oggettiva, non come ricatto, perché se non ci si autorealizza, se si perde l’altro lato della realizzazione si perde anche la donazione, allora non è un vero donarsi, perché il Sé non c’è e non si può donare. Quindi la realizzazione massima della libertà è la forza dell’amore, dove la crescita dell’altro è la crescita mia, e la mia crescita è la crescita dell’altro perché nel Karma siamo una cosa sola. Nel Karma, non in un sentimentalismo che non conosce i misteri del Karma. Prendiamo l’esempio di una individualità che si vuole incarnare... senza la prospettiva della reincarnazione, per esempio, mancano le basi per comprendere un evento come l’aborto, oppure una persona che non vuole aver figli... Riguardo a quest’ultima cosa, un’affermazione molto importante che fa Steiner, e che va in senso opposto all’ascetismo cattolico, che ha considerato il celibato come superiore al matrimonio, è relativa alla scelta di non rendersi strumento per l’incarnazione di un’individualità: se noi la facessimo pensando che sia meglio, cadremmo in uno spirito di ascesi che disprezza la realtà corporea, la considera come male, e in questo contesto dice che non si tratta di sapere se è meglio o peggio, si tratta - ed è una valutazione che ognuno può fare soltanto per se stesso -, si tratta di vedere se chi non genera fisicamente, riceva il diritto di non generare biologicamente per il fatto che questa generazione biologica si sostituisce con un altro tipo di generazione. Allora è giustificato, cioè la scelta di non generare fisicamente deve essere giustificata da una generazione ad altri livelli.

Intervento: sul significato del guardiano della soglia.

Archiati: II guardiano della soglia significa che c’è una soglia, con un guardiano, che prima era Mosè e adesso è il Cristo. Qual è il concetto di guardiano della soglia? Che ci sono due mondi diversi, altrimenti non ci sarebbe una soglia, sarebbe un trapasso graduale. Se sono due mondi diversi, hanno leggi del tutto diverse; il guardiano è un’entità che dice “sta attento, che quando passi da questo mondo a quest’altro, devi invertire il tuo modo di pensare, le leggi che valevano di là dalla soglia non valgono di qua, e viceversa”. Ecco il guardiano, e se tu sei in grado soltanto di comprendere le leggi di questo mondo, ti danneggeresti in un modo infinito se portassi queste leggi nell’altro mondo, perché capiresti tutto a rovescio, potrai passare soltanto quando avrai imparato a invertire le leggi di questo mondo, e, quindi, sarai capace di vivere in tutte e due i mondi con le loro leggi diverse. Un esempio fondamentale, di cui Steiner parla in tutte le conferenze sull’Apocalisse, è il concetto del bene e del male: nel mondo fisico, noi dobbiamo attenerci ad una distinzione tra il bene e il male che è di carattere morale, che per il mondo fisico è necessaria. Se noi crediamo che questa distinzione valga anche per i mondi spirituali, moraleggiamo in un modo assoluto, perché nei mondi spirituali, Arimane non è male, anzi ha compiuto un atto di offerta di sé. Steiner parla sempre dell’offerta di sé che hanno compiuto questi esseri luciferici ed arimanici, che hanno accettato il ruolo di anticipare ecc. in modo che sia possibile l’evoluzione nella libertà. Quando entriamo nel mondo spirituale quindi, dobbiamo stabilire un rapporto con Arimane che è diverso, che non lo vede come male, e quando torniamo indietro, dobbiamo di nuovo imparare a considerarlo come male.

Ora, dove parla della meretrice di Babilonia, Steiner dice che il fenomeno fondamentale della meretrice di Babilonia è il fenomeno del nichilismo, del medium: il medium è un fenomeno dell’abisso evolutivo perché il medium trapassa dal mondo fisico al mondo spirituale senza cambiare di registro, e, quindi, prima o poi si corrompe moralmente perché non è più in grado, nel mondo fisico di distinguere bene e male. Ecco il fenomeno, dal punto di vista spirituale, della meretrice, nel senso che l’anima umana si congiunge sempre di più col mondo spirituale e col mondo fisico senza distinguere l’uno dall’altro, e quindi è un connubio non puro, impuro nel senso che intorbida l’un mondo con le leggi dell’altro. Nell’interpretazione tradizionale, tutto è stato ricondotto alla sfera sessuale, quando si tratta invece del fatto di snaturare un regno portandoci dentro le leggi dell’altro: la parola greca nell’Apocalisse è porneia, porne…a, da cui pornografia, ma il concetto greco di porneia non c’entra quasi niente con la sfera sessuale, è l’adulterare di un regno con le leggi dell’altro, quindi l’agire nel mondo fisico con leggi che valgono soltanto per il mondo spirituale, e l’agire nel mondo spirituale con leggi che valgono soltanto per il mondo fisico. Anche lo spiritismo era il tentativo di dimostrare lo spirito facendolo comparire al livello di materia, coi piatti che volano, coi bicchieri che si muovono, si vuol dimostrare la presenza dello spirito attraverso la materia, immaginate che contraddizione! Questo fenomeno è, per l’Apocalisse, un fenomeno di porneia, nel senso più profondo della parola, dove non c’è più il guardiano della soglia, dove non c’è più proprio il passaggio di registro. Dove il Cristo dice per esempio “Il mio regno non è di questo mondo”16 esprime una legge fondamentale che è questa: nel mondo fisico, per conseguire qualcosa nel mondo fisico, bisogna avere potere, più però una persona accumula potere nel mondo fisico e più è leggera come una piuma, non vale nulla, nei mondi spirituali, ecco come le cose si invertono. Chi invece vuole avere peso nei mondi spirituali, sa già in partenza che non deve cercare, non deve avere nessun potere sulla Terra. Se io intorbido le due cose e penso che si acquisti maggior peso spirituale acquistando più potere sulla Terra, accumulo soldi, accumulo potere politico ecc. ecc., questo è un puro potere di porneia: altro che la sessualità!

Intervento: ma non dipende anche dall’atteggiamento interiore con cui si esercita un potere? Perché se io lo esercito con l’atteggiamento di rendere un servizio…

Archiati: No, il problema è un pochino più complesso, la domanda è un altra, la domanda è quella dei meccanismi che sono necessari per arrivare al potere: tu hai parlato solo della gestione, quando uno c’è l’ha, ma il problema è come ci arriva. Si può arrivare ad un certo potere sulla Terra soltanto essendo più potenti di altri, in un altro modo non è possibile, perché se io decido sempre di essere meno potente di un altro, il potere va all’altro. L’affermazione del Cristo è radicale: “il mio regno non è di questo mondo”, perché cerco il peso nel mondo spirituale, quindi non lo cerco, e non lo voglio nel mondo fisico. Poi quello di dire “io adesso il potere che ho, lo esercito in modo positivo” è una specie di illusione moraleggiante, perché il problema è il meccanismo insito nell’acquisizione di potere.

Si può costruire forza spirituale soltanto demolendo energie vitali, quindi il “peso” nel mondo fisico, sono polarmente opposti. L’esplicazione di una forza spirituale è possibile soltanto grazie al consumo di una base materiale, che quindi viene continuamente ricostruita, ma soltanto per poter essere di nuovo consumata. Steiner dice che per ogni forza che noi esplichiamo nel mondo fisico, va bene se c’è la controparte spirituale. La controparte spirituale della radioattività, per esempio - la radioattività è materia che si consuma -, quale sarebbe la controparte spirituale che rende legittima la radioattività? Il pensare puro, il pensare puro è pura radioattività spirituale; nella misura in cui noi creiamo questa radioattività, va bene anche l’altra, perché se il sostrato materiale si brucia senza che sia avvenuta l’evoluzione che sarebbe dovuta avvenire grazie a questo consumo, allora abbiamo il consumarsi del sostrato materiale senza che sia avvenuta l’evoluzione spirituale. Oppure l’esempio del cinema, Steiner dice se uno ha la capacità immaginativa, può vedere il cinema dalla mattina alla sera, non gli fa nulla, perché il cinema è un meccanismo di immagini, non è reale, son tutti effetti, è una costruzione atomistica, crea l’illusione di una continuità dove invece è tutto discontinuo, quindi illusione di continuità nell’atomismo, qual è l’opposto? È la continuità assoluta del mondo spirituale, quindi se io ho la forza della continuità a livello immaginativo, questo non mi danneggia nel modo più assoluto.

Archiati: (in risposta ad una domanda) La visione del Cristo nell’eterico è la prima visione del futuro che si rende oggi possibile a tutti gli esseri umani, mentre finora l’umanità ha avuto soltanto immagini del passato, della memoria, finora ha saputo solo rendere presente il passato. Ora diventa possibile, per la prima volta rendere presente il futuro, quindi diventiamo più capaci di una coscienza che abbraccia cose che prima, invece, venivano vissute l’una dopo l’altra, è l’esempio del fine settimana che i genitori abbracciano tutto, i bambini invece ce l’hanno presente un giorno dopo l’altro. Nell’Apocalisse ci sono due immagini fondamentali per la durata, per la compresenza, quindi per lo sguardo d’insieme, e per ciò che viene l’uno dopo l’altro: l’immagine del trono, e di chi è seduto sul trono, quindi non è in piedi che cammina, perché camminando i passi sono l’uno dopo l’altro; quindi il camminare è un immagine del tempo, delle cose l’una dopo l’altra, il decimo passo io non l’ho ancora compiuto quando faccio il primo passo, invece chi è seduto sul trono ha uno sguardo d’insieme. Dove c’è il trono quindi è sempre un’immagine della durata, dell’eternità, della contemporaneità, è lo sguardo dell’Io superiore che abbraccia tutto l’arco di una vita. Dove ci sono immagini di chi cammina o di chi cavalca, son tutte immagini di movimento nel tempo, quindi di evoluzione; ecco le chiavi di lettura fondamentali per capire le immagini dell’Apocalisse. E questi ventiquattro “seniori” (anziani NdR) sono l’insieme di tutto il divenire, gli “impulsatori”, li chiama Steiner, di tutto il divenire, qui c’è tutto, perché è già tutto presente, quindi la fine è già presente all’inizio.

Intervento: Perché si inchinano al trono?

Archiati: Perché loro sono ventiquattro, quindi dodici e dodici, ma si riassumono tutti nel mistero del Cristo.

Riprendiamo dal versetto 4, vedendo un pochino quali sono le difficoltà che saltano fuori. L’Apocalisse è un testo che si presenta in immagini, la differenza fondamentale fra un’immagine e un concetto è che un’immagine, ogni immagine è inesauribile nei suoi significati, quindi permette molte interpretazioni, invece un concetto è preciso. Lo scopo del concetto è quello di avere un significato solo, lo scopo dell’immagine è quello di permettere sempre nuovi aspetti di interpretazione, un esempio sono le sette lettere, scritte alle sette comunità dell’Asia minore: erano sette vere comunità che c’erano a quei tempi, alcune erano comunità pagane, altre comunità giudaiche, in comune avevano il fatto di aver assunto l’evento del Cristo. Abbiamo quindi un settenario di tipo di comunità. La prima rappresenta il periodo di cultura indiano, la comunità di Efeso in effetti era, fra tutte le comunità che c’erano allora nell’Asia minore, quella che maggiormente conservava in sé il carattere del prima periodo di cultura, del periodo di cultura indiano, effettivamente non nel senso che l’apocalista se lo immagina; la seconda, quella di Smirne, era quella che conservava maggiormente il carattere del periodo di cultura persiano. Se uno vuol leggere le conferenze contenute nel volume più piccolo, che in italiano non è tradotto17, Steiner da tutta un’altra chiave di lettura e dice che queste sette comunità rappresentano ciascuna una delle sette parti dell’essere umano, quindi in ciò che viene detto di Efeso abbiamo i misteri dell’evoluzione del corpo fisico, in ciò che viene detto per Smirne abbiamo i misteri dell’evoluzione del corpo eterico, in ciò che viene detto nella lettera a Pergamo abbiamo i misteri dell’evoluzione del corpo astrale ecc., Tiatira dell’Io, Sardi il Sé spirituale, Filadelfia lo spirito vitale e Laodicea l’uomo spirito. Uno potrebbe chiedersi, ma allora è valida la prima prospettiva o è valida la seconda? Son valide tutte e due, e probabilmente ce ne sono ancora altre. Quindi, vediamo un po’ quali espressioni ci risultano chiare tenendo presenti tutte e due le prospettive, quella dei periodi di cultura da un lato, e quella degli arti costitutivi dall’altro; guardando alla lettera scritta alla comunità di Efeso abbiamo, da un lato quello che va detto alla cultura indiana, e dall’altro quello che va detto sul corpo fisico, sull’evoluzione globale del corpo fisico.

2, 1 All’angelo della Chiesa di Efeso scrivi: così parla colui che tiene nella sua destra le sette stelle e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro:

L’angelo è in questo caso l’arcangelo della comunità, quindi il vescovo, inteso in senso reale, che rappresentava a livello visibile lo spirito della comunità. Vi ho già accennato che a quei tempi non c’era un cristianesimo istituzionale, la comunità stessa individuava quella persona che maggiormente aveva la capacità di cogliere lo spirito comunitario, capace di risolvere le liti per esempio, di sottolineare ciò che accomuna le persone, e lo faceva vescovo, cioè sanciva, dava atto che questo dono, questo carisma c’era, quindi lo eleggeva vescovo, cioè rappresentante dell’angelo, dell’arcangelo della comunità.

2,1 ...scrivi: così parla colui che tiene nella sua destra le sette stelle e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro.

Chi è costui? È l’impulso dell’Io, che è la totalità dell’evoluzione, e scorre per tutti e sette questi impulsi; le sette stelle sono gli spiriti, sono da un lato gli angeli spirituali di questa comunità, nell’altra prospettiva le sette stelle sono la realtà spirituale del corpo fisico, del corpo eterico, del corpo astrale ecc., i candelabri sono i ricettacoli umani, cioè la realtà terrestre in cui queste stelle, la luce di queste stelle viene accolta.

2,2 Mi è nota la tua condotta, la tua fatica, la tua costanza, so che non puoi soffrire i malvagi, infatti hai messo alla prova quelli che si spacciavano per apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi;

2,3 hai costanza avendo sofferto per il mio nome senza venir meno,

2,4 ma debbo rimproverarti che non hai più l’amore di un tempo...

in greco è il “primo” amore, tradurre l’amore di un tempo significa non avere più nessuna possibilità di comprensione: il “primo” amore, cioè l’amore primo che è stato dato all’inizio. Steiner spiega in un modo molto bello e anche molto chiaro che, finita l’evoluzione atlantica, che è servita diciamo a fare calare definitivamente l’essere umano nella fisicità ed è stata l’epoca in cui l’evoluzione si svolgeva ancora nell’elemento dell’acqua (vedremo che delle due colonne dell’evoluzione, una è nell’acqua, che riassume tutta l’evoluzione atlantica, e una sulla Terra, e riassume tutta l’evoluzione postatlantica, nella quale siamo adesso), col cominciare dei periodi postatlantici si è impresso un impulso, l’impulso dell’Io, quindi l’amore alla Terra, l’amore all’incarnazione, l’amore all’egoità che si esprime dentro al corpo fisico. Questo è il “primo” amore, questo impulso, dato all’inizio di tutta l’evoluzione postatlantica, è quindi l’amore di voler lasciare dietro a sé la nostalgia dei mondi spirituali, del paradiso, e di rivolgersi decisamente in avanti, verso un’incarnazione sempre più definitiva, per poter fare l’esperienza dell’Io dentro al corpo fisico. In che senso la cultura indiana è venuta meno al primo amore? È venuta meno al primo amore nel senso che ha fatto molta fatica, (ed Efeso che conservava lo spirito dell’epoca paleoindiana, si trovava nella stessa situazione), la fatica di decidersi a lasciare il mondo spirituale per incarnarsi sempre più definitivamente dentro al mondo fisico. La cultura paleoindiana e la comunità di Efeso vivevano nella nostalgia del mondo spirituale, nel disprezzo della Terra (e ancora oggi, nel buddhismo e nell’induismo la Terra è considerata come illusione, come maya), quindi nella incapacità di restare fedeli a questo primo amore, che è l’amore alla Terra.

Con quale gesto accompagna il Cristo questo settenario dei periodi di cultura? Con un gesto incarnatorio, scende sempre più giù verso la Terra sino ad incarnarsi, fino a passare per la porta della morte e fino a fare irrevocabilmente della Terra il suo corpo, in un modo reale e non metaforico, per cui noi oggi possiamo dire che la Terra è il corpo del Cristo: allo stesso modo in cui io dico “questo è il mio corpo”, non in modo metaforico, perché il mio spirito compenetra questa materia, in senso altrettanto reale Cristo, come essere spirituale, compenetra la totalità del corpo terrestre.

Al versetto 6, si parla dei Nicolaiti:

2,6 Tuttavia hai questo di buono, che detesti la condotta dei Nicolaiti, che anch’io detesto...

La parola greca “Nicolaiti” dice il significato, Nike è la vittoria e Laos è il popolo (n…kh e laÒj), sono le persone nelle quali vince l’anima di gruppo, quindi manca l’individualità. Se vogliamo sono le persone nelle quali prepondera ciò che è corporale, ciò che è di razza e non ciò che è individuale; e questi Nicolaiti erano una vera setta che c’era ad Efeso, dicevano che nell’essere umano è essenziale ciò che lui porta nella sua natura corporea. Sarebbe interessante vedere se la parola italiana “primo amore” conservi qualche eco dei concetti apocalittici, perché qualche secolo fa questi testi erano conosciuti a memoria, erano testi su cui le generazioni cristiane meditavano quotidianamente. In questo contesto del “primo amore” che è l’amore alla Terra, Steiner sottolinea la differenza fondamentale tra religioni di redenzione e religioni di resurrezione: religioni di redenzione (tipica è il buddhismo) sono religioni che vedono la salvezza dell’essere umano nell’affrancarsi dall’elemento terrestre, nell’affrancarsi, nel liberarsi dalla materia lasciandola indietro, in fondo senza chiedersi quale sarà poi il destino cosmico di questa materia, ci si preoccupa soltanto di salvare l’essere umano. Il cristianesimo, invece, è una religione di risurrezione, nel senso che la risurrezione è la forza dello spirito di redimere la materia, non di lasciarla indietro; nel cristianesimo non c’è redenzione umana senza che vengano insieme redenti tutti i regni della natura, il mistero della resurrezione del Cristo è il mistero della spiritualizzazione Terra. Alla fine della lettera c’è un’altra espressione: “l’albero della vita”.

2,7 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: al vittorioso farò mangiare dall’albero della vita, che è nel paradiso di Dio.

Questo “albero della vita” Steiner lo spiega con l’altra prospettiva dell’evoluzione delle sette parti del corpo umano, e cioè che la perfezione del corpo fisico consiste nel rendersi sempre più simile al corpo eterico, sempre più simile all’albero della vita. All’inizio di queste conferenze, Steiner dice in modo molto chiaro che in Efeso c’era una comunità, una chiesa che ha accolto in sé il cristianesimo, ma lo mostrava in una coloritura così come era ancora propria del primo periodo di cultura, che era avulso dalla vita esteriore, non era ancora imbevuta di amore per ciò che è il compito specifico dell’uomo postatlantico.

Ora Smirne: abbiamo a che fare, da un lato, con i misteri del periodo di evoluzione del periodo persiano, quindi Zarathustra, il rapporto fra il bene e il male, fra Aura Mazda e Aryman, e, dall’altra parte, abbiamo a che fare con i misteri del corpo eterico:

2,8 All’angelo della chiesa di Smirne scrivi: così parla il primo e l’ultimo, che era morto ed è tornato alla vita:

l’impulso dell’Io è il primo e l’ultimo, questo primo e ultimo, alfa e omega (cfr. capitolo I, versetto 8), che era e che è per venire. Qual è l’impulso che non viene mai sorpassato, che non è mai fuori moda, che è sempre attuale? È quello che abbraccia tutto, perché ogni impulso che è parziale si compie e viene sostituito dal seguente, invece l’impulso che non è mai sostituibile, che vale sempre, è quello che esprime la totalità dell’evoluzione terrestre, cioè l???impulso dell’Io. Tutta l’evoluzione saturnea è servita a conferire all’essere umano le fondamenta del corpo fisico, l’evoluzione solare ha conferito i fondamenti del corpo eterico, l’evoluzione lunare ha conferito i fondamenti del corpo astrale e tutta l’evoluzione terrestre è per il conseguimento dell’Io, perciò questo impulso non è mai superabile. In altre parole non ci può esser qualcosa di meglio della libertà, c’è un sempre maggiore perfezionamento della libertà, ma non un superamento. C’è qualcosa di superiore alla libertà? In questo contesto possiamo vedere la sfera della libertà come una sfera mediana: la libertà specificamente umana è la libertà di scelta fra bene e male, al di sopra e al di sotto ci sono altre due sfere. Il criterio del bene e del male, nell’ambito morale, è la libertà del volere, non il vero e il falso, che riguardano la conoscenza. Se io faccio qualcosa sapendo che diminuisce la mia libertà, è male, un altro male morale non c’è, e un altro bene morale che l’aumento della libertà non esiste. Si è tentato di costruire una natura umana metafisica, con dei contenuti moralistici indipendentemente dalla libertà. Se io decido di trascurare la mia intelligenza, la mia capacità di distinguere fra bene e male, è male, perché mi rende meno libero. La conoscenza è un dovere morale. Di fronte alla realizzazione della libertà nessun essere umano è libero, nel senso che la libertà è un assoluto dovere morale, non è lasciato libero all’essere umano di essere libero o no, se vuole essere un essere umano deve essere libero, deve diventare libero, altrimenti si annienta: è insito nella libertà umana il fatto di essere perdibile. C’è una sfera superiore dove non c’è più la possibilità di perdere la libertà, per esempio il Cristo non ha la scelta fra il bene e il male, perché la sfera superiore è la scelta fra bene e bene. Un essere che può scegliere solo fra bene e bene, è superlibero, perché non è più in grado di perdere la libertà, però questo gradino qui non è più umano, al livello attuale dell’evoluzione è sopraumano. Supponiamo adesso un essere perfetto, il Cristo per esempio, che sempre, in ogni situazione, sceglie ciò che conserva la libertà, e non sceglie mai di perderla, non è più capace, non ha proprio più la possibilità di perderla, mentre la nostra libertà, specifica umana è quella di non essere sempre liberi, siamo liberi ancora di perdere la libertà. In una conferenza Steiner dice che la perfezione della libertà sta nel compiere liberamente, volitivamente, ciò che è necessario nella logica dell’amore; ci si potrebbe chiedere: che tipo di azioni fa il Cristo? Genera nei confronti di ogni essere umano quel tipo di pensieri che massimamente aiutano questo essere umano a fare un passo avanti nella sua capacità di libertà. Un altro essere non si può rendere libero, nessuno lo può rendere libero dal di fuori, però una grande domanda, anche in campo terapeutico, di recupero delle persone, è: come si fa per aiutare l’altro a diventare più capace di libertà?

Intervento: Con l’esempio.

Archiati: Ma l’altro non può copiare me, perché io sono totalmente diverso da lui, quindi l’altro può essere libero soltanto a modo suo, perché se copia la mia individualità è tutt’altro che libero. Aiutare l’altro a diventare più capace di libertà significa renderlo più capace di conoscenza, perché la libertà è possibile soltanto nella conoscenza. Aiutare l’altro, come aiutare l’altro a diventare più libero è un problema di tecnica morale, per usare i termini di “Filosofia della libertà”, e anche di tattica morale, perché devo vedere il carattere di questa persona, devo vedere la sua disposizione o disponibilità ad entrare in certe articolazioni del discorso.

Prendiamo i nostri maestri, sono cose che noi diamo per scontate ma il karma ci ha dato dei maestri. Se uno vive in Africa, presso certe tribù, si rende conto che non dappertutto c’è un maestro che risveglia le capacità conoscitive, e la “nonnina” che ha scarse capacità conoscitive è così proprio perché ai tempi suoi la formazione era più rudimentale, quindi la prossima volta, nella prossima incarnazione dovrà aggiungere questa nuova dimensione, la dimensione conoscitiva, al suo essere.

La sfera sotto alla libertà è la sfera dove c’è la scelta solo fra il male e il male, la sfera che l’Apocalisse ci propone nei suoi termini più esasperati, dove ci sono esseri che non possono fare altro che fare di tutto perché l’essere umano perda la sua libertà. Lucifero e Arimane non possono mai volere il bene, possono solo avere intenzioni schiavizzanti a livello umano.

Le altre chiese le lasciamo al lavoro personale?

Intervento: Possiamo fare quella di Sardi che è il quinto periodo, e quindi ci riguarda?

Archiati: Facciamo quella del quinto periodo. In una conferenza ai sacerdoti alla fine della sua vita, Steiner paragona la prima con la quinta, la chiesa di Efeso e quella di Sardi, dove descrive il carattere dei misteri nella città di Efeso e nella città di Sardi, e descrive queste due comunità come una vera polarità. Ad Efeso il divino era contemplato nello svolgersi quotidiano, per cui questa Diana, la sacerdotessa che impersonava la dea Diana oppure un sacerdote che impersonava un altra divinità, li si vedeva camminare nella città di Efeso di giorno e si contemplava il divino non nel mondo spirituale ma proprio incarnato a livello visibile sulla Terra e c’era già una distinzione fra i cinque pianeti notturni e i due pianeti, il Sole e la Luna. Uno, il Sole, considerato come astro del giorno, e la Luna come astro notturno. Nella comunità di Sardi invece il giorno non contava quasi nulla, di giorno si facevano le cose che c’erano da fare, mentre i veri processi misterici avvenivano durante la notte, nello scandagliare i misteri del cielo stellato; quindi per la comunità di Sardi, il Sole e la Luna non erano ancora messi a parte, come due astri particolari, ma si parlava di un settenario di pianeti, tutti allo stesso livello, i cinque più Sole e Luna, ma Sole e Luna venivano considerati allo stesso livello degli altri. Si potrebbe dire che i misteri di Sardi erano misteri notturni, del cosmo notturno, e i misteri di Efeso erano misteri diurni.

Intervento: Ma il sole di notte non si vede, come poteva essere considerato notturno?

Archiati: Parlando di misteri, parlavano del Sole a mezzanotte, quindi del Sole che si esperiva spiritualmente dall’altra parte del corpo terrestre, e di giorno, quando si vedeva fisicamente, non lo consideravano importante. Cercavano quindi lo spirituale nel cosmo durante la notte, quando c’era la presenza spirituale del Sole, e Steiner dice che, proprio per questo, dove si parla della comunità di Sardi, si parla delle stelle, e delle stelle che cominciano a cadere sulla Terra. Nell’Apocalisse c’è spesso l’immagine delle stelle che cadono, del Sole che cade, della Luna che cade, cosa significa che le stelle cadono sulla Terra? Significa che - soprattutto a partire dalla nostra epoca, questo cadere poi diventerà nel quinto sigillo di particolare importanza -, che l’anima cosciente è chiamata a rendersi conto di tutto l’operare dei corpi celesti dentro la Terra. In altre parole le forze delle stelle cadono sempre sulla Terra, perché tutto quello che avviene sulla Terra sono le stelle dentro la Terra, chi è che tira fuori le piante a primavera? Il Sole, quindi se il Sole non cadesse sulla Terra non succederebbe nulla sulla Terra. Dov’è un’entità? Là dove opera, quindi se il Sole opera sulla Terra in un modo così formidabile il Sole è sulla Terra, la Luna è sulla Terra, quindi da sempre cadono tutte le stelle sopra la Terra. Una caratteristica fondamentale della città di Sardi poi sono le vesti candide: una bellissima spiegazione che da Steiner del mistero delle vesti candide, che è particolare proprio della nostra quinta epoca, è che viviamo in un’epoca in cui riusciremo a risvegliarci alla realtà animico-spirituale dell’altro soltanto se impareremo a guardare oltre alla tunica che l’essere umano porta in quanto cittadino della Terra. Dobbiamo cioè guardare al di là dei titoli, al di là della posizione sociale, al di là della grandezza del portafoglio, perché tutto questo sono gli abiti non candidi, sono abiti sporchi, sono abiti che intorbidano il nostro sguardo sull’essenza dell’essere umano. Quando andiamo al di là di tutte queste scorze esteriori, e arriviamo all’individualità, siccome è una individualità eterna, spirituale, la vediamo nella sua realtà candida, spirituale: qual è l’essere puro di ognuno? Il suo Io, tutto il resto è impuro. Quando io guardo al professore o al dottore o al maestro ecc., lo sguardo si è intorbidato: quindi, è chiaro che noi viviamo nell’epoca in cui la tentazione di mettere in primo piano questi altri abiti è la più grande che ci sia mai stata, proprio perché siamo chiamati all’interazione con questo ostacolo, a saper andare al di là dell’apparenza. L’abito candido di ognuno è la sua capacità di pensare, perché se io non vedo questo abito candido della sua potenzialità assoluta di essere pensante, allora mi sparisce del tutto la dimensione spirituale dell’altro. Siamo chiamati a coglierci a vicenda nella libertà.

Intervento: “Tu hai nome di vivo, e sei morto”, qui, nella lettera di Sardi?

Archiati: Nel quarto periodo di cultura, è sorta l’esperienza della morte, la coscienza della morte, e nel quinto periodo di cultura l’essere umano vive come se fosse morto, perché è la culminazione, il culminare del materialismo, quindi è l’uccisione dell’essere umano in quanto essere spirituale. Nella sesta epoca, invece l’evoluzione si capovolge di nuovo, e ci sarà da un lato la razza morale del bene, l’amore reciproco (Filadelfia), e dall’altro la razza morale del male, la perdita della libertà; ma morta spiritualmente come è oggi, come è nella quinta epoca, l’umanità non lo è mai stata, con l’illusione di essere viva.

Intervento: Perché dici che nella quarta si è sperimentata la morte?

Archiati: E’ sorta l’esperienza della morte, perché si sono chiuse le porte della nascita e della morte, con Aristotele soprattutto, e si è cominciato ad esperire i due limiti della nascita e della morte come due limiti assoluti, perciò è sorta l’esperienza della morte, ma l’essere umano non era ancora morto nel modo assoluto come lo è nell’epoca del materialismo. Per questo Achille dice: “Meglio essere uno schiavo un servitore di un nullatenente sulla Terra, che un re nel regno delle ombre”.

Poi, l’ultima caratteristica fondamentale di Sardi è che in questa quinta lettera per ben due volte - nelle altre mai -, si parla del vegliare, del ridestare la coscienza. Nel versetto 2 e nel versetto 3, due volte c’è il verbo gregorein grhgore‹n in greco, che è un appello alle forze dell’anima cosciente... quello che dicevamo prima sul come si fa capire all’essere umano la sua responsabilità morale di fronte alla conoscenza? L’Apocalista lo fa dicendo: “svegliati, e renditi conto della rilevanza morale della conoscenza!”, più di tanto non può fare, è un appello. Questo appello non si poteva fare in un modo così decisivo nell’epoca precedente, che era quella dell’anima senziente-razionale, bisogna farlo nell’epoca dell’anima cosciente. Se una persona non si rende conto, non si rende assolutamente conto della decisività della conoscenza, lì è l’impotenza ultima, perché il primo passo che io compio diventa una manipolazione dell’altro, ledo la sua libertà. Quindi di fronte al fatto che l’altro è ignaro della rilevanza assoluta della conoscenza, io sono del tutto impotente, del tutto disarmato, allora posso solo amare questa persona. Sono chiamato qui ad agire in chiave di magia bianca, quindi sostituirmi io a decisioni che lui non sa prendere, oppure sono chiamato a voltarmi e a rispettare questo mistero ultimo della mia possibilità di conseguire qualcosa a livello del rapporto diretto. Io posso poi, nella mia cameretta, far sorgere pensieri infiniti di amore che questa persona possa arrivare a far sorgere un primo barlume, quelli sono fatti miei personali, non riguardano più l’interazione con questa persona. Quindi la non capacità dell’altro della libertà, è il limite ultimo della mia possibilità di entrare in rapporto con lui.

II principio di scrittura delle sette lettere... ne abbiamo indicati due, uno era quello storico-evolutivo dell’epoca postatlantica con i sette periodi di cultura, l’altro era quello, diciamo, più umano essenziale, metafisico, dei sette arti costitutivi dell’essere umano. Per quanto riguarda l’aspetto evolutivo, le cose non sono così semplici come potrebbe sembrare a prima vista, perché l’Apocalista ci da sette immagini di gradini evolutivi, che si ripetono sempre, perché in fondo l’inizio di questo settenario lo si può mettere a qualsiasi punto dell’evoluzione, basta che poi si conosca bene il tipo di sequenza che c’è, la gradazione che c’è, passando dall’uno all’altro, è questo non è facile. Per esempio in queste conferenze qui ultime, Steiner mette un altro tipo di interpretazione, per cui noi siamo adesso all’inizio della settima tromba, ed è possibile interpretare tutti gli eventi del nostro tempo in chiave di fine della sesta tromba ed inizio della settima tromba. Questo solo come informazione per dirvi che l’Apocalisse è un testo di estrema complessità cioè è un testo di metodologia, non nel senso che questi sette periodi di cultura sono soltanto l’epoca indiana, persiana, egizia-caldaica ecc. e c’è soltanto questa prospettiva; no, è un settenario di gradini, quindi una specie di serie, una concatenazione metafisica, se vogliamo, dove una volta che si pone il primo passo, questo primo passo richiama karmicamente, come pareggio karmico, il secondo, il secondo richiede come pareggio karmico il terzo, il terzo richiede come pareggio karmico il quarto. Se noi poniamo la domanda “dove viene fatto il primo passo?”, per certi aspetti evolutivi, per certi aspetti, il primo passo viene fatto maggiormente nel 3000 prima di Cristo, ma ci sono altri aspetti dove diventa più fecondo il ragionamento se noi, per questi altri aspetti, il primo passo lo poniamo, ad esempio, nel XVI secolo, e ci sono altri aspetti evolutivi, perché gli aspetti evolutivi sono infiniti, altri punti di vista per i quali traiamo più elementi d’interpretazione se lo poniamo alla fine del medioevo, all’inizio della nuova epoca. Qui siamo rimandati di nuovo alla possibilità di percepire nel mondo spirituale, perché percependo nel mondo spirituale si è in grado di cogliere molti più elementi, non soltanto storici visibili, ma elementi della compagine dell’evoluzione vera dell’eterico, dell’astrale, dello spirituale, in modo da sapere quale tipo di inizio è più fecondo per certi aspetti, quale per altri. Steiner sottolinea come, sopratutto considerando l’Apocalisse, ci rendiamo conto di come la storia ci tramandi spesso gli elementi più insignificanti che esistono, la serie degli imperatori, che non ci dicono gli elementi essenziali dell’evoluzione umana reale. La storia ufficiale ci descrive solo la cornice (luogo, spazio, tempo ecc.), le condizioni nelle quali gli avvenimenti accadono, non l’essenza della storia, perché l’essenza della storia sono le metamorfosi dello spirito e dell’anima degli esseri umani, e cogliere questa è un compito molto più arduo che non quello di sapere in quale anno è morto questo o quest’altro. Tutto questo per far capire come Steiner fa tutta una riflessione facendo partire la prima tromba verso il 1100, quindi avremmo fino al 1250 la prima tromba, la seconda dal 1250 al 1400 o 1413, quindi ci sarebbero due trombe di propedeutica che preparano il quinto periodo di cultura, e perciò sono poste ancora nel quarto. Poi vengono l’una dopo l’altra la terza, la quarta, la quinta, la sesta e la settima tromba, per cui il nostro quinto periodo di cultura va interpretato nel modo più profondo servendosi delle trombe, però partendo dalla terza, che va dal 1400 al 1550, 1550-1700 la quarta, 1700-1843 o 1844 (anno che è stato occultamente, cioè a livello dell’osservazione spirituale, il culminare del materialismo, in quegli anni abbiamo, sul piano fisico, pensatori come Vogt e Molesco che hanno interpretato tutto come materia), 1844 fino al 1990 la sesta tromba, e dal duemila in poi, circa, fino al 2150, la settima tromba.

Intervento: Tromba cosa significa?

Archiati: Le lettere si riferiscono al piano fisico, come prospettiva generale, i sigilli si riferiscono alla dimensione del mondo astrale, le trombe si riferiscono a ciò che avviene nel mondo spirituale inferiore, e le coppe dell’ira si riferiscono al mondo spirituale superiore. Se io adesso mi chiedo quando avviene la formazione di un essere umano, la risposta è che la formazione di base avviene nelle scuole elementari, poi le medie e, quindi, l???università. Adesso una persona scopre la scienza dello spirito, per quanto riguarda la scienza dello spirito è legittimo dire che c’è un certo periodo paragonabile alle elementari, c’è un certo periodo, poi, paragonabile alle medie, e c’è un certo periodo paragonabile agli anni di università, però questi tre periodi può darsi che arrivino oltre i sessant’anni, e allora sorge la domanda: ma il tempo qui è sfasato, allora non corrisponde più? Si tratta sia di periodi storici sia di aspetti immanenti da cogliere. Prendiamo come esempio il fatto che alla sesta tromba un terzo degli esseri umani viene ucciso. Alla quinta ci sono le cavallette, alla sesta un terzo degli esseri umani viene ucciso: questo terzo è la parte spirituale, perché la parte corporale e la parte animica non gliela puoi togliere così alla svelta, però puoi fare di tutto per portargli via la parte spirituale, l’autonomia dell’Io, l’autonomia spirituale. Se tu poni la domanda: quando avviene questo mistero di un terzo dell’uomo, dell’essere umano che muore? A livelli diversi avviene sempre di nuovo, perché deve essere sempre possibile se il male deve essere possibile. Però nel nostro tempo, quindi dal 1843 fino alla fine di questo secolo, in questo secolo e mezzo si avvera questa profezia in un modo del tutto particolare, cioè in un modo che non è mai stato così micidiale, perché man mano che andiamo avanti, proprio perché ci saranno sempre più persone che afferrano la scienza dello spirito, questa micidialità dell’uccidere la parte spirituale dell’uomo non sarà più possibile. Ecco perché Steiner dice che il nostro tempo lo si può interpretare in chiave della sesta tromba, in modo particolare.

Perciò ci saranno nell’umanità, nelle condizioni evolutive, i presupposti più forti e micidiali per togliere a ogni essere umano il terzo dello spirito, per ridurlo ad un essere corporeo ed animico e basta, senza lo spirito, senza l’Io, senza la libertà, senza la capacità di pensare in proprio ecc.. In questo contesto delle ultime conferenze, Steiner dice che è una verità terribile, raccapricciante, che la cosiddetta esplosione demografica - che è propria del nostro tempo -, dietro a questo mistero dell’esplosione demografica c’è il fatto che noi abbiamo oggi sulla Terra parecchi esseri umani che sembrano esseri umani ma non lo sono, non hanno più l’Io. Bisognerebbe vedere nel caso singolo che cosa c’è in questi cosiddetti uomini, in certi casi si tratta di anime postume, sono anime rimaste indietro, che per esempio son tornate sulla Terra dai pianeti, dopo che nell’Atlantide tutti gli esseri umani che erano su quei pianeti sono venuti giù, loro invece vengono gi?? adesso, con diecimila anni di ritardo. Sono quindi elementi animici che vengono giù, che riescono ad ammantarsi di un corpo fisico, di un corpo eterico e fanno combutta con un corpo astrale, ma non c’è un Io umano. Questi qui vanno bene fino al ventesimo anno, perché lì dovrebbe cominciare a manifestarsi l’Io, e poi ci si rende conto, se uno guarda da vicino, che non c’è nulla di individuale, nulla di spirituale, e quindi proprio queste persone vanno accompagnate: la dimensione comunitaria è proprio soprattutto per queste persone, vanno accompagnate con amore perché non sono capaci di avere alcun impulso proprio, li si accompagna e poi si vedrà se questa sostanza animica non avrà più bisogno di un corpo fisico umano. É importante - ma questo non ci riguarda da vicino, questo è piuttosto il lavoro pastorale vero e proprio -, prima di tutto avere un occhio per vedere dove sono queste persone, e poi, sopratutto, che non lo si dica loro mai, perché se lo vengono a sapere sorgono subito fenomeni di pazzia, di demenza. Questi son solo accenni per dirvi che l’Apocalisse contiene misteri molto profondi dell’evoluzione, questa faccenda delle cavallette è molto seria.

Intervento: Queste’anime che non hanno seguito l’evoluzione terrestre, per quale motivo sono rimaste sugli altri pianeti?

Archiati: Perché non erano Io umani. Bisognerebbe invece chiedersi per quale motivo vengono ora attirate sulla Terra, perché adesso le possibilità del male, dell’antiumano devono essere più forti, se le possibilità del bene, della realizzazione dell’essere umano devono sempre aumentare.

Intervento: Ma non hanno nemmeno un Io di gruppo?

Archiati: Un Io di gruppo, un’anima di gruppo, non è un Io.

Intervento: Quindi, questi sono prodotti da Sorat?

Archiati: Certo, e perciò vengono descritti nell’Apocalisse come facenti parte dell’abisso del male. Prendiamo l’esempio di un ragazzo che cresce attraverso questi video giochi ecc., è tutto compenetrato dall’impulso di realizzare quello che ha visto. Un ragazzo, è successo veramente, ha ammazzato un po’ di gente in un grosso negozio proprio per vedere come sarebbe stato farlo veramente, quello che lui aveva visto. Che tipo di impulsi sono questi? Puramente imitativi, di un meccanismo animico assoluto, quindi quelle immagini di esseri umani che lui ha visto lì, le copia, ne è quasi posseduto, perciò lui (il ragazzo) non ha neanche la capacità di prendere posizione di fronte a questo, proprio lo invade in modo tale che lui non ha dentro altro, quindi lo fa, come un automa. Quando poi gli è stato chiesto perché lo avesse fatto, lui ha detto: “Eh, volevo vedere com’era!”. La dimensione morale proprio non esiste, non c’era la consapevolezza, c’era soltanto l’aver ricevuto queste immagini, che lavorano a livello di ipnosi in un modo fortissimo, qui adesso c’è, nel corpo astrale soltanto questa inesorabilità di questo meccanismo, e lo fa, muove le braccia, le gambe, e salta fuori questo, e lì l’Io umano dov’è? Non c’è, proprio non esiste.

Intervento: Allora il controllo delle nascite potrebbe porre un argine anche a questo fenomeno?

Archiati: Ma non è che controllando le nascite risolvi, perché se controllando le nascite poi capita che quelli giusti non si incarnano, e quegli altri si incarnano comunque? È chiaro che, invece, dobbiamo fare tutto quello che possiamo perché l’Io venga coltivato e potenziato, altrimenti avremo sempre più sostanza animica nel cosmo che non sostanza egoica, sostanza dell’Io.

Prendiamo il 4° capitolo, dove c’è questa bellissima, chiamiamola immaginazione, del grande trono, diciamo della prospettiva eterna, della prospettiva della durata. C’è colui che è seduto sul trono, versetto 3, poi al versetto 4 ci sono i ventiquattro seniori, al versetto 6 il mare vitreo, il mare di cristallo, e i quattro animali dell’Apocalisse.

4,1 Poi ebbi una visione: ecco una porta si aprì nel cielo. E la voce che prima avevo udita parlarmi a somiglianza di tromba disse: «Sali qua su, affinché ti mostri ciò che dovrà accadere nel futuro»

si tratta sempre di soglie che vengono varcate, una porta si aprì nel cielo... non esiste soltanto un cielo, esistono vari cieli (Padre nostro che sei nei cieli), quindi ci sono anche lì diverse soglie da varcare. Un conto è essere nel mondo immaginativo, un conto essere in quello ispirativo ecc., e di volta in volta c’è una soglia che si varca, quindi indica la capacità, anche nel mondo spirituale, di distinguere livelli diversi.

4,1 E la voce che prima avevo udita parlarmi a somiglianza di tromba disse: «Sali qua su, affinché ti mostri ciò che dovrà accadere nel futuro»

In greco non dice “ciò che dovrà accadere in futuro” bensì “dopo di queste cose”; col terzo capitolo sono finite le lettere.

Intervento: Qui per esempio c’è tromba, “a guisa di tromba”, dobbiamo pensare a tromba come a una sonorità?

Archiati: Soffermiamoci un momento sull’elemento della tromba. La tromba è una qualificazione, una qualità del suono, quindi non del vedere, non del pensare, ma del suono. É possibile dividere i suoni in una specie di triade fondamentale:

1) ci sono suoni, tipi di strumento che esprimono maggiormente l’impulso volitivo, dove l’elemento del ritmo è fondamentale, per esempio il tamburo. Tutti gli strumenti a percussione sono strumenti specificamente della volontà, compreso il piano perché percuote, picchia, quindi c’è l’elemento del ritmo che è l’elemento specificamente volitivo;

2) c’è l’elemento dell’armonia, che è l’elemento del sentimento

3) e c’è la melodia, che è l’elemento del pensiero, perché la melodia racconta.

L’armonia vive, sente, e la percussione, il ritmo, vuole. Gli strumenti a fiato son tutti strumenti che promanano dalla testa, il violino è a metà strada fra la testa e il ritmo, e poi, tutti gli strumenti ad arco, gli strumenti a corda, l’arpa per esempio. La tromba quindi è l’elemento che annunzia il compimento del significato di tutta l’evoluzione, l’elemento del giudizio. Quindi udire squilli di tromba, significa, nel mondo spirituale, compiere quelle teorie di significato dell’evoluzione che riguardano particolarmente l’essere umano. Si presupporrebbe che ciascuno di noi abbia veramente, almeno una volta nella sua vita, sperimentata la tromba, nel suo elemento pulito, per esempio nel silenzio della sera. La tromba narra, racconta, dice qualcosa, invita a riposare e ad entrare nel mondo spirituale senza portarvi le passioni quotidiane. Lo squillo maestoso della tromba è proprio l’elemento del pensiero dentro al suono, la tromba è lo strumento che maggiormente esprime nell’elemento del suono il pensiero; la tromba costruisce un campo di vibrazione che abbraccia tantissimi esseri.

Intervento: La campana ha qualche affinità con la tromba?

Archiati: La campana batte, non si soffia, quindi è un elemento molto meno individuale della tromba, è più collettivo, è comunitario. La campana poi non si può spostare perché è legata al campanile, invece l’araldo... l’immagine spirituale della tromba è questa che - ed è la dossologia che si trova anche nell’Apocalisse nella frase “Tuo è il regno, la potenza e la gloria” -, sarebbe così: c’è un centro di irradiazione, che è la potenza, poi c’è un regno che è l’aria di estensione dove arriva l’impulso della potenza, e poi c’è la gloria, che è l’irradiazione all’esterno. Ora, un re sta al centro del suo regno e fin dove regna? Dove termina il suo regno? Termina là dove la sua voce arriva. E come arriva la sua voce fino ai confini del regno? Con la tromba, e infatti quando c’era un proclama, una nuova legge, gli araldi partivano dal centro, in tutte le direzioni, con le trombe chiamavano tutta la gente, e leggevano. Questo è il concetto antico del regno, regere significa che gli intenti, i pensieri del re sono vivi, compenetrano, e pulsano fino ai confini del regno. In tedesco la cosa è molto chiara: in tedesco abbiamo Reich e reichen. Reichen significa “arrivare fino là”; cosa significa “regere”? Irradiare la propria essenza, farla arrivare fino alla fine del regno. In tempi antichi queste cose non si pensavano mai astrattamente, in “fino ai confini del regno” c’era tutta una vibrazione di pensieri che aveva come contenuto i pensieri del Re, ecco il regno. In tutto il regno c’è un compenetrarsi di impulsi pensanti, senzienti e volitivi che promanano dal re, e lo strumento per portare questi impulsi volitivi che promanano dal centro fino alla periferia era la tromba. La gloria è l’irradiazione, per esempio come un regno ha influito su un altro regno vicino. Ogni essere umano ha un suo punto centrale che è il suo Io, un regno che è l’espressione di dove i suoi impulsi volitivi arrivano, e poi una ulteriore irradiazione che è di tipo non più volitivo, ma maggiormente conoscitiva, di informazione. Fin dove sono io stesso ad operare è il mio regno, dove sono attivi il mio corpo astrale, il mio corpo eterico e il mio Io, quello è il mio regno, oltre il mio regno c’è un elemento di comunicazione che non è più di natura operativa, ma di natura conoscitiva, questo si chiamava doxa, dÒxa.

Dunque, versetto 2

4,2 Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto

All’improvviso, subii una metamorfosi che mi traspose nel mondo spirituale... in greco c’è eghenomen, ™genÒmhn, quindi c’è la genesi, nello spirito, en pneumati, ™n pneÚmati:, in greco c’è “nello spirito”.

4,3 e il seduto simile all’aspetto di una pietra di diaspro, e un’iride attorno al trono, simile all’aspetto dello smeraldo.

4,4 E attorno al trono, ventiquattro troni, e, sui troni, ventiquattro seniori, seduti, avvolti in manti candidi, e sulle loro teste corone d’oro.

In quanto all’uno seduto, è chiaro che qui si tratta del Cristo, del Figlio dell’uomo, perché se troneggia vuol dire che non si tratta di un impulso particolare, che viene poi superato, quindi, di una cosa che cede il posto a un’altra, (lo vedremo per esempio con i cavalli). Se troneggia vuol dire che è l’impulso che abbraccia il tutto dell’evoluzione, quindi è l’impulso dell’Io, l’impulso del Cristo, e questo viene sottolineato dal fatto che attorno a lui c’è la totalità degli impulsi particolari dell’evoluzione, 24. In altre parole abbiamo la totalità degli impulsi evolutivi sia della Terra sia dell’uomo. Ventiquattro = 12+12, il dodici è sempre la compresenza, la contemporaneità totale di tutti gli impulsi l’uno dopo l’altro, invece il sette, o il 14 o il 21, è la considerazione dell’evoluzione negli impulsi, l’uno dopo l’altro. Questi ventiquattro quindi sono contemporanei, ed ognuno di loro è un aspetto di colui che troneggia, perciò si inchinano davanti a lui, benché siano re, cioè reggano un certo impulso, ma davanti a lui depongono le corone, quindi tutte e 24 le corone appartengono a lui.

4,5 E dal trono procedevano lampi e voci e tuoni; e davanti al trono c’erano sette lampade ardenti, che sono i sette Spiriti di Dio;

Al 5° versetto c’è una triade di elementi, ci sono lampi, voci e tuoni, invece in greco c’è astrapé, foné e bronté (¢strap», fwn», bront»), cioè i tuoni, i suoni e le voci. La gradazione è questa: il lampo è qualcosa che va visto, il suono va udito ma non è articolato (questa è la grande povertà della lingua italiana, in tedesco c’è Laut e Ton, dove Ton è il suono non articolato alfabeticamente e Laut è la lettera dell’alfabeto). Abbiamo in queste tre parole i tre gradini del livello immaginativo, del livello ispirativo e del livello intuitivo, dove attraverso la voce, attraverso l’articolazione parlante io entro in comunione con l’interiorità degli esseri. In tedesco Steiner distingue sempre tra Bild, immagine, il livello immaginativo, poi Ton, il suono, e Wort, la parola, perché quando io ho a che fare con la parola sono in comunione con l’essere dotato di interiorità pensante che mi comunica con la parola questa interiorità pensante. Invece una cosa inanimata, che emette un suono, è un livello di comunicazione con l’udibile di tutt’altro tipo che non la parola. Poi ci sono le lampade di fuoco, che bruciano davanti al trono, sette lampade, quindi il settenario dell’evoluzione in chiave degli impulsi l’uno dopo l’altro. Non soltanto la contemporaneità quindi, ma anche la dimensione temporale del sette, che sono i sette spiriti del divino nell’uomo, i sette gradini che servono a divinizzare l’uomo. Il mare, in greco c’è la parola fiala, simile a cristallo, questo cristallo è il punto dell’evoluzione dove l’evoluzione scende, a livello fisico, minerale. In un altro contesto Steiner dice che questo mare di cristallo è il mondo astrale, trasparente, dove tutto si vede.

Guardate un po’, noi abbiamo oggi un’alternarsi - questo vorrei proprio farvelo notare -, oggi, in questo stadio, abbiamo innanzi tutto l’estate, che scioglie attraverso il calore le acque, in secondo luogo abbiamo l’inverno, che indurisce attraverso il freddo lo stesso elemento acqueo riducendolo a ghiaccio e a neve, e in mezzo a questi due abbiamo due stati che oscillano fra l’uno e l’altro, primavera e autunno. Tutto ciò tende a livellarsi nel corso del tempo, non avremo più, nel corso del tempo, delle estati così chiaramente estati, dove ciò che è acqueo si evapora del tutto, e non avremo più inverni dove ciò che è acqueo del tutto si coagula in neve e ghiaccio. Si istaurerà sempre di più un grado intermedio nel quale ciò che è acqueo avrà un’altra consistenza, una consistenza essenzialmente più dura che non in estate, una consistenza che non trapasserà più allo stadio superiore, e avremo uno stato di cose, dove il ghiaccio e la neve non avranno più la parvenza come oggi, ma si presenteranno come una massa rispecchiante, che diventa trasparente, che rimane per tutto il periodo dell’inverno e dell’estate, e questo l’Apocalisse chiama il “mare di cristallo”. Qui Steiner parla di una grande rivoluzione nella successione delle stagioni, che saranno molto più livellate, dovuta soprattutto all’evoluzione dell’anima cosciente: sarà l’evoluzione dell’anima cosciente a contribuire a che questa particolarità così caratterizzata delle stagioni termini di esserci, e ci sia una certa uniformità che non è ne inverno ne estate, ma che permane sempre.

Intervento: Quindi è un fatto positivo, se è dovuto all’evoluzione dell’anima cosciente?

Archiati: Per chi realizza l’anima cosciente. Per chi non la realizza sarà la documentazione di una possibilità evolutiva che c’era e che non è stata realizzata. È anche vero, però, che il fatto che le Gerarchie portino questa modificazione, induce o crea le condizioni evolutive per cui l’evoluzione dell’anima cosciente può compiersi. Steiner vuol dire che ci sarà sempre più una corrispondenza tra i fenomeni di natura e l’interiorità degli esseri umani, in altre parole sarà l’interiorità umana a decidere come sarà la natura, lo è sempre stata, ma è chiamata a diventarne sempre più cosciente. Però chi acquista coscienza della situazione che si crea si adeguerà meglio, mentre chi non ne avrà coscienza, la subirà, perché non è colui che la causa, perché bene e male sta nel causare o nel subire, non c’è altro bene o male. Quando mi capita una botta del destino, la causo o la subisco? La libertà sta proprio nel fatto che io posso viverla come libertà o come necessità: se io ho la forza spirituale interiore di dire che l’ho cercata io, l’ho causata io, allora sono libero, quindi il bene sta nell’essere attivi nell’evoluzione, il male è subire. Se noi ci troviamo adesso di fronte a problemi ecologici sempre più grandi, la grande scelta della libertà nel pensiero umano è di dire “sono io la causa”, oppure di dire “ma guarda cosa ci tocca subire”, perché se noi avremo molti esseri umani che si pongono in chiave di libertà, quindi di gestione, questi esseri umani sapendo di essere loro la causa, sanno di avere la possibilità di causare altre cose più simpatiche; oppure avremo sempre più esseri umani che subiscono, e quindi soffrono, perché la più grande sofferenza è l’insofferenza, il non essere capaci di riconoscere che il destino l’abbiamo scelto noi liberamente, e quindi il non essere capaci di portarlo.

Perché cosa significa soffrire? Non sono sentimentalismi del passato parlare di sofferenza? Non sopportare. Il Cristo si è donato, si è immolato, ma dove soffre? L’ha fatto volentieri, no? Cioè, tutto questo parlare di sofferenza, in fondo è solo un sintomo del fatto che c’è molta insofferenza nell’umanità, perché chi è libero non ha bisogno della sofferenza, sono ricatti masochistici di un moralismo che non serve a nulla: nella libertà non c’è sofferenza, c’è creatività. Il creatore ha sofferto quando ha creato tutto questo bel mondo? Poi tutto questo pensiero intorbidato dalla sofferenza, ha portato ad un’interpretazione del mistero del Cristo in chiave di sofferenza, non capendone la positività. Si è cominciato a parlare della grande sofferenza come sofferenza fisica, altrimenti non si vede dov’è la sofferenza. Ma fisicamente, molte altre persone hanno sofferto molto di più del Cristo, per esempio persone torturate a morte. L’unica sofferenza - ma comunque la parola sofferenza non va bene -, è il rammarico o il rimpianto di vedere che c’è nell’umanità tanta cecità, cioè tanta non conoscenza, o tanta non libertà. La sofferenza è pigrizia, è l’incapacità di guardare non solo alle porte che si chiudono ma anche a quelle che si aprono: perché se io, mettiamo, devo rimanere per tre mesi inchiodato ad un letto di ospedale, ne ho di pensieri da pensare! Un altro esempio chiaro è quello di un essere umano che vuole cambiare il mondo: perché vuole cambiare il mondo? Per avere una scusa per non far niente, se uno va in fondo. Perché se lui vuole migliorare il mondo, può subito dimostrare che non è possibile, quindi ha avallato il fatto che non si può far niente. Se, invece, si propone di cambiare se stesso, allora gli va male, perché lo può fare, allora deve cominciare a lavorare. Quindi, una persona che è libera lavora sempre su sé stessa, perché lì si può fare qualcosa, lì gli spazi della libertà sono infiniti, se invece non è libera, e quindi non ha energia creatrice, va lamentando che non c’è nulla da creare, non c’è nulla da fare, che l’umanità è sempre stata così e quindi non c’è nulla da cambiare. Francesco d’Assisi dice: “Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto…”

Come diventa la pena un diletto? Quello che prima subivo, e che stramaledicevo, adesso mi rendo conto che è la base indispensabile per costruire il bene, e il bene che mi aspetta è la libertà. Nella misura in cui divento libero imparo a non ipotecare il futuro, cioè comincio a pensare oggettivamente il reale, so che se io ipoteco il futuro, mi metto in sfere di non libertà sempre più grosse, perché il futuro lo debbo lasciare aperto se voglio essere libero. Se io ho paura del futuro, vivo in un elemento di non libertà, perché la paura non mi rende libero: la paura è una delle forme più fondamentali di povertà del pensiero, se il pensare è profondo e ricco diminuisce la paura, se il pensiero è povero aumenta la paura. Il pensiero si approfondisce e quindi perde la paura quando io, per processi di pensiero, arrivo a comprendere che tutto ciò che mi capiterà è tutto sempre e unicamente ciò che io, il mio vero Io sostanziale, spirituale, ha scelto prima di nascere come essente ciò che di meglio c’è per me, per la mia crescita. Nella misura in cui io, conoscitivamente, capisco questo, termino sempre di più di aver paura del futuro, e nasce un atteggiamento di fiducia assoluta, che è un atteggiamento del pensiero, perché come posso io aver fiducia se non ho capito questo? Quindi la paura è un errore del pensiero, è un pensiero che ritiene che mi possa succedere qualcosa che mi è nocivo: non può mai succedermi qualcosa che mi sia nocivo, soltanto la mia reazione può essere nociva, ma ciò che mi succede è sempre proficuo, nel senso che mi provoca ad esplicare il massimo di libertà che io in questo momento posso esplicare. Ma qual è la chance evolutiva che in questo momento mi si apre la posso cogliere solo con il pensiero. La paura è la paura di non farcela, quindi io mi metto in una rappresentazione come se io dovessi fare qualcosa, ed ho paura di non farcela, ma questo è un errore di pensiero, perché il pensare giusto mi dice che di volta in volta, di giorno in giorno, di situazione in situazione, non mi si chiederà mai di fare più di quello che posso, chi me lo può chiedere se di più non posso? Ciò che non posso fare non è qualcosa che posso fare, non mi riguarda, quindi non esiste qualcosa che io non posso fare. Quindi le persone vanno in cerca di ciò che non possono per pigrizia, per inerzia, perché andando in cerca di ciò che non possono, possono dimostrare che non possono.

Torniamo ai quattro animali: il concetto di animale è il concetto di ciò che non è ancora individuale, ma è comune, è di anima di gruppo. É quindi il sostrato, il fondamento su cui si può costruire ciò che è individuale, e ciò che è comune agli esseri umani è di triplice natura: di natura maggiormente pensante, di natura maggiormente senziente e di natura maggiormente volitiva. La libertà si può costruire soltanto nell’interazione con una base che non è ancora libera, quindi bisogna che ci siano contenuti di pensieri nel cosmo, per cui l’esercizio della libertà pensante consiste nel renderli individuali con l’attività pensante mia, ma io non li posso creare, posso solo attingerli, e questa libertà di attingerli è la creazione della mia libertà. I contenuti precostituiti di pensiero vengono riassunti nell’elemento volatile, quindi nell’aquila, in tutti gli uccelli, in tutti gli animali che volano. Il sentibile è espresso nel leone e il volibile è espresso col il toro, col bovino, un tipo di animale che è del tutto immerso in puri processi di metabolismo, che sono la base dell’esplicamento di impulsi volitivi, perché il digerire, il ruminare è un processo di combustione e questa combustione esplica delle forze che sono la base delle azioni volitive nell’essere umano. Quindi tre matrici fondamentali, che poi la quarta è l’essere umano in forma angelica, quindi non ancora giunto sul mondo fisico ma ancora con le ali, moventesi nel mondo eterico. L’uomo con le ali è ancora volatile, si muove ancora nel mondo eterico. Nella Terra dell’Atlantide dove acqua e aria non si erano ancora scisse, l’uomo non era ancora caduto coi piedi sulla Terra e quindi era ancora, in un certo senso, vivente più nell’eterico che non nel fisico. Dalla sintesi di questa quadruplicità è sorto poi l’essere umano.

Passiamo al capitolo 5.

5,1 E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli

“Un libro scritto dentro e sul retro...”. In questo libro è l’essere di ciascuno di noi, l’anima umana, se volete, lo spirito umano. Nelle sette lettere, nei sette periodi di cultura postatlantici noi scriviamo qualcosa in questo libro che è il nostro essere, mettiamo dei sigilli, ci scriviamo dentro qualcosa che viene chiuso. Dov’è che si aprono questi sigilli e si manifesta, salta fuori ciò che c’era dentro, che si esteriorizza, in un certo senso? Nel sesto grande periodo di cultura: dunque, abbiamo le grandi epoche:

I II III IV

polare, iperborea, lemurica, atlantica,

V VI VII

postatlantica, sette sigilli, sette trombe.

Nei sette sigilli si dissuggellano, ad una ad una, le cose che noi abbiamo scritto nel libro dell’anima umana durante i periodi di cultura postatlantici. Viene detto qui che piange perché non c’è nessuno che può dissuggellare questi sigilli, fuorché l’agnello immolato; in altre parole, il carattere comune di tutti questi sigilli è l’acquisizione dell’Io, quindi soltanto se un essere umano ha fatto il cammino dell’Io c’è qualcosa da dissuggellare, altrimenti non c’è proprio niente. Se non è stata aggiunta la libertà resta quello che già c’era, che è il sostrato di natura, il determinismo di natura. E cosa vorrebbe dire che sono scritti davanti e dietro? Vuol dire che sia l’interiorità degli esseri umani sia i loro involucri devono corrispondere, non possono essere contraddittori, anzi, verrà detto poi in seguito, la corporeità esterna sempre di più acquisirà il carattere di ciò che l’uomo porta interiormente. Questo viene espresso col fatto che si porterà sulla fronte e sulla mano il segno, il carattere dell’agnello o della bestia; adesso la fisionomia esteriore può tradire, nel senso che non è che se uno è un furfante nei suoi pensieri questo si vede nella sua fisionomia esterna, la fisionomia esterna può nascondere o illudere. Col passare del tempo, una persona che è maligna interiormente, dovrà per forza costruirsi una fisionomia brutta, e una persona che alberga in sé pensieri buoni, pensieri d’amore, costruirà una fisionomia bella, per cui sarà sempre meno possibile nascondere nell’involucro esteriore ciò che c’è interiormente, e già nella sesta grande epoca sorgeranno due grandi razze morali. Nell’Atlantide sono sorte sette razze fisiche, nella sesta grande epoca sorgeranno due razze morali, la razza dei buoni e la razza dei cattivi, e ognuno dovrà, sempre di più, mettersi o da una parte o dall’altra. Si chiamano razze perché la compagine interiore imprimerà il suo carattere fondamentale di buono o di cattivo anche alla corporeità esterna, per esempio la razza morale dei buoni nell’epoca dei sigilli consisterà in questo - e si manifesta già nella sesta lettera (sesto periodo di cultura, Filadelfia) -, che i buoni, una delle caratteristiche fondamentali dei buoni, consisterà nel fatto di non essere capaci di essere felici senza la felicità altrui, non potranno esperire la gioia sapendo gli altri infelici; il che significa che la razza morale del male avrà come caratteristica fondamentale l’opposto, il tentativo o l’illusione di carpire una felicità propria a danno altrui o infliggendo dolore all’altro. Per esempio il darwinismo è una visione del mondo della razza morale dei cattivi, perché pone come principio di evoluzione la lotta per l’esistenza, il principio della lotta per l’esistenza significa che per andare bene ad uno deve andare male ad un altro. Contemporaneo a Darwin c’è stato in Russia Kropotkin, il quale da scienziato ha interpretato l’origine delle speci e l’evoluzione delle speci in senso contrario, sostenendo che la legge fondamentale dell’evoluzione delle speci non è stata la lotta per l’esistenza, bensì l’aiuto reciproco fra gli esseri viventi. In un certo senso Kropotkin interpreta il fatto che un animale più grande divora un animale più piccolo non come lotta per l’esistenza ma come aiuto reciproco, cioè l’animale più piccolo si offre per aiutare l’altro, perché possa esistere. Quindi Darwin interpreta l’evoluzione in chiave di odio reciproco, e Kropotkin in chiave di amore reciproco, e tutti e due hanno la pretesa di essere scientifici, però tutti noi conosciamo Darwin e nessuno di noi conosce Kropotkin (Steiner ne parla nei trenta volumi sulla questione sociale).

Ora, qual è il carattere unitario, centrale, globale, comune di tutti i periodi di cultura postatlantici? Lo sviluppo dell’intelligenza, lo sviluppo della forza dell’Io, perciò soltanto l’agnello è capace di aprire il libro. L’agnello è l’ariete, cioè le forze dell’intelligenza; abbiamo nel primo periodo di cultura il cancro (periodo indiano), poi abbiamo i gemelli (secondo periodo di cultura persiano), poi abbiamo il toro (terzo periodo, dove sorge la trinità in tutte le culture), il quarto periodo di cultura è il periodo dell’Ariete e perciò le mitologie fondamentali si incentrano sulle forze dell’Ariete. Questo segno zodiacale, nel quarto periodo di cultura che cosa porta? Porta le forze dell’Io, dell’intelligenza, in un modo centrale, perché oltretutto è il periodo in cui si incarna il Cristo, l’agnello di Dio. Perché agnello di Dio? Proprio perché in questo periodo di cultura dell’ariete lui, che è l’impersonificazione di tutte le forze dell’Io, si incarna sulla Terra (cfr. il mito degli argonauti che vanno in cerca del vello d’oro, cioè dell’intelligenza, d’oro perché sanno che c’è un’intelligenza che coglie i contenuti spirituali del cosmo). Quindi, l’agnello di Dio è l’ariete, prendete Abramo a cui è chiesto di sacrificare Isacco e poi, siccome si è dimostrato capace di sacrificare il fondamento di tutte le promesse (perché le promesse riguardavano le generazioni del popolo ebraico, se lui uccide suo figlio, uccide tutta la promessa), allora, siccome ha avuto fiducia in Jahvè, Isacco non viene ucciso, e quali forze vengono date come corrispondenti? Vede un ariete, e l’ariete viene ucciso, quindi si tratta di portare l’intelligenza dal mondo celeste al mondo terrestre. L’ariete - cosa che poi Michelangelo ha espresso ancora nel suo Mosè -, ciò che è importante nelle corna è il fatto che si ricurvino su di sé, si tratta cioè della capacità di ri-flessione, di auto-coscienza, quindi non soltanto l’intelligenza di capire qualcosa, senza essere autocosciente, cosciente dell’Io, ma un’intelligenza che comincia ad essere auto-cosciente. Nelle rappresentazioni antiche dell’ariete, sia in pietra sia su libri sia in pittura, l’elemento fondamentale era il corno che si ritira su di sé perché serve a poco pensare se io non so di pensare, pensare e sapere che io penso sono due cose ben diverse, perché l’animale, ad esempio, pensa, capisce, ma non sa di pensare: quindi il pensare senza sapere di pensare è l’astrale, il pensare sapendo di pensare è l’Io. L’Io sorge con l’autocoscienza: durante la notte noi pensiamo, ma non c’è la riflessione, non siamo consci di pensare. Questo è l’agnello, il solo capace di aprire i sigilli, quindi l’evoluzione pensante, l’evoluzione autocosciente, questa da i contenuti dei sette sigilli, delle sette lettere, che poi si dissuggellano.

Vedremo poi che i sigilli sono una serie di cavalli, perché il cavallo occultamente... gli iniziati osservando il cavallo sapevano che il cavallo è uno degli animali, la cui testa eterica è quella che più esubera, e quindi avendo un’etericità nella testa così enorme, hanno visto che lì in modo particolare si esprimono le forze di pensiero. Il cavallo quindi nella mitologia sta sempre a rappresentare le forze di pensiero, le forze eteriche del pensiero, che poi son le stesse forze che costruiscono vitalmente il corpo, e quando, nel bambino, cominciano ad esuberare, cominciano a restare libere alcune forze perché ormai la costituzione fondamentale è già stata architettata. Esuberano, vengono rese libere alcune forze formanti, sono le stesse forze che permettono al bambino di cominciare a pensare; quindi le stesse forze che operano nel fisico, se operano nell’animico sono forze di pensiero, di conoscenza, se operano nello spirituale sono forze di auto-conoscenza, ma sono le stesse forze che operano in tre elementi diversi: nel corporeo, nell’animico e nello spirituale. Nei sigilli quindi saltano fuori gli stadi dell’evoluzione dell’intelligenza, che vedremo subito dopo nel 6° capitolo: il primo stadio è l’intelligenza che è ancora ancorata allo spirituale, l’intelligenza del periodo indiano che coglieva soltanto lo spirituale e non guardava alla materia, cavallo bianco, perché il contenuto è un contenuto spirituale, bianco. Poi un cavallo rosso, il secondo periodo, Zarathustra, comincia a mettere in rapporto, il rosso è una combinazione fra nero e bianco, non grigio, il grigio sarebbe secondo i colori eterici, ma nei colori spirituali, la combinazione fra bianco e nero è rosso, quindi il secondo periodo di cultura è un’intelligenza che comincia già a combinare, comincia già ad usare i contenuti spirituali per capire le leggi della Terra e le leggi della Terra per esplicare la spiritualità. Nel terzo periodo di cultura l’intelligenza diventa nera, cioè l’intelligenza si rivolge al mondo fisico, perché gli Egizi e i Caldei sono stati i primi che hanno considerato direttamente la manifestazione esterna del cosmo (gli Egizi misuravano la Terra, è nata la geometria, che significa misurazione della Terra, i Caldei misuravano il cielo, ci hanno dato tutte le leggi degli astri).

Il quarto cavallo è incolore, kloròs, clwrÒj, significa “incolore”, siccome i Greci avevano un altro tipo di percezione, per esempio, i Greci non distinguevano fra azzurro e verde, invece distinguevano più di noi dal lato del rosso, e da lì tante dispute per tradurre certi termini colorici greci, ma il quarto cavallo è un cavallo senza colore. L’intelligenza cioè ha perduto ogni contenuto, non ha più il contenuto spirituale, non ha più il contenuto misto di tutte e due, non ha più il contenuto del mondo sensibile, è diventato un’intelligenza senza contenuto. Nel quarto periodo di cultura l’intelligenza è diventata puramente speculare, rappresentazione; quando io mi faccio adesso la rappresentazione della rosa cosa ho io della rosa? Niente, l’immagine priva di sostanza, priva di realtà, e per fare capire questo Steiner usa sempre l’immagine dello specchio: nello specchio c’è l’immagine, quest’immagine che realtà è? Niente. Perché era necessario che l’intelligenza perdesse ogni sostanzialità? Per diventare liberi, perché soltanto quando noi della realtà operante riteniamo soltanto l’immagine morta siamo liberi di fronte a questa realtà, perché se noi avessimo ancora frammenti di realtà nel nostro pensare che opera così com’è non saremmo liberi. Per diventare liberi nel processo pensante bisognava che il processo pensante fosse portato al punto morto di avere soltanto immagini, in modo che adesso se noi riportiamo sostanzialità dentro al pensare, questo avverrà unicamente per attività libera, individuale di ciascuno.

Ne “La filosofia della libertà” viene detto che il passo successivo del pensare è quello di intriderlo di forze volitive: come faccio io ad intridere il pensare di forze volitive? Intensificando il pensare, cioè mettendomi dentro io, con la mia energia, nel processo pensante. E come faccio a mettermi io, con la mia forza volitiva, dentro al processo pensante? Attraverso la concentrazione, cioè sono talmente presente a me stesso che sono io a decidere ogni nesso di pensiero: adesso penso questo pensiero, da questo pensiero io voglio far seguire quest’altro... perché lo decido io, non “mi vengono” i pensieri, perché se i pensieri “mi vengono”, come noi diciamo in italiano, allora non c’è la mia volontà, si collegano loro come vogliono; quindi la concentrazione, il potenziamento del pensare, sta nel portare dentro al pensare sostanzialità volitiva dell’Io. Questa è la più grande autorealizzazione che ci sia, perché lì io vengo all’essere in quanto Io in massima potenza. Quindi l’Io è alla potenza massima nell’intuizione pensante, perché l’intuizione pensante è il massimo di pensiero, di sentimento e di volontà insieme, e perciò costa anche più fatica, non viene da solo.

II quinto sigillo parla dell’evoluzione positiva, ci sono coloro che si salvano, se vogliamo, e un elemento fondamentale è quello della stola bianca, la veste bianca: è la veste dell’uomo interiore, cioè la capacità di cogliere l’essenza dell’essere umano, non nell’esteriorità, nei panni, ma di andare all’individualità. Nel sesto sigilllo si dissuggella Filadelfia, e Filadelfia è il primo inizio della scissione in due razze morali, quella del bene e quella del male ...

6,12 All’apertura del sesto sigillo apparve ai miei occhi questa visione: avvenne un gran terremoto, il sole si oscurò come un sacco di carbone, e la luna tutta divenne come sangue,

6,13 e gli astri del cielo caddero sulla terra, e le stelle caddero sulla terra…

In questo contesto, il fatto che le stelle cadono sulla Terra fa parte del fatto che il Sole diventa nero e la Luna si fa di sangue. Steiner racconta a questi sacerdoti come, proprio nei giorni in cui lui teneva le conferenze sull’Apocalisse, contemporaneamente già da diversi anni teneva delle conferenze per gli operai del Goetheanum, e racconta che il fatto di parlare a loro dell’Apocalisse, spiritualmente, creava come un’atmosfera spirituale che generava in questi operai la capacità di porre certe domande, e quindi sono sorte certe domande che erano in connessione con ciò che lui stava dicendo sull’Apocalisse. Per esempio gli hanno chiesto come mai ci sono dei fiori che hanno odore e altri no, da dove vengono gli odori dei fiori? E Steiner dice che questi operai erano già arrivati ad un punto tale che non bastava loro una spiegazione scientifica, perciò Steiner spiegò loro che gli odori vengono dai pianeti, tutti i fiori, tutte le piante sono, oltre ad altre cose, dei perfetti organi di odorato, alcuni che colgono gli odori di Venere, altri che colgono gli odori che vengono da Saturno, e questo è il modo in cui le stelle cadono sulla Terra; allora gli chiedono da dove vengono i colori e Steiner risponde che i colori delle piante non vengono dai pianeti, ma vengono tutti dalla luce del Sole, tant’è vero che se si mette una pianta in cantina perde il colore. E i colori delle pietre? (Le pietre ci sono nell’Apocalisse), i colori delle pietre pure vengono dal Sole, però in tutt’altro modo, perché i colori delle pietre non sono come i colori delle piante, perché questi nell’arco di un anno si formano e spariscono, quindi i colori delle piante sorgono con l’operare del Sole nel suo ciclo annuale. Invece i colori delle pietre sorgono con l’operare del Sole nel suo ciclo di 25.920 anni, cioè nel suo corso nello zodiaco, perciò sono colori che durano molto più a lungo che non quelli delle piante. Quindi la scienza dello spirito ci consente, sin d’ora, già nel quinto periodo di cultura, di capire in che modo le stelle in senso reale cadono sulla Terra, ed è perciò un’anticipazione di ciò che dovrà avvenire per tutta l’umanità nel sesto periodo di cultura. In un certo senso è un’illusione credere che la scienza dello spirito diventi nel quinto periodo di cultura un movimento di massa, e quindi la consapevolezza delle stelle che cadono sulla Terra è il mistero del sesto periodo di cultura, del sesto sigillo, non del quinto. Il Sole diventa nero, il sole fisico sparisce: questo è un significato, un altro significato fondamentale del fatto che le stelle cadono e il Sole si oscura, è il fatto che ogni volta che noi ci addormentiamo, ogni volta che moriamo, ogni volta che si viene iniziati, cioè ogni volta che si lascia il corpo fisico, tutta questa bella manifestazione di Sole, Luna e stelle sparisce, in un modo reale, sparisce, cioè l’essere umano entra sempre più decisamente nel mondo spirituale, quindi l’elemento portante non è più la percezione sensibile.

Intervento: Ma la Luna tutta come sangue?

Archiati: Il sangue è il veicolo dell’Io, quindi tutti gli impulsi lunari sono gli impulsi dell’intelligenza, dapprima riflessa, che poi si trasformano in impulsi dell’Io, quindi tutto il pensare che dapprima era riflesso, di rappresentazione, d’immagine ecc., diventa un pensare attivo dell’Io. La Luna diventa come impulsore dell’Io, diventa impulso solare. Poi, in greco, c’è “le stelle cadono dentro alla Terra”, non sulla Terra, anzi non cadono, ma si calano dentro alla Terra, quindi c’è un’immagine molto più spirituale che non in italiano.

Intervento: Questo nel sesto, con riferimento al sesto sigillo, perché alla fine del settimo periodo c’è il ritorno anche della Luna nella Terra, questo raccogliere la Luna nella Terra, mentre ne era stata espulsa nell’epoca lemurica. C’è quindi proprio una trasformazione fisica intera della Terra, quindi tutto il sesto periodo è completamente diverso da come ce lo immaginiamo noi. Noi nei periodi che verranno prenderemo coscienza di queste cose, che poi cambieranno anche la corporeità umana. Nell’Apocalisse dove si parla di questo rientro della Luna?

Archiati: Lì bisogna intendersi, perché c’è una grande disputa nel mondo antroposofico. Noi abbiamo a che fare con sette stati di coscienza (Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano), poi abbiamo a che fare con sette ronde o forme vitali, di vita (il primo regno elementare, il secondo regno elementare, il terzo regno elementare, il regno minerale, nel quale siamo ora, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano), poi ci sono sette stati di forma (arupa o senza forma, la prima forma, stadio astrale, stadio fisico, nel quale siamo ora, Astrale più perfetto, Devachan inferiore, Devachan superiore): quindi noi siamo nello stadio di forma fisico, nello stadio di vita minerale e nello stadio della coscienza oggettiva, che è la Terra (lo stato di coscienza di Saturno è quello di trance, lo stato di coscienza del Sole è quello di sonno, lo stato di coscienza della Luna è quello di sogno, lo stato di coscienza della Terra è quello diurno, sveglio, lo stato di coscienza normale su Giove sarà quello immaginativo, lo stadio di coscienza normale su Venere sarà quello ispirativo, e lo stato di coscienza nomale durante l’evoluzione vulcanica sarà quello dell’intuizione).

Ora, la disputa nel mondo antroposofico consiste in questo e sorge leggendo soprattutto le conferenze sull’Apocalisse. La controversia consiste in questo: se questi 16.807 stati sono periodi l’uno dopo l’altro, oppure se è possibile che questi stati siano innestati gli uni dentro agli altri. Allora seguono due ipotesi fondamentali: la prima è che adesso noi siamo sulla Terra, siamo nel regno minerale, siamo allo stadio fisico, e fa parte di questa forma fisica il fatto dell’epoca polare, lemurica, ecc., quando poi arriviamo allo stadio astrale plastico si ripetono i sette grandi periodi e i sette piccoli, questi sette grandi e questi sette piccoli si dovrebbero ripetere tutti e 49 per ognuno degli stati della forma, allora avremmo 16.807 sempre l’uno dopo l’altro. L’altra possibilità è quella di dire che sono stati, ma non periodi di tempo l’uno dopo l’altro. Se possono essere contemporanei, significherebbe che abbiamo un settenario di stati di coscienza, un settenario di stati di vita, che sono queste, queste sette epoche sono gli stati di vita, e questi periodi qui sono quelli della forma. Secondo questa seconda ipotesi abbiamo il quinto, con i suoi sette che sono le lettere, abbiamo il sesto con i suoi sette che sono i sigilli e il settimo con i suoi sette che sono le sette trombe, e poi viene Giove. Con l’altra interpretazione ce n’è ancora prima che arrivi Giove, perché bisogna fare ancora lo stadio di forma, plastico con i sette grossi, e ognuno con i sette piccoli, poi bisogna fare lo stadio di forma intellettuale (Devachan inferiore) con tutti i sette grossi e ognuno con i sette piccoli (cioè le sette epoche e ognuna con i sette periodi), poi bisogna fare lo stadio di forma archetipico (Devachan superiore) con i sette grossi e ognuno con i sette piccoli, per poi passare al regno vegetale, il quale deve avere sette stati di forma, ognuno di questi con sette grossi e ognuno di questi con sette piccoli, poi bisogna andare al regno animale ecc. dopodiché si arriverebbe a Giove (dopo il regno umano).

C’è una conferenza non tradotta in italiano dove Steiner espressamente chiama le sette epoche grosse “regni di vita”, e i sette periodi di cultura li chiama “forme”, sette forme; quindi, secondo me, dietro questa complessissima questione c’è il fatto che lui aveva a che fare con teosofi che si erano abituati a uno schematismo complessissimo, che schematizzava tutto, come se fosse tutto l’uno dopo l’altro, e non teneva conto della complessità evolutiva che inserisce gli impulsi l’uno dentro l’altro, per cui man mano che si va avanti negli anni nelle conferenze di Steiner non si trova nessuna conferenza in cui si parla di questo, e tutta l’evoluzione terrestre consiste soltanto delle sette epoche, dopo viene Giove. Anche nella “Scienza occulta” non si trova nulla all’infuori della divisione in epoche, e anche qui, alla fine, sorge la nuova Gerusalemme, ed è chiaro che la nuova Gerusalemme è Giove. Quindi i sette periodi di cultura sono le forme, e le epoche i sette stati di vita: con l’altro sistema, quello successivo, tutta la prospettiva dell’urgenza dell’Apocalisse si perde del tutto, perché tanto ce n’è di tempo. Perciò, se il Sole è uscito nel periodo iperboreo e nel periodo lemurico la Luna è uscita, il primo deve rientrare nei sette sigilli e la seconda deve rientrare verso la fine del sesto periodo, cioè fra i sette sigilli e le sette trombe. Del resto se consideriamo il fatto che in diverse conferenze Steiner ha affermato che già nel settimo millennio, verso il 6400, non ci sarà nessuna donna in grado di partorire fisicamente, è vicinissimo, è un fatto che presuppone cicli evolutivi molto più veloci di quelli che si penserebbe che fossero se si interpretassero i vari stati come successivi.

Due termini molto importanti nell’esoterismo sono quelli di “testa” e di “corno”: testa si chiama, nell’esoterismo, ogni formazione eterica, “corno” si chiama ogni formazione che dall’eterico si densifica, si condensa sempre di più fino a diventare fisico; si chiama “corno”, proprio perché il corno ci manifesta ancora un pochino dell’eterico, del passaggio dall’eterico attraverso la cartilagine, all’indurimento ulteriore del corno, che però non essendo ancora arrivato al punto di indurimento della pietra, ci manifesta ancora il fatto che tutto ciò che è fisico, nella sua origine era eterico, era astrale, era spirituale. Tutto ciò che vediamo attorno a noi quindi ha passato questi quattro gradini, e cioè il mondo evolve per livelli di compressione, diciamo, di incentramento, ogni mondo sorge accentrandosi, costruendo un nuovo centro. Il centro della Terra è il centro di gravitazione che ha coagulato la sfera spirituale in una sostanza astrale, poi in una etericità di forze eteriche vitali, formanti, forze plasmatrici, e poi forze fisiche. Quindi l’organo eterico dell’uomo, il cuore eterico ad esempio in linguaggio occulto si chiama “testa”, e il cuore fisico in linguaggio occulto si chiama il “corno”. Come risultato di tutta l’evoluzione atlantica, abbiamo un settenario di teste e dieci corna, questo vuol dire che nell’epoca atlantica, chiamiamola così, abbiamo sette periodi o sottoperiodi di cultura.

Soltanto a partire dalla metà di Atlantide abbiamo un essere umano che scende sul piano fisico: qui abbiamo la realtà astrale-eterica del leone, la realtà astrale-eterica dell’aquila, la realtà astrale-eterica del toro, qui sorge il primo essere umano non ancora fisico, che aleggia ancora nei mondi eterico-astrali. Fino a qui abbiamo quattro teste e, non ancora visibili nel mondo fisico ma preformate come forze che poi sfociano nel fisico, abbiamo anche quattro corna; ora, dopo che l’essere umano è sceso fino nel mondo fisico, cosa avviene? Avviene che nel quinto, nel sesto e nel settimo periodo, a causa della scissione dei sessi - perché nel mondo fisico si deve subito mostrare nella duplicità del maschile e del femminile -, noi abbiamo ancora una quinta, una sesta e una settima testa, però per ognuna abbiamo due corna, cioè la formazione fisica maschile e la formazione fisica femminile, quindi le corna sono dieci e le teste sono sette. Come quando si dissuggellano i sigilli salta fuori il risultato dell’evoluzione postatlantica, così adesso, da noi, saltano fuori i risultati dell’evoluzione atlantica, e se l’essere umano tralascia di aggiungerci la libertà, salta fuori soltanto la bestia, cioè ciò che di anima di gruppo, ciò che di natura c’è nell’essere umano; poi questa bestia a sette teste e dieci corna da quale elemento sale? Dal mare, dall’acqua, perché l’evoluzione atlantica era ancora nell’acqua, soltanto verso la fine si comincia a camminare sulla Terra, era un’evoluzione nell’acqua, invece tutto il periodo postatlantico si è svolto sulla Terra: ecco le due colonne. Si parla, appunto, di una bestia che sale dall’acqua e l’altra bestia, quella con due corna, che sale dalla Terra, e poi, quando c’è l’altra visione delle due colonne col libro sopra, col Vangelo che è l’impulso della libertà e dell’amore, le due colonne sono la colonna sull’acqua - tutta l’evoluzione atlantica -, e la colonna sulla Terra - tutta l’evoluzione postatlantica -. L’una e l’altra dovrebbero servire a costruire questo impulso della libertà che è espresso nel Vangelo, il canto nuovo, la buona novella che ci indica che sorgono principi evolutivi del tutto nuovi, come viene indicato anche nel versetto 9 del capitolo 5. Il principio evolutivo del tutto nuovo rispetto alla necessità di natura è la libertà, la libertà è il modo di operare del Figlio, ed è nuovo nel senso che inverte le leggi di natura e le trasforma in leggi di libertà e poi nella misura in cui l’essere umano diventa capace di libertà, esperisce lo Spirito Santo dentro di sé. Perciò il Cristo dice “Bisogna che io vada, perché vi mandi lo Spirito Santo”18, e con questo vuol dire che deve venir meno il modo di conduzione per cui gli esseri umani hanno esperito il Cristo come qualcosa di esterno, e deve affermarsi la libertà interiore di ognuno, per cui il Cristo lavora come un maestro che fa di tutto per rendersi superfluo: quindi lo Spirito Santo è il Cristo totalmente individualizzato. Noi traduciamo la parola greca per “comandamento” dandole un significato completamente diverso, opposto, a quello che ha in greco, in greco è en-tolè ™n-tol», telos, da cui viene tolè, significa il fine, il compimento, la meta, en, ™n significa dentro, andare dentro. “Io vi do un comandamento nuovo che è quello dell’amore”19, significa “io vi indico una informazione conoscitiva”, perché il Cristo non da ingiunzioni morali, si contraddirebbe, “Io vi dico in che modo l’essere umano entra dentro alla pienezza finale, compiuta del suo essere”.

Nel versetto 12 del quinto capitolo abbiamo:

5,12 Degno è l’agnello che è stato immolato di ricever la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione.

Questo immolato cosa vuol dire? È l’essere umano verso il quale la brutalità della legge di natura ha fatto di tutto per sommergerlo, ecco perché immolato, perché è entrato dentro fino alle forze ultime della morte per mostrare la forza vincitrice dell’Io della libertà. Il concetto di “immolazione” corrisponde nella scienza dello spirito alla “incarnazione”, a questo scendere dentro le leggi che vorrebbero uccidere l’essere umano. Poi abbiamo un settenario di impulsi, che è il settenario degli aspetti della libertà, o dell’“Io-sono”, o dell’amore e sono le sette sfumature di forze che ci vengono dai sette pianeti: abbiamo le sette qualità fondamentali dell’impulso cristico. Vi ricordate che questo figlio dell’uomo aveva un manto lungo, con una fascia che tiene insieme tutti i pianeti, è quella dell’orbita solare, ed è molto lungo perché va da Saturno sino alla Luna, sino alla Terra; che adesso abbiamo esplicitato in queste sette impulsi fondamentali. La prima parola è dunamis, dÚnamij la seconda è plutos, ploàtoj, la terza è sofia, sof…a, la quarta è isxùs, „scÚj, la quinta è timè, tim», la sesta è doxa, dÒxa, e la settima è euloghìa, eulog…a. Se prendete il capitolo 7 versetto 12, sarebbe bene vedere nelle traduzioni, se le sette parole sono le stesse in italiano, perché in greco sei sono le stesse, mentre una cambia, cambia la parola plutos, ploàtoj, e viene fuori la parola eucaristia, eÙcarist…a, al posto di plutos, quindi l’Apocalisse non è un testo facile. Se prendete il capitolo 7, versetto 10, al posto del settenario ce n’è una sola, la soterìa, swthr…a, salvezza:

7,10 E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello»

“La salvezza è del padre (del Dio)…” dunque, nel Nuovo testamento e anche nell’Apocalisse, dove si parla del Dio, cioè il Dio, il Padre. Dunque, il Nuovo testamento distingue chiarissimamente fra il Dio, o theòs, Ð qeÕj, il Padre, soltanto lui si chiama il Dio con l’articolo determinato, questo è importantissimo, perché lì nel versetto 10 c’è salvezza, l’armonia dell’essere... dunque, abbiamo in tutto il Nuovo testamento il Dio, o theòs, Ð qeÕj, che è sempre il Padre, e solo il Padre, poi abbiamo Theòs che è Dio, che vale per tutti gli esseri divini, per il Cristo, vale per le gerarchie celesti, vale per gli esseri umani, perché nel capitolo 10 del Vangelo di Giovanni Cristo dice “Siete Dei”20. Il concetto di Dio viene quindi distinto in due: un tipo di divinità che va riferita soltanto al Padre, il Dio, e si riferisce alla conduzione di necessità di natura, mentre Dio è tutto ciò che è di natura libera, tutto ciò che è di natura libera è Dio, è divino. E nel versetto 10 si dice che è Dio il Padre che porta la salute, che porta la salvezza, perché è lui che manda il Figlio. Quindi la salvezza, la salute, è il mandare il Figlio da parte del Padre, quindi è il Padre che ci manda la salvezza, e la salvezza è la totalità del Cristo, perciò dove si parla del Padre c’è una cosa sola, il padre ci da solo la salvezza mandandoci il Figlio. Dove si parla del Figlio: al versetto 12, c’è il settenario degli aspetti di questa salvezza, che è l’impulso della libertà, l’impulso dell’amore.

7,12 «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».

Se adesso prendete l’inizio del Vangelo di Giovanni, là dove dice “In principio era il Verbo” era presso Dio o era Dio? Era presso Dio son due diversi, era Dio son la stessa cosa; la lingua italiana è talmente corrotta perché non si voleva che ci fossero altre divinità oltre al Padre, per cui invece di conservare, come in greco, la dicitura il Dio per il Padre, e Dio per tutto il resto, si è tolto via l’articolo e per Dio si intende soltanto il Padre, allora salta fuori una contraddizione assoluta, perché prima sono due, l’uno è presso l’altro, e poi sono la stessa cosa:

Gv 1,1 In principio era il Verbo, e il verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo...

Ma se sono la stessa cosa come fanno ad essere l’uno presso l’altro? In greco:

Gv 1,1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso il Dio (cioè il Padre), e il Logos era un Dio…

anzi “verso”, pros, prÒj, pròs è dinanzi, parà, par£, sarebbe accanto, perché poi si rivolge verso la Terra, diventa carne, quindi all’inizio era rivolto verso il Dio, verso i mondi spirituali. Prendiamo il settenario, qui adesso l’identificazione non è semplice: plutos è Saturno, perché Saturno essendo il primo è il più lontano, è quello che va più lentamente di tutti, ci mette trent’anni a compiere un giro. Steiner dice che in Saturno c’è il ricordo, la memoria di tutti gli eventi del sistema solare, quindi questa memoria è la ricchezza del cosmo, plutos. Poi la sofìa, la saggezza, è propria di Giove, per esempio Goethe, prima della sua ultima incarnazione, ha passato più tempo di tanti altri esseri umani nella sfera di Giove (e se prendete in mano la Divina Commedia, i conti tornano perché i sapienti sono su Giove). La dunamis, Marte, la forza d’iniziativa, la grinta; poi Isxùs, c’è proprio l’impulso dell’Io, il livello del Sole, la forza dell’Io come forza solare che assomma in sé sia la memoria, sia la saggezza, ecc.. Quindi abbiamo timè, l’avvenenza di Venere, perché noi traduciamo timeo, timšw, con onorare, ma è la reazione umana di fronte all’avvenenza, di fronte a ciò che è bello, ciò che è amorevole, che ha a che fare con Venere, che è la venerazione, Venere-venerazione. Poi la euloghìa, che è la Sprachgestaltung, è l’agilità nell’uso della parola, chi era ad essere agile nell’uso della parola, che portava i messaggi degli dei agli uomini? Mercurio, arte della parola, parola artistica, il logos armonico. Poi la doxa, la Luna, questo irradiare della luce solare riflessa. Ma sono indicazioni, sono punti di partenza, non sono mica dogmi, cioè abbiamo a che fare con sette mondi qui, naturalmente se l’apocalista ci mette queste parole qui, è chiaro che c’era della gente che sapeva bene che cosa indicassero.

Ritorniamo sui cavalli, facciamo i primi quattro: il primo è un cavallo bianco, e colui che siede su di esso ha in mano un arco e gli viene data la corona, ed esce vincente e affinché vinca. Quindi nel primo periodo di cultura indiano, siccome non si è ancora entrati nella vera e propria interazione col mondo fisico, c’è una specie di vittoria, ma non è una vittoria finale, è solo provvisoria, perché non si è ancora entrati nella fisicità. I pasticci cominciano con il secondo, con il cavallo rosso, e a colui che sedeva su di esso viene dato di togliere la pace dalla Terra, e ricordiamo il Cristo che dice di essere venuto a portare la spada21, a mettere padre contro figlio22 ecc.. Quindi la prima pace è la pace dell’anima di gruppo dove l???individuo non c’è ancora, poi ci deve essere uno stadio intermedio dove la prima pace, non libera, finisce, dove sorge l’impulso dell’egoismo, dell’individuazione, perché poi l’amore consiste nella vittoria sull’egoismo, perché se l’egoismo non ci fosse, non ci sarebbe nulla da combattere. Il primo compito dell’impulso dell’Io quindi è quello di portar via la pace, il quieto vivere, portar via quel tipo di andar bene insieme dove l’individualità non è ancora sorta. Là dove le cose fra gli esseri umani sono facili è un brutto segno, vuol dire che l’individualità non è ancora sorta. Questo è il secondo periodo di cultura, quello persiano, dove, grazie a Zarathustra, si cominciò veramente a fare i conti con la realtà opposta alla libertà, si entrò nel principio della lotta, nell’esperienza della lotta che il paleoindiano non conosceva.

Intervento: Questo è indicato nella Bhagavad-Gita, nell’episodio di Arjuna.

Archiati: Sì, però nella Bhagavad-Gita siamo già nel terzo periodo, tra il secondo e il terzo, dove Krishna dice “Qui, va combattuto”, e Arjuna non si capacita di questo, perché dall’altra parte ci sono i parenti, e Krishna gli dice che è proprio questa la necessità evolutiva, di rompere questa armonia del sangue, e quindi che sangue cominci a combattere contro sangue. L’ “Io sono” mette contro il padre con il figlio, il figlio contro il padre, affinché ciascuno consegua l’individualità, si affranchi da questa comunanza pre-egoica. Poi, è interessante vedere come la Bhagavad-Gita viene venduta in tutto il mondo come induismo, come la religione della pace, ma se uno inserisce la Bhagavad-Gita nel Mahabharata - perché è il sesto episodio del Mahabharata -, se la si inserisce dentro, viene fuori uno scenario di guerra pauroso. É evidente che nell’induismo ci sono indicazioni bellissime che vanno in direzione dell’impulso dell’Io, ma il tutto è stato imbambolato per cui sembra che nell’induismo ci siano solo pace e armonia. Arjuna invece dice: “Coraggio, forza, qui bisogna combattere”, e bisogna lavorare ad un altro tipo di pace, che non è quello dell’amor di pace, ma è un tipo di pace che va conquistata ogni giorno, ogni minuto, dove ognuno fa attenzione, proprio nella venerazione più assoluta, all’Io dell’altro. Bisogna non voler far pace con la dipendenza altrui, rifiutare in modo assoluto la dipendenza altrui, il pecorame.

Abbiamo quindi il terzo, il cavallo nero, il terzo periodo di cultura, dove si misura tutto, misura, numero e peso, e al versetto sei viene detto:

6,6 E udii fra i quattro viventi come una voce dire: tre misure di frumento per un denaro e una misura di orzo per un denaro, ma all’olio e al vino non recar danno.

In greco c’è “non commettere ingiustizia” con l’olio e il vino, quindi qui si parla della giustizia. Quanto al grano, tre misure di grano per la fatica di un giorno, e una misura di orzo per la fatica di ogni giorno, perché dies è il giorno, denarius vuol dire giornaliero in latino, perché a quei tempi non esisteva il soldo come adesso, la maggior parte degli operai erano operai a giornata. Le tre misure all’inizio parlano delle tre dimensioni del volere, del sentire e del pensare; quando invece si va più avanti bisogna cominciare a tralasciare di nutrire il volere e il sentire, per rendere l’essere umano libero, per portarlo alla libertà bisogna nutrire il suo pensare, quindi tre misure all’inizio, che diventano poi una misura, ecco il nutrimento che viene dato all’essere umano nell’evoluzione. All’inizio tre misure, perché la conduzione è tutta dal di fuori, ma poi queste tre misure diventano una misura sola, dove l’essere umano in chiave di libertà ha nutrimento soltanto in chiave di conoscenza, di pensiero. Abbiamo il mistero dell’eucarestia, l’eucarestia che si trasforma da nutrimento del Padre, che conduce l’essere umano, a nutrimento del Figlio, che nutre solo la conoscenza: una parte, non più tre parti. L’altro elemento è quello del bere, del vino, abbiamo il mistero dell’olio e del vino. Dobbiamo considerare l’albero di ulivo e la vite, un’altra bellissima polarità simile all’orzo e al frumento; sono tutti e due alberi solari per eccellenza, perché l’olio, l’oliva, è proprio un prodotto solare, e anche l’uva. Tutti e quattro, sia l’orzo, sia il frumento, sia l’olio, sia l’ulivo, vengono riferiti al ciclo solare: nel ciclo solare, che differenza c’è fra l’albero di ulivo e la vite, con l’uva, con il mosto - non il vino ma il mosto -, perché la vite non produce il vino, produce il mosto? L’uva è matura alla fine del ciclo estivo, invece determinante per l’ulivo è la forza solare immagazzinata nella Terra, quindi abbiamo il ciclo invernale del Sole e il ciclo estivo del Sole. Il ciclo invernale del Sole è la forza spirituale del Sole, e il ciclo estivo è la forza esterna del Sole, in altre parole il vino è il modo in cui il Sole influisce sull’uomo dal di fuori, Bacco, l’olio è il modo in cui il Sole influisce sull’uomo dal di dentro, perciò i profeti, i saggi, i re, venivano unti con l’olio, non usavano il vino come i baccanti o le baccanti, il messia è l’Unto.

Quale sarebbe l’ingiustizia evolutiva che si può compiere nei confronti dell’uva e del vino? Nei confronti del vino, una ingiustizia è quello di farlo mancare, perché prima di tutto doveva venire dato, in modo da fare incarnare l’essere umano definitivamente, quindi era una specie di sostituto della forza dell’Io, finché questa forza dell’Io ancora non c’era. La seconda ingiustizia sarebbe quella di farlo continuare, perciò il Cristo, l’Io-sono dice “Non berrò più del frutto della vite fino a quando sarò nel regno dei cieli”23, l’Io-sono, l’essere dell’Io, ora termina di cercare il surrogato dal di fuori, dell’ebbrezza, dell’entusiasmo, d’ora in poi l’Io-sono trova l’entusiasmo dal di dentro, fino ad entrare nel regno dei cieli, cioè per forza pensante, entra nel regno dei cieli senza più bere. L’ingiustizia sarebbe di non dare all’umanità l’Unto del Signore, e quindi non bisogna commettere ingiustizia nei confronti dell’olio, dell’unzione. Quindi abbiamo l’unità e la trinità riferita al frumento e all’orzo, c’è il mistero del giorno, perciò di ciò che serve alla vita giornaliera, quindi il ciclo del Sole in un giorno. Invece per l’olio ed il vino, il ciclo del Sole in un anno, e la grande ingiustizia che si commette confondendo ciò che è in chiave di necessità, di conduzione dal di fuori, con ciò che è libertà, conduzione dal di dentro.

Intervento: Quando il Cristo dice “Fate questo in memoria di me”24?

Archiati: II testo greco non parla del vino, parla del “prodotto della vite”, la vite non produce vino, lo devi far fermentare per avere il vino, la vite produce mosto, succo d’uva, è stato usato succo d’uva, non vino, e non c’era, nel succo d’uva, l’elemento alcolico che obnubila. Immaginate che contraddizione enorme pensare che l’Io-sono usi sostanza alcolica, che obnubila la forza centrale dell’Io-sono: una contraddizione assoluta. Si è poi parlato del vino un po’ perché non si capiva più di che cosa si stesse parlando, e un po’ perché il vino si conserva, mentre il mosto no; un tempo, invece, conoscevano segreti per conservare il succo d’uva per tutto l’anno, fino alla prossima vendemmia.

Intervento: Ma quello di Bacco era vino o succo d’uva?

Archiati: Vino, perciò inebriava, e perciò il Cristo dice “Con l’impulso dell’Io basta inebrianti”.

Intervento: Ma l’ebbrezza del vino porta fuori, non dentro.

Archiati: All’inizio porta dentro, poi, se si esagera … Steiner dice che lo scopo del vino era quello di calare l’essere umano ancora di più nella corporeità, e questo era necessario: cioè, una persona che ha bevuto, sotto l’influsso dell’alcool possiede il suo corpo più profondamente che non una persona normale, e perciò per un certo periodo è più lucido, e poi, invece, passa dall’altra sponda, è dall’altra parte, è complesso il fenomeno.

Steiner parla di un grande terremoto dell’evoluzione, che è avvenuto intorno all’anno 333 dopo Cristo, perché l’anno 333 d.C. è al centro del quarto periodo di cultura; il quarto periodo di cultura va dal 747 a.C. al 1413 d.C., e se noi ne prendiamo la metà, è l’anno 333 d.C.. Nella “Teosofia” questo mistero è accennato col fatto che, nell’evoluzione, l’inserirsi dell’Io dentro all’anima avviene nelle forze dell’anima affettiva-razionale, nell’anima senziente la forza dell’Io è ancora così embrionale che, di fatti, non c’è. L’ingresso dell’Io dentro le forze dell’anima avviene in modo deciso dentro all’anima affettiva-razionale: nell’evoluzione greca abbiamo maggiormente la parte affettiva e nell’evoluzione romana maggiormente la parte razionale, quindi a metà, verso il 333, abbiamo un vero e proprio terremoto dell’ingresso dell’Io dentro alle forze dell’anima. Naturalmente l’anima ha già fatto molte cose, ha già lavorato nel corpo fisico, nel corpo eterico, inconsciamente, il fenomeno specifico attorno all’anno 333 è quello dell’ingresso dell’Io dentro all’anima razionale, e con l’anima cosciente l’Io si dispiega completamente. Il mistero del Golgota è avvenuto 333 anni prima, quindi il mistero del Golgota è avvenuto tanto tempo prima dell’ingresso definitivo dell’Io nell’anima umana, tanti anni prima quanti sono stati gli che dopo sono occorsi per quell’impulso altrettanto decisivo contro l’Io che è stato l’islamismo, per fare da controbilanciamento.

In questo contesto del quarto secolo - tenete presente che nel quarto secolo sono avvenute cose che sono di un’importanza fondamentale nell’evoluzione umana -, esteriormente abbiamo il fatto che il cristianesimo diventa religione di stato, primo grande mistero del quarto secolo, poi abbiamo la disputa tra Ario ed Atanasio, abbiamo un fenomeno come Agostino, che lotta interiormente per prendere posizione nei confronti del mistero del Golgota, e invece di ancorarsi all’impulso dell??Io, si ancora alla chiesa di Roma. Se noi prendiamo tutti questi fenomeni insieme, dice Steiner, quello che più ci serve a cogliere gli impulsi evolutivi che sono stati immessi nell’umanità a quel tempo è proprio la disputa tra Ario ed Atanasio. Questa disputa verteva sul rapporto tra la natura divina e la natura umana in Cristo, e poi in ogni essere umano, verteva sulla compatibilità o non compatibilità tra il divino e l’umano, se sono commensurabili o incommensurabili. Si è poi trovata la formula tradizionale “una persona con due nature, natura umana e natura divina”. Steiner dice che la soluzione che Atanasio a quel tempo ha trovato è di fatti quella giusta, e che poi fu oscurata dal cattolicesimo romano, perché Atanasio dice che Cristo, il Figlio, è Dio come il Padre. Ario invece, che poi si è spostato verso l’oriente, gli ariani avevano una visione così sublime del Cristo che non riuscivano a pensare che il divino potesse diventare totalmente umano, per loro l’umano e il divino erano due cose del tutto incommensurabili. C’erano quindi nell’arianesimo grossi resti di gnosi, di docetismo: i docetisti erano una setta gnostica, che diceva che il Cristo non si può incarnare, non può diventare uomo, quindi era un’apparenza di incarnazione, e perciò il Cristo non è morto, è morto Gesù ma non il Cristo, quindi negavano praticamente la vera e propria incarnazione, perché se l’essere solare si fa uomo significa che la natura umana è capace della dimensione divina, questo è il grosso problema.

In questo quarto secolo abbiamo l’altro fenomeno, macrocosmico, di un cristianesimo che viene praticamente distrutto in due direzioni: in quanto cristianesimo spirituale scappa via da Roma e ritorna a Bisanzio, quindi ritorna in Oriente, e nel suo contenuto di spiritualità si rimangia l’impulso dell’io e torna in una spiritualità orientale, dove manca l’elemento centrale che è quello dell’Io. A Roma resta l’altra parvenza, l’altra larva del cristianesimo. La prima larva stava a Costantinopoli, l’altra larva di cristianesimo è un cristianesimo di potere in questo mondo, e comincia dal IV secolo a sorgere nella sede dell’impero romano, quindi un cristianesimo che si riveste dell’abito esteriore dell’impero romano. Abbiamo un ridursi a larva del cristianesimo in due direzioni: il romanismo cristico e il cristianesimo romano, il primo in Oriente e il secondo resta a Roma con l’impulso del potere. Questo è successo a dimostrare storicamente, in un modo clamoroso, quale disorientamento succede nell’essere umano là dove, per la prima volta, sorge l’Io, proprio perché l’anima non è ancora abituata a questa nuova forza che è di tutt’altra natura. Là dove sorge la prima capacità di gestire le cose evolutive in chiave dell’Io, c’è dapprima, necessariamente un grande disorientamento, l’essere umano deve orientarsi, deve capacitarsi di ciò che è avvenuto.

A questo proposito Steiner racconta che già al tempo del Cristo, e ancora negli ultimi secoli prima del Cristo, c’erano due grandi tipi di misteri, due grandi tipi di scuole iniziatiche, da cui sorgevano gli impulsi fondamentali sia dei testi che hanno condotto l’umanità, sia dei re, degli imperatori, che si rifacevano sempre ad indicazioni iniziatiche (basta che pensiate all’importanza che avevano gli scritti sibillini). C’erano misteri che avevano perso completamente di vista la struttura tricotomica, trinitaria, del cosmo in cui viviamo, quindi avevano perso di vista il fatto che noi viviamo in un cosmo a tre impulsi fondamentali, quello del Padre che è la necessità di natura, quello del Figlio che è la trasformazione dell’anima per renderla capace di spirito, e quella dello Spirito Santo che è il gradino dove gli esseri acquisiscono la capacità di gestirsi per spirito proprio individuale, e conoscevano soltanto i misteri del Padre, quindi conoscevano soltanto un tipo di conduzione dell’evoluzione in chiave di non libertà, in chiave di Provvidenza divina. Di questi misteri facevano parte sia le scuole iniziatiche dell’ebraismo sia quelle del maomettanesimo, dell’Islam (perché Maometto si è rifatto a queste tradizioni misteriche); gli altri misteri, che sono poi quelli che hanno fatto da base al cristianesimo, conoscevano bene questa triarticolazione dell’evoluzione, e parlavano di due regni, il regno del Padre e il regno dello Spirito, e sapevano che il Figlio, il terzo principio della trinità, il terzo modo di conduzione, è quello che aiuta a passare dal regno del Padre al regno dello Spirito, perché il Padre manda il Figlio, e il Figlio manda lo Spirito Santo. Nel cattolicesimo ci si è poi rimangiati il terzo, in modo che la Chiesa stessa gestisce il Figlio, e lei da lo Spirito Santo. Invece l’islamismo colto nel suo contenuto oggettivo è l’opposto più radicale del cristianesimo, perché annuncia a Maometto (non per mezzo di Gabriele bensì dell’anti-Gabriele perché non annuncia la nascita dell’Io) il regno del Padre (Allah è l’unico dio e Maometto ne è soltanto il profeta): quindi il maomettanesimo vuole distruggere la libertà dell’Io per tutto l’avvenire dell’evoluzione. É inutile che ci illudiamo di poter fare una pace con l’Islam (ci sono tentativi di questo tipo da parte della Christengemainschaft), possiamo amare il singolo essere umano, ma non si può trovare un punto d’incontro, perché l’Islam è proprio l’opposto dell???essere della libertà, è una volontà che vuole il determinismo, vuole la distruzione di ogni libertà, è una volontà attiva (perché si fonda sul principio della guerra santa).

Intervento: E le crociate che impulso sono stato?

Archiati: È stata la bestia che ha lavorato molto bene, per la prima volta, perché le crociate erano il materialismo cristiano, nel senso che andavano a cercare Cristo, lo Spirito, nel Sepolcro, cioè nella materia, mentre lo Spirito è dentro di noi. L’Angelo aveva già detto, parecchi secoli prima, “Colui che voi cercate non è più qui, è risorto”.

Intervento: Si può vedere nel sufismo una corrente micheliana all’interno dell’islamismo, considerando che questi sufi sono stati anche massacrati?

Archiati: È un fenomeno molto complesso il sufismo, se uno legge certi testi dei sufi, io vi vedrei certi elementi di libertà, però le procedure, anche certe sostanze inebrianti che usavano per entrare nell’estasi, sono del tutto contro l’individualità libera.

Nel contesto di cui sopra, Steiner parla della perdita del mistero della transustanziazione, di cui Steiner parla come del cardine centrale del cristianesimo; la transustanziazione consiste nel fatto che l’essere umano si evolve ad un punto tale da afferrare conoscitivamente la libertà, da afferrare conoscitivamente le forze del suo spirito e aggiunge al regno di natura l’altro regno dello spirito, per cui la transustanziazione avviene quando per me lo spirito diventa più sostanziale che non la materia.

I quattro grandi passi dell’iniziazione cristiana sono: 1) il Vangelo; 2) l’Offertorio; 3) la Transustanziazione e 4) la Comunione, son quattro gradini iniziatici, sono i quattro grandi passi dell’essere della libertà. Il Vangelo significa leggere la realtà del cosmo in quanto scritta in due chiavi, in chiave di legge di natura e in chiave di libertà; la buona novella, la lettura del Vangelo è la capacità di leggere i fenomeni cosmici in doppia chiave, allora leggo il vangelo, altrimenti non è una buona novella, bensì una brutta novella, quella di dire che c’è soltanto il registro della necessità di natura. La buona novella è quella di dire che l’essere decisivo dell’evoluzione è l’essere della libertà, l’altro ne è il presupposto. L’offertorio è che l’essere umano genera talmente tante forze di innamoramento per questa buona novella, per questa realtà della libertà, che si dedica, dedica tutte le sue energie alla libertà, allora c’è l’offertorio. Una volta che io ho fatto questi due passi, conoscitivo, della buona novella, cioè dell’interpretazione giusta in chiave di libertà dell’evoluzione, e il secondo passo di risposta volitiva, il volerlo, il dedicarmi a questo, avviene la transustanziazione: io divento colui che esercitando la libertà, ponendola, afferrandola transustanzio, rendo ciò che è spirito, ciò che è di natura libero, più sostanziale, più reale, più vivificante, più causante che non la cosiddetta materia, e facendo questo segue il quarto passo, io entro in comunione con tutte le cose, perché soltanto cogliendone la realtà intimissima di gradini di realizzazione della libertà, io entro nel loro significato ultimo e più profondo. Questo non ha niente a che fare con il sentimentalismo della chiesa cattolica, sono i quattro passi evolutivi dell’essere umano, quindi della libertà. Sarebbe un peccato se noi, a partire da anticlericalismi malintesi, buttassimo via dei termini, delle parole che sono state create a partire dall’esperienza centrale del cristianesimo: nella chiesa protestante, per esempio, c’è la parola Wandlung, metamorfosi, che però rende meno l’idea del passaggio di sostanza che c’è nella parola transustanziazione.

Passiamo al 12 capitolo, quello della donna vestita di Sole, con una corona di dodici stelle e la Luna sotto i piedi: questa visione, di nuovo, riassume un po’ il significato di tutta l’evoluzione terrestre, dove naturalmente vedremo che c’è da superare, che c’è da fare un paio di passi avanti rispetto alle rappresentazioni tradizionali dell’Apocalisse.

12,1 E un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo.

12,2 Era incinta, e gridava in preda alle doglie e al travaglio del parto.

12,3 E un altro segno apparve nel cielo: ecco un grosso dragone, rosso vivo, con sette teste e dieci corna, e sulle teste vi erano sette diademi,

12,4 con la sua coda si trascinava dietro la terza parte degli astri del cielo e li precipitava sulla terra. Il dragone si pose di fronte alla donna, che era sul punto di partorire, per divorare il bimbo appena fosse nato.

12,5 Ella, quindi, diede alla luce un figlio, un maschio, quello che era destinato a governare tutte le nazioni con verga di ferro. Subito fu rapito il figlio di lei verso Dio, verso il trono di Dio,

12,6 mentre la donna, riparò nel deserto, dove ogni luogo era stato preparato da Dio per esservi nutrita per lo spazio di milleduecentosessanta giorni

(nel passaggio dei vari manoscritti, dice Steiner, qui è successo un errore, sono 2160 Anni).

12,7 E vi fu guerra in cielo, Michele con i suoi angeli ingaggiò battaglia con il dragone, e questo combatté insieme ai suoi angeli,

12,8 ma non prevalsero, il loro posto non si trova più nei cieli.

12,9 Fu in parte scacciato il grande dragone, il serpente antico, quello che è chiamato diavolo e Satana colui che inganna tutta la terra, fu precipitato sulla terra, e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.

Abbiamo un essere femminile che genera un essere maschile, sono le due grandi fasi dell’evoluzione, la prima metà in chiave di Grazia, in chiave ricettiva, dove si ricevono le condizioni, i presupposti, e la seconda fase che è in chiave attiva, in chiave di libertà, in chiave di creatività. Questo tipo di evoluzione, questo trapasso dal registro della grazia al registro della libertà è riferito all’essere solare stesso, perché l’essere solare, che è presentato di qualità femminile, genera da sé, dal proprio essere, una qualità maschile; non si tratta qui di uomo e di donna, nel senso di ciò che noi esprimiamo sul piano fisico, si tratta della qualità, cioè della capacità di accogliere, di ricevere, saper esperire la grazia come fondamento della libertà. Ora questo saper apprezzare ciò che l’essere umano ha ricevuto la si chiama una qualità femminile, nel senso che si è attribuito al femminile la capacità di accogliere. Abbiamo quindi a che fare con un’umanità che riteneva che la capacità di accogliere non fosse meno importante che quella attiva; noi viviamo in un’umanità che non sa valutare, non sa apprezzare le qualità femminili, voglio dire che non si tratta qui in nessun modo di discriminazioni tra l’essere maschile e l’essere femminile, si tratta semplicemente di due qualità fondamentali, che vengono messe alla pari, in quanto sono tutte e due necessarie per l’evoluzione.

Per capire in che senso l’essere solare ha fatto lui stesso un’evoluzione che passa dalla chiave femminile alla chiave maschile, dobbiamo da un lato capire più profondamente che cosa si riceve, e dall’altro capire più profondamente che cosa si crea, in chiave di libertà. A livello quotidiano, a livello della vita di tutti i giorni, ciascuno di noi - anche se non lo sa, ed è una “grazia” -, riceve il Karma, il destino, perché nessuno di noi è artefice di quello che gli capita. Infatti diciamo “gli capita”, quindi ciò che mi capita, ciò che mi viene incontro senza che io vi abbia lavorato dentro, che l’abbia deciso io con le forze della mia libertà, mi viene dato, me lo trovo davanti, e questo che mi capita è una metà della vita, perché l’altra metà è il mio modo di reagire. La vita si divide in queste due grandi metà, in questi due registri che sono polarmente opposti: ciò che è così com’è senza che io ci possa fare nulla, e ciò che invece dipende totalmente da me. Fa parte del mio karma, per esempio, come sono le persone accanto a me, il loro temperamento, se quello lì è un sanguinino o un collerico, non sono cose che gestisco io, tutto questo fa parte del concetto della Grazia; l’altra metà della vita è ciò che io ne faccio, se guardo alle porte che si chiudono o a quelle che si aprono. Per capire più a fondo questa immagine dell’Apocalisse, dove ci viene presentato l’essere solare nella sua qualità ricettiva, capace di generare l’essere della libertà, dice Steiner, dobbiamo tornare all’evoluzione solare, andare indietro di due incarnazioni planetarie della Terra, andare ai tempi in cui Lucifero e Cristo erano due fratelli, erano alla pari, erano ugualmente evoluti. Erano due intelligenze planetarie, il Cristo del Sole, ma il Sole non aveva ancora cominciato ed essere una stella, e Lucifero di Venere; pur avendo lo stesso punto di partenza, le stesse chance di evoluzione, si sono mossi in due direzioni molto diverse, quindi Lucifero si compenetrò dell’impulso di gioire e di godere della sua lucentezza, e visse l’impulso di illuminare tutti gli altri esseri attorno a sé della propria luce di saggezza. Se fossimo tentati di moraleggiare diremmo che è un atteggiamento di autocompiacimento, ma può darsi che sia un moraleggiare un po’ prematuro perché sta di fatto che qualcuno doveva pigliarsi questo ruolo, perché da lì poi è saltata fuori la tentazione del Paradiso. Il Cristo, invece, si è accorto che attorno al sistema planetario c’erano dodici... a quei tempi non erano ancora segni zodiacali, ma erano... Steiner li chiama “impulsatori”, quindi dodici entità spirituali, ancora molto più alte che non Lucifero e il Cristo stesso, e lui percepì, cominciò a dedicarsi all’opera di ascoltare tutto ciò che questi dodici esseri del futuro zodiaco avevano da dire sui loro intenti, su ciò che loro avevano come intento, su ciò che loro si erano proposti, già su Saturno, come legge universale divina.

In altre parole il Cristo si fece tutto ascolto, non si concentrò su quello che lui aveva già ricevuto, sull’evoluzione propria; la sua attenzione fu rivolta a ciò che proveniva da queste dodici entità altissime, e ascoltando accolse in sé la parola universale, quindi il senso universale del divenire, e divenne lui stesso, nel corso di questa evoluzione, la Parola, il Verbo, quindi il Cristo acquisì la sua dimensione interiore di Logos, divenne Logos, nel corso dell’evoluzione solare, accogliendo in sé, quindi facendo l’esperienza della grazia. La donna dell’Apocalisse è il Sole, l’essere solare nella sua evoluzione ricettiva. Questo gli diede la possibilità, nell’evoluzione successiva, quindi sulla Luna e sulla Terra, di porre i presupposti per l’evoluzione attiva, per l’evoluzione in chiave di libertà. Questo essere femminile quindi, proprio avendo fatto l’esperienza più immensa della grazia, è in grado di far sprigionare la totalità degli impulsi di libertà. Questo vuol dire che, più si vuole essere creatrici, creatori, e più bisogna saper ricevere, perché in fondo la misura del dare, la capacità di dare proviene da quanto un essere, nella sua evoluzione, ha ricevuto. Questo significa che dobbiamo profondamente rivedere sia il concetto di grazia sia il concetto di libertà, perché si intende sempre contrapporli, come se fossero l’uno l’opposto dell’altro, invece l’uno è la misura dell’altro, nel senso che la libertà non è un venir meno della grazia, bensì il compimento della grazia. La somma della grazia quindi consiste nel rendere un essere capace di diventare massimamente creatore. Amare significa rendere liberi, perché se il Cristo operasse dentro di noi, allora amerebbe se stesso, non noi, sarebbe una forma di amore di sé, quindi amare l’altro significa volere la sua autonomia, non c’è scampo, perché se io voglio la mia pienezza dentro all’altro, allora io amo me dentro all’altro, non l’altro.

Questo essere solare (fra l’altro, in tedesco, il Sole è femminile, die, la Sole), questo mistero della svolta evolutiva dal ricevere al dare, dall’essere creatura all’essere creatore - e noi siamo in questo trapasso -, viene espresso con queste bellissime immagini, che racchiudono, da un lato i misteri del pensiero, da un lato i misteri del sentimento e da un lato i misteri della volontà. La testa, cioè l??elemento pensante, è circondata da una corona, quindi si congiunge con la dimensione dello zodiaco e con tutti i contenuti di saggezza che sono alla base del divenire della Terra, perché le dodici stelle sono le dodici ceste di pane che discende dal cielo, sono le dodici forze cosmiche che ci nutrono.

In una di queste conferenze sull’Apocalisse Steiner enuclea il fatto che pensare che sia la materia che ci nutre è una delle più grandi illusioni, dei più grandi errori del pensare umano: non è ciò che noi mangiamo che ci nutre, ci nutre il cosmo, in un senso reale, cioè la sostanza materiale che noi accumuliamo non viene dal nutrimento, il nutrimento è fatto soltanto per generare delle controforze che permettono al corpo di accogliere materia, quindi non è vero per niente che è ciò che noi mangiamo che contribuisce a fare la materia, la sostanzialità dei cibi vale soltanto per la testa, cioè soltanto la testa, il sistema neuro-sensoriale, viene nutrito dalla sostanza terrestre. Tramite il metabolismo quello che digeriamo sale su, quindi soltanto uno dei tre sistemi dell’essere umano, quello neuro-sensoriale, riceve sostanza materiale dalla Terra. Tutta la nostra sostanza materiale noi la riceviamo dal cosmo, attraverso la luce, attraverso il calore, attraverso correnti magnetiche ecc. Naturalmente le conseguenze scientifiche di un’affermazione del genere sono enormi, perché significa che noi diamo per scontate delle cose che scientificamente son del tutto sbagliate (e ci dovrebbe far pensare il fenomeno che c’è gente che mangia mangia e non ingrassa mai, ed altri che ingrassano soltanto a guardare il cibo). Quindi queste dodici ceste di pane che discende dal cielo - nel 6° capitolo del Vangelo di Giovanni dodici volte viene detto “il pane che discende dal cielo”, dodici volte -, sono queste forze cosmiche che veramente ci nutrono, e nella testa la materia terrestre si incontra con la materia che dall’alto viene giù, passando per la testa, gli arti, il metabolismo e la sfera del cuore; quindi la testa riceve la materia da sotto, dal metabolismo, dalle sostanze che noi mangiamo, e per la testa passano, attraverso la percezione dei sensi, tiriamo giù questi impulsi del cosmo e nutriamo il resto del corpo dandogli la sostanzialità materiale di cui ha bisogno.

La sfera media del cuore... abbiamo visto, c’è questo mistero di un grembo che è materno, perché ha dentro di sé un’evoluzione di grazia, quindi un grembo materno che genera l’essere della libertà, con il dragone naturalmente subito pronto ad inghiottirlo, cioè ciò che è dato di natura, necessità di natura, deve tendere ad ingoiare la libertà altrimenti la libertà sarebbe automatica. La Luna sotto i piedi significa che per l’essere che, grazie alla totalità dell’esperienza della grazia, genera la creazione della libertà, per questo essere che trasforma la grazia in libertà, la necessità di natura diventa il fondamento, diventa il sostrato. In questa immagine qundi la Luna rappresenta tutto ciò che è legge di natura.

All’inizio c’è un “segno grande”, una visione “grande”, grande perché riassume tutto il significato dell’evoluzione. Donna, in greco, gunè, gun», quindi c’è la genesi, il mistero di generazione, di creazione, invece la parola italiana donna viene da domina, che significa dominare, quindi il greco sentendo la parola gunè viveva mondi molto più vasti di quelli che noi viviamo sentendo la parola domina. E come mai questa donna “grida” nel dolore del parto? Generare l’essere della libertà costa fatica, non viene da solo, se non ci fosse fatica, allora non sarebbe libertà, allora verrebbe da sola, e quindi bisogna metterci tutta la forza del proprio essere, kratos, kr£toj, in greco è il grido di forza, non di dolore, e poi di fatto esperisco la gioia, perché nascere è una gioia. L’opposto sono le piccole capitolazioni quotidiane, dove non c’è questo sforzo, dove c’è l’esperienza del “vorrei ma”, e dove c’è il “vorrei ma” facciamo l’esperienza del rammarico, perché una piccola creazione è mancata, un piccolo frammento di libertà non è stato creato, nel senso che ogni atto di volontà perduto indebolisce la volontà, indebolisce la forza dell’Io, quindi ogni volta che non porto a compimento un proposito mi trovo con forze di volontà indebolite. Il segreto della volontà sono piccoli atti, piccoli, ma compiuti in modo che l’essere umano si renda sempre più conto che è molto meglio non fare un proposito, anziché farlo e non mantenerlo25. Proprio in queste conferenze qui, Steiner descrive per due o tre pagine che un essere umano che si propone qualcosa e poi non lo fa, perde di peso morale nel cosmo, diventa moralmente più leggero, e aggiunge, in questo contesto, che le sue stesse parole pesano meno: quando parla, non potrà venir preso sul serio, perché anche se chi lo ascolta non lo sa, il suo corpo astrale e il suo Io superiore fanno l’esperienza che qui ho a che fare con una persona che moralmente pesa quasi niente, e pesa quasi niente perché la forza di volontà manca. Quindi il peso morale di una persona nel cosmo è equivalente alla sua forza di volontà. Molto meglio sarebbe stare attenti nel vedere quello che veramente “posso” e ciò che non posso e, piuttosto che rischiare, è meglio non farlo un proposito.

L’altro elemento dove la generazione della libertà viene a mancare è quello intellettivo, (questo qui era quello morale) cioè quando un essere umano dice qualcosa, fa un’affermazione senza sentire la responsabilità morale nei confronti della verità oggettiva di ciò che dice. In altre parole fa parte del cammino morale dell’umanità imparare sempre di più a dire soltanto ciò di cui si è sicuri perché lo si è appurato, e tutto ciò di cui non si è sicuri che è vero, ci si proibisce, nel modo più assoluto, di parlarne. La “veracità” è la responsabilità morale nei confronti della verità, e Steiner dice che per il futuro della scienza dello spirito non basta credere che sia vero, non basta la buona fede: o sono sicuro che è così, e allora lo dico, o non lo sono, e allora taccio. Attuare la mia volontà è l’esercizio puro della libertà, e noi viviamo in una società che fa di tutto per indebolire la nostra volontà, e il dragone che è pronto ad ingoiare il bambino della libertà sta ad indicare proprio i mille fattori che, nel cosmo, sono pronti a sommergere ogni germe di libertà.

In altre parole dobbiamo sapere in partenza che quando noi ci proponiamo qualcosa, le scuse per non farlo saranno sempre tante, è il dragone che sta lì proprio ad aspettare, e appena arriva il momento che questo bambino, questo essere della libertà deve essere generato, lui sta lì per portarlo via. Son mica fantasie, sono realtà di una precisione enorme, il drago è pronto ad “attrarci” da qualche altra parte, il drago “rosso” se noi lo pensiamo nella sua realtà astrale diventa proprio reale, ed è rosso perché è sostanziato di brama, ma l’importante, nell’esercizio della volontà, non è quante volte mi interrompo, l’importante è la forza e la determinazione con le quali, ogni volta, pazientemente si ricomincia. Questa forza è forza di volontà, importa poco che ci si interrompa cento volte: se cento volte si genera la forza di volontà di ricominciare, va benissimo, Steiner dice che l’esercizio di concentrazione non è proficuo perché io non ho nessuna distrazione, perché all’inizio uno ne ha tante, per tutto un bel periodo di tempo la sua forza sta nel fatto che, ogni volta, io ritorno, perché ogni volta devo generare volontà. Importa poco che in cinque minuti mi sono distratto cento volte, ciò che è fondamentale non è il fatto che mi sono distratto cento volte, fondamentale è il fatto che mi sono riconcentrato cento volte, quindi ho fatto cento piccole creazioni della libertà, e se io lo faccio veramente, la prossima volta saranno novantanove, e poi novantotto.

Intervento: E se osservo la brama che mi distrae? Voglio dire, può funzionare?

Archiati: Funziona se fai quello che vuoi, allora sei nella libertà; se fai ciò che vuoi sei nella libertà, nel momento in cui ti accorgi che non stai facendo ciò che vuoi, hai perso la libertà. Questo dragone è rosso e “grande”, come la visione, perché non rappresenta un aspetto fra tanti, ma rappresenta una dimensione totale, cioè la dimensione opposta alla libertà, tutto ciò che ingoia, cioè che uccide l’essere umano, nella sua totalità di essere libero. Il drago ha sulle teste sette diademi, perché vuol regnare, vuole fare di tutto per far capitolare l’altro. Al quarto versetto ci viene detto che con la sua coda trascina il terzo delle stelle del cielo e le getta dentro alla Terra, e continua dicendo che il dragone si fermò davanti alla donna, affinché nel momento in cui partorisce, divora il figlio di lei. Un terzo degli impulsi che erano nel cielo vengono catapultati sulla Terra, come strumenti del drago. Si potrebbe dire che dei tre impulsi che noi abbiamo, il pensiero è quello che possiamo gestire noi a partire dalla nostra libertà, il sentimento è a metà, e ce n’è un terzo che, chiaramente, è inconscio: sono gli impulsi volitivi, che noi non gestiamo mai. Lui invece di lasciarli nel cielo, quindi nella condizione divina, di grazia, li fa piombare dentro all’oscurità della Terra, da cui nascono tutte le pulsazioni inconsce, in modo da servirsene per divorare, ogni volta che sta per nascere, l’impulso della libertà. Si serve quindi di impulsi spirituali, di impulsi celesti. Al quinto versetto si considera il rapporto fra la necessità di natura e la libertà, al momento in cui viene generata la libertà, e genera il suo figlio maschio. Ma appena nato, è il momento in cui si formula un proposito, ed è destinato ad essere pastore di tutti i popoli con “verga di ferro”, cioè con la spina dorsale, cioè questa verga dell’Io, di ferro nel senso che ha una forza tale da non venire spezzata. Lui regge non comandando dal di fuori, ma con questa forza dell’Io.

Poi viene detto che il figlio di lei fu rapito presso il Dio (pròs ton Theòn, le stesse parole dell’inizio del Vangelo di Giovanni), fu rapito verso il Padre (il Dio è il Padre), verso il suo trono, e la donna fuggì verso l’eremo, l’eremo è la capacità di isolarsi nell’Io. La parola eremos, œrhmoj, ha la stessa radice della parola sanscrita Karma, lì si è soli con il proprio destino, affine anche alla parola ormè, Ðrm», ormè è l’impulso evolutivo impresso dall’Io. Quindi, questo essere femminile si rifugia nella forza dell’Io, non c’è altro scampo di fronte alla forza del drago: lì ha il posto preparatole dal Dio, cioè dalla prelibertà, affinché l’aiutano per 2160 anni. Steiner dice che in testi come l’Apocalisse anni o giorni o unità evolutive è lo stesso: 2160 significa il tempo che il Sole impiega a passare tutto un segno zodiacale. Prendiamo un aspetto fondamentale di questo mistero: noi viviamo nel tempo in cui, dalla nascita del Cristo sono passati quasi 2160 anni, a che cosa è servito tutto questo tempo? È servito per porci in grado di cominciare a prendere posizione conoscitiva nei confronti di questa generazione dell’essere della libertà, avvenuta veramente per tutta l’umanità circa 2160 anni fa. E ci fu, si generò una lotta dentro al mondo spirituale, Michele e i suoi angeli, per lottare insieme col drago, non contro, insieme con il drago: nelle più antiche raffigurazioni di Michele, il drago non lo guarda neanche, e anche quando Steiner idea il rappresentante dell’umanità, fra Arimane e Lucifero, insiste sempre che questo rappresentante dell’umanità non sta lottando contro Lucifero e Arimane, perché il mondo di natura deve esserci: il bene non è mai contro il male, è il male che è contro il bene. Nel gruppo di legno Arimane e Lucifero vengono trafitti nel loro essere contemplando il rappresentante dell’umanità, che non ha nulla contro di loro, anzi li ama, sente compassione per loro, perché sa che il fatto di essere al centro lo deve a loro, lo stesso gesto del Cristo che si china a lavare i piedi ai discepoli. Dove c’è energia di libertà, c’è invulnerabilità: a Gandhi una volta fu chiesto che cosa avrebbe fatto se avesse avuto a distanza di venti, trenta metri un bambino che stesse dormendo, e avesse visto un cobra che si stesse avvicinando al bambino per ucciderlo, e se avesse avuto una pistola? Gandhi rispose che se lui avesse sparato, non lo avrebbe fatto perché è la cosa migliore da fare, ma perché era del tutto imperfetto nella sua evoluzione, perché se invece fosse stato perfetto nella sua evoluzione avrebbe potuto emanare tali forze di amore che il cobra si sarebbe fermato.

E il drago combatté, quindi l’attività del combattere viene riferita soltanto al drago e ai suoi angeli, e non ebbe la forza, e non si trovò posto per loro, dentro al cielo: siccome non ebbe la forza di fargli del male, non si trovò più il posto per loro là dove c’è il regno della libertà, perché il male è la carenza di libertà. Poi ci sono degli epiteti del drago: Steiner distingue quasi sempre fra il lato luciferico del maligno, che è ciò che chiamiamo diavolo e il lato arimanico del maligno, Satana.

L’Apocalisse è un testo scritto dal punto di vista per cui non soltanto la sfera fisica è la strettissima conseguenza di quella spirituale, ma anche ponendo alla base di questo nesso una conoscenza oggettiva molto precisa di come esso sia. Se si comprende questo ci si rende conto da dove proviene l’enorme difficoltà di capire un testo del genere, che innesta l’uno nell’altro l’evento di natura con l’evoluzione morale interiore dell’umanità. Tutti i fenomeni cosmici che noi conosciamo, il modo di comportarsi delle stelle che cadono sulla Terra, la grandine, sulla Terra le acque vengono avvelenate e un terzo delle piante viene ucciso, tutto questo è in connessione con l’evoluzione morale dell’essere umano, cioè come espressione del bene e del male. Nell’Apocalisse non ci sono eventi di natura, non esiste la natura, esistono soltanto esseri spirituali e le loro opere, e ciò che noi chiamiamo la natura sono le opere durature degli esseri spirituali, quindi non c’è nulla di moralmente neutro nel cosmo in cui viviamo. Ogni fenomeno di natura si può solo registrare, bisognerebbe proibirsi di interpretarlo, perché ogni interpretazione proviene dall’interiorità umana. Se uno scienziato ritiene che il fenomeno di natura non ha nulla a che fare con l’interiorità umana, dovrebbe soltanto descrivere ciò che lui ha osservato, senza dare spiegazioni, perché se interviene con il giudizio nel fenomeno ha già concesso che il fenomeno di natura è collegato all’interiorità umana.

Passando dalle sette lettere ai sette sigilli e, sopratutto, alle trombe e alle coppe dell’ira, man mano che si entra nel secondo, nel terzo e nel quarto settenario dell’Apocalisse, si ha l’impressione di lasciare sempre di più il regno umano e di entrare sempre di più nel regno della natura. Le lettere sono lettere alle sette comunità e parlano di eventi umani, ma quando si va oltre saltano fuori fenomeni enormi di natura, non soltanto del tipo che noi conosciamo ma anche del tipo che non conosciamo, come le stelle che cadono. Quindi, nella metodologia dell’Apocalisse, c’è proprio un crescendo che trapassa dall’interiorità umana al modo in cui questa interiorità umana, questa evoluzione morale dell’umanità - la cui somma è l’aggiungere la dimensione della libertà a quella della grazia -, trascina con sé, quindi forgia, crea, ricrea il cosmo. Lo ricrea in chiave negativa se la libertà non viene attuata, e la ricompone in modo positivo se questa nuova creazione della libertà viene aggiunta; in altre parole, l’autocreazione dell’essere umano come creazione della libertà, è una liberazione, è una risurrezione del cosmo intero26, quindi della natura. La natura finisce di essere un dato di necessità, viene redenta dal suo aspetto di necessità, dal suo aspetto di incantesimo, perché le pietre gli alberi ecc. sono esseri incantati, sono rimasti incantati nella forma fissa per darci il modo di costruire la libertà. L’esercizio della libertà consisterà proprio nel ricreare, nel redimere, nel far risuscitare, nello spiritualizzare tutto ciò che è stato chiuso nella materia, oppure, l’altra prospettiva è che l’essere umano stesso si chiuda nello stesso meccanismo, invece di liberare degli esseri che si sono offerti per rendergli possibile la creazione della libertà, perda lui stesso la sua libertà ed entri nella stessa legge di non libertà, della necessità.

Prendiamo l’esempio della grandine che ritorna diverse volte; ho già accennato al fenomeno delle comete, le comete giocano un ruolo importante nell’Apocalisse nel senso che le stelle in movimento hanno a che fare sempre con le intelligenze, cioè con gli spiriti gerarchici, quindi tutto il sistema planetario, il sistema solare, è riferito alle nove gerarchie celesti. Nelle conferenze sull’Apocalisse Steiner dice che dove l’Apocalisse si riferisce alle stelle fisse abbiamo sempre a che fare con aspetti e dimensioni dello Spirito divino, quindi della trinità, dove si riferisce ai pianeti, ad eventi planetari del sistema solare, abbiamo sempre a che fare con l’agire delle gerarchie celesti e poi una terza dimensione è quella delle comete, e dice che l’apocalista descrive tutto ciò che è cometario, di natura di cometa nel cosmo, parlando delle bestie. Ogni fenomeno di bestia nell’Apocalisse si riferisce alle comete, quindi i fenomeni delle comete sono altrettanto importanti che gli altri fenomeni, solo che l’apocalista ha delle conoscenze che la scienza normale non ha, perché la scienza normale si raccapezza soltanto in fenomeni che sono calcolabili, e si trova perciò molto a disagio con le comete perché hanno elementi erratici, di non calcolabilità, dove la scienza si deve fermare. La cometa, in quanto non calcolabile, è proprio il punto di passaggio tra il dato di natura puro, che è calcolabile, che è fatto di leggi fisse, e l’interiorità umana, che non è calcolabile, che è stata creata per la libertà, quindi il fenomeno della cometa è proprio un fenomeno di passaggio, dove noi vediamo più da vicino l’intrecciarsi tra l’ordine di natura e l’ordine morale. Le comete sono sino ad un certo punto calcolabili, dove restano compatte e si conosce la traiettoria, si conosce la velocità - a parte che la velocità non resta costante -, quindi la scienza comincia già ad avere i suoi problemi, perché il fattore di velocità cambia, e la mutabilità non è un fattore costante. In quanto a composizione chimica l’elemento fondamentale delle comete è quello del ciano o cianuro, che contiene il carbonio e l’azoto, questo è l’elemento più importante della sostanzialità delle comete. Il cianuro è di estrema importanza per la purificazione dell’astrale negli esseri umani, però se entra dentro alla Terra e viene assimilato attraverso il cibo, le piante o gli animali, ha l’effetto opposto di stimolare la passionalità astrale, per cui l’intento del Sorat ?? quello, da un lato, di raccogliere più cianuro possibile dal cosmo per lanciarlo contro la Terra e scardinare la Terra dalla sua orbita, e quindi scardinare le leggi di natura che sono calcolabili, e, dall’altro, si serve della pioggia cometaria. Le comete quando sono vicine alla Terra all’improvviso spariscono, ma questa pioggia cometaria, queste piccolissime fiammelle poi si sciolgono nell’atmosfera e quello che entra nella Terra è la spiritualità della cometa, che entra nella Terra, penetra nella Terra e ritorna su, dall’interno della Terra, attraverso le piante, attraverso gli animali, tramite la luce, e questo è l’influsso spirituale che poi la cometa ha sugli esseri umani. Steiner sottolinea che ci sono comete che hanno un influsso positivo, e comete che hanno un influsso negativo, però il loro modo di procedere è proprio, scientificamente, oggettivamente in forma di grandine, grandine che scende sulla Terra, imbeve la Terra.

Intervento: Ma siamo noi che, con le nostre qualità morali, richiamiamo le comete positive o quelle negative?

Archiati: Si, per esempio la cometa di Halley è sempre negativa, porta sempre una grande ondata di materialismo, l’ultima volta nel 1986, ogni settant’anni. Ma non tutte sono fisse, non tutte hanno un ciclo regolare, il fenomeno delle comete è di estrema complessità, ce ne sono alcune che ritornano con cicli fissi, altre non sono calcolabili. L’elemento discriminate è il fatto che, di una particolare cometa, se ne serva il Sorat o se ne serva Michele. Se è un evento guidato, architettato da Michele, allora ha un tipo di effetto, sia nella Terra sia negli esseri umani, se invece è nelle mani della spiritualità del Sorat ha degli effetti opposti, e siamo noi che, nella nostra libertà, decidiamo che sia nelle mani dell’uno o dell’altro: quindi, in un certo senso, per un essere umano ha un influsso positivo, e per un altro un influsso negativo, pur avendo un carattere fondamentale di positività o di negatività. Se ha un carattere fondamentale di negatività, per l’essere umano che ci si mette contro e quindi la vive in positivo, la forza di libertà per mettercisi contro dovrà essere molto maggiore, che non quando vive la positività come grazia, perché è già impressa da Michele come tale. In chiave di libertà individuale, i fenomeni sono molto complessi, perché in ultima istanza, a decidere cosa avviene in me è sempre la mia libertà individuale, Michele usa il ferro delle comete per trasformarlo in energia positiva, il ferro è importante nel sangue per le forze di volontà, perché se c’è troppo poco ferro nel sangue si diventa molto più deboli, quindi la spada di ferro di Michele è il ferro nel sangue che si trasforma in energia volitiva, e l’energia volitiva è libertà, perché quando io sono in grado di fare ciò che voglio sono libero, se non sono in grado di fare ciò che voglio sono sempre schiavo.

Intervento: Quando l’uomo riuscirà a spiritualizzare la materia, le creature incantate della natura, potranno assurgere al livello dell’Io?

Archiati: Sarà il loro assurgere al livello dell’Io, perché saranno ritornate ad essere dimensioni dell’essere umano, che sono sempre state. Nel nostro cosmo non esiste altro che l’essere umano, l’essere umano non è uno degli esseri incantati, è il tutto, non esistono altri esseri oltre all’essere umano. Lì entriamo in attenuazioni che alla teologia tradizionale fanno molta paura perché si comincia di nuovo a prendere sul serio il fatto che l’essere umano è un microcosmo, in cui si rispecchia la totalità del cosmo, non soltanto tutta la Terra, ma tutto il cosmo. Perciò io riferisco la seconda grande creazione in toto alla prima, come capovolgimento della prima, ma in questa seconda creazione, dove si crea l’essere umano stesso, non manca nulla, viene tutto trasformato in sostanzialità di creatività dell’Io umano, la resurrezione è il trasformare ogni cosa in chiave di Io. La perfezione di ogni creatura è la umanizzazione, e Paolo nell’ottavo capitolo della lettera ai romani, dice che ogni creatura geme nell’aspirazione, nel desiderio, di diventare attraverso l’uomo, creatura: quindi liberare dall’incantesimo le creature, significa intuirle col pensiero nel loro essere più intimo, che è quello di realizzare l’essere umano, in quanto essere che crea la creazione a partire dal pensiero, perché il dato di natura non è una vera creazione, ma è una provocazione a compiere l’altra creazione.

Sia Michele che Sorat provocano l’uomo, solo che Michele lo provoca nel desiderio che vinca, invece Sorat nel desiderio che perda.

Nel 13° capitolo, nei versetti dall’uno al dieci abbiamo a che fare con la bestia con sette teste e dieci corna, su cui già abbiamo detto diverse cose, e nei versi dall’undici al diciotto abbiamo a che fare con la bestia con due corna. Un aspetto di questa bestia a due corna, che sale dalla Terra, è questa spiritualità delle comete che polverizzandosi in quanto materia, lasciano entrare la loro astralità proprio dentro alla Terra, e questa astralità sale dalla Terra in forma di questa bestia, cioè come strumento del Sorat, come strumento della bestia il cui compito è quello di annegare la libertà. Leggiamo tutto il capitolo, poi ci soffermeremo maggiormente sulla seconda bestia:

13,1 Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo

“Vidi poi una bestia che saliva dal mare” (perché le sette teste e le dieci corna di questa bestia, sono state formate in ciascuno di noi durante l’epoca atlantica, che si è svolta soprattutto sull’acqua), aveva dieci corna e sette teste, sulle corna aveva dieci diademi e le teste portavano nomi blasfemi (la parola greco per blasfemo significa proprio ostacolo).

13,2 La bestia che vidi somigliava ad una pantera, mentre le zampe sembravano di orso e la bocca di leone. Il dragone comunicò ad essa la propria forza e il suo trono con potestà grande.

13,3 Una delle teste era caduta come colpita a morte, ma la sua ferita mortale fu guarita, per questo tutta la terra fu presa da ammirazione per la bestia,

13,4 e si mise ad adorare il dragone che aveva dato un tale potere alla bestia.

La prima bestia con sette teste e dieci corna è l’essere umano animalizzato, l’essere umano senza la libertà, invece l’altra bestia a due corna è l’essere del male che influisce sugli esseri umani. Ogni attributo, ogni cosa che viene detta sulla prima bestia, riguarda l’uomo, riguarda uno stato o uno stadio dell’evoluzione umana; ciò che viene detto sulla bestia a due corna riguarda Sorat, riguarda Arimane, riguarda le correnti del male, extraumane, che influiscono sull??uomo. Ora, il grande, strabiliante miracolo è che per la bestia con sette teste e dieci corna - quindi per l’essere umano che perde la libertà -, una di queste teste è morta, però il portento del Sorat sta nel fatto che questa ferita mortale si è rimarginata e adesso vive. Sono indicazioni evolutive molto belle, di una forza travolgente, nel corso evolutivo, per esempio dei periodi postatlantici, uno di questi sette periodi è stato quello in cui è sorta l’esperienza della morte, e questa ferita mortale è la spaccatura che fa sorgere un abisso fra il mondo spirituale e il mondo materiale. L’uomo perde il contatto con il mondo spirituale, ecco la grande ferita dell’evoluzione, che rende l’uomo morto, perché gli fa cogliere soltanto il lato morto del cosmo, e non coglie più il lato vivente. Questa ferita mortale è la ferita dello staccarsi dal mondo spirituale, perciò ogni tentativo di ritornare al mondo spirituale si chiama “religione”, riallacciare, rilegare ciò che era stato tagliato. Che cosa vuol dire che il grande portento sta nel fatto che questa ferita di questa bestia si è rimarginata? L’opera più grande del maligno è quella di aver indotto l’essere umano ad abituarsi, ad abituarsi ad essere morto, ad abituarsi in modo tale che crede di essere vivo, quindi il grande abisso, la manifestazione potente del male è di illudere l’essere umano a ritenere vivo ciò che è morto. L’esperienza della guarigione, operata però dalla bestia, è il materialismo, il credere vivo ciò che è morto. Una delle teste appariva come ferita a morte, non colpita a morte, ma la sua ferita fu guarita:

13,3 E tutta la terra ammirava la bestia,

13,4 e si mise ad adorare il dragone che aveva dato un tale potere alla bestia, e adorava anche la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combatterla?»

Sorge quindi la potenza dell’essere umano che considera realtà ciò che è parvenza, che si abitua a vivere soltanto nel mondo materiale, e si chiede, in chiave operativa, chi può battere la scienza, la scienza materialistica.

13,5 Alla bestia fu data una bocca che proferiva parole orgogliose e blasfeme, e gli fu concesso di operare per lo spazio di quarantadue mesi

Quanti giorni sono? La metà di sette - prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte -, quindi il tre o il tre e mezzo è sempre una metà di un settenario. Prima che il gallo canti, cioè prima che l’essere umano si risvegli alla conoscenza spirituale, bisognerà passare per tre periodi di cultura, che, l’uno dopo l’altro, sempre di più rinnegano l’essere della libertà. Tutte queste frasi del Cristo, essendo il Cristo il Logos universale, non sono mai banali, ogni frase del Cristo, nei Vangeli, deve essere una legge evolutiva fondamentale, quindi queste interpretazioni spicciole, come se il Cristo avesse semplicemente preannunciato a Pietro che lui l’avrebbe rinnegato... certo che Pietro l’ha rinnegato tre volte quella notte, ma perché quella notte era praticamente il riassunto del cammino di tutta l’umanità.

13,6 Così aprì la sua bocca blasfema contro Dio, lanciando bestémmie contro il nome e la dimora di lui, contro tutti gli abitanti del cielo.

13,7 Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu data potestà su ogni tribù, popolo, lingua e nazione.

“Le fu dato potere di far guerra ai santi…” Qual è qui il concetto di santo?
É la forza creatrice dell’essere, altro che santo come lo intendiamo noi, è l’essere che conquista la sua forza creatrice.

13,7 ...le fu data potestà su ogni tribù, popolo, lingua e nazione …

Potestà nel senso che divenne suo elemento tutto quello che è anima di gruppo, in quanto prende il sopravvento sull’individualità, perché un conto è se l’essere umano si serve del dato di lingua, cultura, di popolo, tribù, come base per poi metterci sopra, aggiungerci la propria individualità, e un conto è se l’individualità non c’è e si esprime soltanto ciò che è anima di gruppo. Abbiamo anche qui, come rappresentante dell’anima di gruppo, un quaternario: fulè, ful», la tribù, laòs, laÒj, il popolo, glossa, glîssa, la lingua, ed ethnos, œqnoj, la nazione. Questi rappresentano ciò che è anima di gruppo a livello del corpo fisico, a livello del corpo eterico, a livello del corpo astrale e a livello dell’Io inferiore. Meccanismi di gruppo non liberi si esprimono nel corpo fisico, si esprimono nel corpo eterico, nell’astrale e nell’Io inferiore. Le rappresentazioni, ad esempio, riguardano i meccanismi di non libertà che vengono dal corpo astrale, e vengono dal linguaggio, quindi la lingua è il fenomeno di gruppo a livello del corpo astrale, l’etnia per esempio è il fenomeno di gruppo a livello del corpo fisico, fulè a livello del corpo eterico. Nessuna delle parole greche è casuale, perché queste parole erano state coniate dagli iniziati, esprimendo nei suoni l’oggettività della cosa che si vuole indicare. Questo è il compito anche dell’euritmia e della Sprachgestaltung, dell’arte della parola, quello di arrivare attraverso il suono all’essenza della parola caratterizzata.

Nel 14° capitolo, andrei subito al versetto 14, dove si tratta della mietitura, del raccolto dell’evoluzione, dove si tirano le somme del divenire e, quindi, dove di nuovo, con altre immagini, con altri aspetti, siamo indotti a riflettere sul risultato totale dell’evoluzione terrestre e umana. Al primo versetto, abbiamo il monte Sion e l’Agnello, il monte Sion annuncia già la nuova Gerusalemme e l’agnello è il contenuto essenziale, cioè ciò che su questo monte Sion domina, troneggia. Sarebbe quindi la nuova creazione, il monte Sion, e l’essere umano che ha raggiunto la pienezza dell’Io, quindi accoglie in sé l’impulso del Cristo. Per questo nel sesto versetto si parla di un canto nuovo, di un Evangelo eterno e dell’ora del giudizio: su queste tre cose vorrei dire alcune parole, poi dal versetto 8 al 14 abbiamo un insieme di tre angeli, anzi al versetto 6 il primo angelo, all’8 il secondo e al 9 il terzo. Così come il canto nuovo esprime il lato positivo dell’ora del giudizio, quindi c’è il canto nuovo e il Vangelo eterno, il lato negativo dell’ora del giudizio è rappresentato dalla bestia, e quindi abbiamo l’ira e il fumo, la prima al versetto 10 e il fumo al versetto 11. Invece di analizzarlo parola per parola, vorrei vedere soltanto questi aspetti fondamentali.

14,1 Poi vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte di Sion, e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulle loro fronti.

14, 2 Udii quindi una voce dal cielo come il fragore di molte acque e come il rumore di un forte tuono; e la voce che udii era come di citaredi che suonavano le loro cetre.

14, 3 Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono, davanti ai quattro esseri viventi e davanti agli anziani; e nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, i quali sono stati riscattati dalla terra.

14, 4 Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne; sono infatti vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello, dovunque egli va; essi sono stati riscattati fra gli uomini, per essere primizie a Dio e all’Agnello.

14, 5 Sulla loro bocca non è stata trovata menzogna, perché sono irreprensibili davanti al trono di Dio.

14, 6 Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo e che aveva l’evangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo,

Che cos’è il canto nuovo? Presuppone il concetto di canto vecchio, che è l’interiorità della prima metà dell’evoluzione, l’espressione degli impulsi evolutivi in chiave dell’operare del Padre. Il canto nuovo è ciò che si esprime da un’interiorità di libertà (ci fa pensare al Vangelo dello stesso autore, nel quale il Cristo dice: “Vi do un comandamento nuovo”27, cioè il modo di aggiungere ciò che è nuovo all’evoluzione). Nel canto c’è, poi, sia la dimensione individuale, perché promana individualmente da ognuno, sia una dimensione collettiva, comunitaria, perché si comunica a coloro che odono. Il contenuto di questo canto nuovo è quindi il fatto che ora, al termine dell’evoluzione, la dimensione individuale e quella comunitaria si compenetrano a vicenda, non si escludono più. Le due grandi fasi dell’evoluzione precedente, l’evoluzione all’inizio e l’evoluzione a metà, rappresentano due unilateralità, all’inizio c’era comunione senza individualità, verso la metà c’è l’individuazione in gran parte senza comunione, questa fase la chiamiamo egoismo, e bisogna passarci. La terza grande fase, se l’essere umano la realizza in chiave positiva, rappresenta l’intrecciarsi di queste due dimensioni, non più unilaterali, perché dove c’è più comunità là c’è più individualità, e viceversa. Separatamente ci sono già state, nuovo è, invece, l’intensificarsi a vicenda, l’approfondirsi a vicenda della comunione e della individualità, dove l’uno diventa l’essere, l’essenza dell’altro, dove l’essenza della comunione è il donare libertà individuale, e l’essenza della libertà è l’amore, il dono di sé per gli altri. O si approfondiscono entrambe queste dimensioni dell’essere, oppure si è nell’abisso evolutivo. L’abisso dell’evoluzione consiste nel perdere sia l’individualità sia la comunione, perché o si hanno entrambe, o si perdono, non sarà più possibile individualità a scapito della comunione, e non sarà più possibile comunione a scapito dell’individualità, e il fatto che oggi sia ancora da realizzare, indica che siamo non al compimento dell’evoluzione, ma al centro.

Questo è il carattere tipico del centro dell’evoluzione, il sorgere dell’individualità, quindi il passare da un’unilateralità all’altra, che si escludono a vicenda, e quindi escludendosi a vicenda nasce il tempo, nasce l’evoluzione, dove noi dobbiamo sempre vivere in chiave di precedenza, in una incarnazione diamo la precedenza alla virtù della pazienza, in un’altra alla virtù del coraggio, ma non possiamo fare tutte e due. Nel momento del compimento dell’evoluzione non sarà più così, più pazienza significherà più coraggio, più coraggio più pazienza, non si escluderanno più; quindi uno dei caratteri fondamentali della fase media dell’evoluzione è quello delle polarità che si escludono.

L’altro elemento fondamentale della realizzazione positiva dell’evoluzione è il Vangelo eterno, che viene tradotto eterno, ma la parola in greco è aionios, a„ènioj, significa di un eone, eonico. Il concetto di eterno in greco non esiste, questo è molto importante, perché il concetto di eterno è puramente negativo, nega il tempo. Se voi prendete il capitolo 25 del Vangelo di Matteo28, che è stato importantissimo per il cristianesimo tradizionale, si dice: “Questi andranno alla vita eterna, e quelli andranno alla dannazione eterna”, nella traduzione c’è eterna, perché in greco c’è aionios, la stessa parola che c’è qui nell’Apocalisse, quindi il greco prevede sempre eoni evolutivi, mai un’eternità astratta. Il giudizio serve a diventare consapevoli di ciò che siamo divenuti tramite l’esercizio della libertà, quindi coloro che mancano della libertà passeranno un eone da monchi. Da eone è derivato poi il termine evo, ma un evo non è eterno, e siccome l’essere umano è diventato sempre più ottuso, sempre più immerso nella materia, ha cominciato ad avere l’impressione che un evo fosse eterno.

Cos’è questo Vangelo di un eone? E’ la buona novella del significato sensato e pieno d’amore dell’evoluzione, è la buona novella del carattere specifico degli evi evolutivi, l’evo della preparazione, l’evo delle condizioni sine qua non e l’evo della libertà.

14, 7 e diceva a gran voce: «Temete Dio e dategli gloria, perché l’ora del suo giudizio è venuta; adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque».

L’ora del giudizio, al versetto 7, in greco c’è la parola krisis, kr…sij, l’ora del krisis, l’ora della crisi, e krino, kr…nw, significa discernere, e la crisi era il termine medico che stava ad indicare quel punto culminante di una malattia dove si decideva, per esempio nel caso della febbre, dopo sette giorni, al settimo giorno o la febbre comincia a diminuire oppure si rischia veramente di morire. Un punto di decisione quindi, dove si decide; il giudizio è una specie di valutazione dal di fuori, invece la crisi è l’esperienza interiore, l’ora della crisi è la capacità dell’essere umano di scegliere fra la libertà e la non libertà, quando le vie cominciano veramente a separarsi.

14, 8 Poi seguì un altro angelo, dicendo: «È caduta, è caduta Babilonia, la grande città che ha dato da bere a tutte le nazioni il vino dell’ira della sua fornicazione».

14, 9 Un terzo angelo li seguì dicendo a gran voce: «Se uno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla sua fronte o sulla sua mano,

14, 10 berrà anch’egli il vino dell’ira di Dio, versato puro nel calice della sua ira e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all’Agnello.

14, 11 E il fumo del loro tormento salirà nei secoli dei secoli, e non avranno requie né giorno né notte coloro che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome».

14, 12 Qui è la costanza dei santi; qui sono coloro che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù.

Che cos’è l’ira di Dio? Orgê, Ñrg», ärgern, in tedesco; Steiner fa delle considerazioni molto belle nelle conferenze sull’Apocalisse, e dice che nel mondo in cui noi viviamo c’è soltanto amore di Dio, non c’è ira. Tutte le gerarchie sono piene di amore per gli esseri umani, però fa parte necessaria del mistero della libertà che l’essere umano possa perdere la libertà, e che il fatto di perdere la libertà consista nel generare disarmonia. Là dove l’amore divino porta via all’essere umano le disarmonie che lui ha creato, l’essere umano, nella sua illusione, vive l’amore divino come ira.

C’è una massima occulta che dice proprio che nella sfera dell’illusione umana, l’amore divino si manifesta sotto forma di ira, perché passa attraverso l’illusione della materia e dell’uomo (pensate alla madre che punisce un bambino disobbediente, la madre lo fa con amore, ma il bambino lo vive come ira, collera). Dio Padre, il Cristo, è medico, è terapeuta, nel senso che la grande terapia evolutiva è quella di trasformare il dato di natura in dato di libertà, quindi il terapeuta vuole solo questa terapia, e tutto ciò che è dato di natura, tutto, va contro la libertà. In altre parole dalla conduzione divina noi riceviamo occasioni di crescita, possibilità; nella realtà non illusoria, ci sono solo occasioni di crescita, dov’è che io vivo la porta che si chiude? Nell’illusione, camuffo il fatto che io rinuncio alla libertà dando la colpa agli altri. L’intervento terapeutico consiste nel rendere i fattori evolutivi di nuovo tali che la libertà sia ancora possibile, perché noi tendiamo sempre a metterci in condizioni in cui la libertà diventa impossibile, però parliamo di possibilità, la realizzazione è sempre un mistero dell’Io.

Il fumo del supplizio, del loro tormento, la perdita della libertà è un tormento? No, il tormento è possibile soltanto con l’autocoscienza, il tormento è anche l’esperienza dell’amore, il fatto di fare l’esperienza che, nonostante noi siamo caduti nell’abisso, veniamo amati dagli altri, anche se non lo vivono in piena coscienza, il ricevere l’amore senza poterlo volere, senza essere capaci di farlo proprio, il fumo è l’astralità che sale.

Versetto 13:

14,13 Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono»

Beati i morti, coloro che muoiono nel Signore…” coloro che muoiono esplicando il massimo delle forze dell’Io, trasformando il massimo della necessità (la morte) nel mondo della libertà, nel mondo dell’amore, perché muoiono nel Cristo, nel Signore, il Kurios in greco, kÚrioj, è il signore delle forze dell’anima, colui che padroneggia le forze dell’anima, l’Io. Le forze dell’anima sono la totalità di impulsi, di brame, la forza che armonizza questa pluralità è la forza dell’Io, quindi “Beati coloro che muoiono nel Signore” significa che trovano la pienezza dell’essere umano dentro al regno della morte, del Padre, delle leggi di natura, realizzando un Io.

Affinché trovino, riposo, affrancamento dalla loro fatica, perché le loro opere (le opere dell’Io) li seguono...

Cosa significa riposare dalla propria fatica? L’essere umano si riposa dalla sua fatica nel senso che ogni volta che si muore ci si riposa; significa che l’essere umano non può restare sempre incarnato.

Visto che non avremo il tempo di finire tutto, vorrei accennare brevemente a qualcosa che viene dopo, Steiner parla di una specie di orientamento finale dell’Apocalisse, e questo orientamento consiste nella visione riassuntiva della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, preceduto, questo discendere, da un triplice precipitare:

1) il precipitare della cosiddetta meretrice di Babilonia29

2) il precipitare del re con sette teste e dieci corna30

3) il precipitare della bestia con due corna31

Soprattutto nella tradizione misterica degli ebrei si parlava di Gerusalemme indicando la quintessenza di tutto ciò che c’è sulla Terra: Gerusalemme è costruita sul monte, al centro di questa città c’è il tempio, e al centro del tempio il Santo dei Santi. La quintessenza della creazione del Padre si riassume in questa città, costruita sul fondamento di natura: il tempio. Il tempio di Salomone rappresenta il corpo di ciascuno di noi, e al centro di questo corpo c’è il Santo dei Santi, il cuore, la capacità di pensare e di volere, perché se non si è capaci di pensare in proprio non si può amare (il bambino piccolo, per esempio, non può amare, vive immerso negli impulsi di natura). Senza esercizio della libertà non c’è amore; nonostante l’imponenza, la magnificenza di questo mondo di leggi eterne del padre, la prima Gerusalemme non è il contenuto vero dell’evoluzione, è solo la prime parte, il presupposto di ciò che sarà poi il vero contenuto dell’evoluzione, cioè la libertà, l’Io.

Ritorniamo al capitolo 14:

14,14 E guardai, ed ecco una nuvola bianca, e sopra la nuvola stava seduto uno simile a figlio d’uomo, che portava in capo una corona d’oro e teneva in mano una falce tagliente.

14,15 E un altro angelo uscì dal tempio gridando ad alta voce a colui che stava seduto sulla nuvola: «Metti mano alla tua falce e mieti, perché è giunta l’ora di mietere, ché la messe della terra va disseccandosi.»

14,16 E colui che stava seduto sulla nuvola, mosse la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.

Quindi c’è sopra la nuvola uno simile al figlio dell’uomo, e un altro che gli dice: «Mieti la Terra», in chiave di frumento, e un altro angelo dopo che gli dice di vendemmiare l’uva, quindi abbiamo il pane e il vino. Lo strumento per mietere e per vendemmiare è lo stesso, in greco c’è la stessa parola, la falce, e non c’è bisogno di essere contadini per sapere che per la mietitura e per la vendemmia occorrono degli strumenti del tutto diversi.

14,17 E un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, tenendo anch’egli una falce tagliente.

14,18 E un altro angelo che aveva potestà sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce tagliente: «Metti mano alla tua falce tagliente, e vendemmia i grappoli sulla terra, perché le uve sono mature.»

quindi uno esce dal tempio, e l’altro dall’altare…

14,19 E l’angelo mosse la sua falce, sulla terra e vendemmiò la vigna della terra, e gettò l’uva nel tino dell’ira di Dio.

14,20 E il tino fu calpestato fuori della città, e ne uscì sangue fino ai morsi dei cavalli, per una distesa di milleseicento stadi.

Prendiamo gli elementi fondamentali: il figlio dell’uomo è il Cristo, l’opera totale del figlio dell’uomo, del Cristo, è di costruire il corpo della libertà, quindi il tempio, quindi dalla Terra, dall’evoluzione terrestre noi riceviamo questa quintessenza che è il corpo. Qual è il lavoro della libertà dell’essere umano? Di trasformare il corpo in sangue, trasformare il regno della natura in regno dell’Io, della libertà, e l’interezza dell’evoluzione umana porta l??essere umano al gradino dell’angelo, questo ce lo dice anche la scienza dello spirito. Qui siamo alla mietitura, al compimento dell’evoluzione, perciò questo angelo è l’essere umano, che ha raggiunto la pienezza dell’Io. La polarità tra tempio ed altare dice da un altro lato la stessa cosa: il tempio dell’Io ce lo costruisce il Cristo, l’altare dell’Io è il centro del tempio, lo deve costruire l’uomo, quindi il tempio è la premessa, è la condizione totale della libertà, l’altare invece è l’esercizio della libertà. L’altare sta al centro del tempio come al centro del corpo c’è la spina dorsale, midollo spinale e il cervello.

Frumento e uva: il frumento viene raccolto all’inizio del ciclo solare estivo, l’uva viene raccolta alla fine del ciclo estivo, quindi perché l’eucarestia, il mistero del cristificarsi dell’essere umano viene espresso con questa polarità del pane e del vino? Il frumento è ciò che c’è nella Terra a partire dalla Terra stessa, il frumento è il risultato della forza solare dentro alla Terra, quindi fa parte della Gerusalemme che si costruisce da sotto a sopra, invece il vino fa parte della Gerusalemme che si costruisce da sopra. Nel frumento c’è l’evoluzione dell’essere solare che ci dà i fondamenti della libertà, e nel vino invece c’è l’evoluzione dell’essere umano che, sul fondamento della libertà, costruisce l’esercizio della libertà, assurgendo così al gradino dell’angelo (l’angelo che ha potestà sul fuoco, sul fuoco dell’entusiasmo dell’Io, versetto 18).

Al versetto 20 «fuori della città», cioè fuori della Gerusalemme antica, perché stiamo costruendo una Gerusalemme nuova, fino al punto che l’intelligenza consegue le forze delle briglie (i morsi dei cavalli), quindi è capace di guidarsi da sola. Il risultato dell’evoluzione del corpo (pane) e del sangue (vino) è che queste forze dell’intelligenza, rappresentate dal cavallo, arrivano alla forza che imbriglia, cioè che è capace di padroneggiare lei stessa il processo pensante, quindi il risultato supremo dell’evoluzione umana è la libertà dentro al pensiero creatore.

Ancora al versetto 20: 1600, anticipa il mistero della Gerusalemme, 40x40, c’è il mistero del cubo, poi 4 è anche 1+2+3+4, tutta l’evoluzione lunare era basata sul tre (corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale), invece il risultato finale dell’evoluzione terrestre è l’aggiunta del quarto elemento, l’Io, quindi il numero quattro è il numero di tutta l’evoluzione terrestre.

Grazie e arrivederci a tutti.

1 Ap 1,16 e Ap 2,12 [NdR]

2 ÑxÚj (oxus) Acuto, penetrante, affilato, rapido – Ap 1,16; 2,12; 14,14; 14,17; 14,18 e 19,15 [NdR]

3 Mc 2,27 «E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!»

4 Gal 2,20 «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.»

5 O.O. 4 – Editrice Antroposofica

6 kairÒj (kairos) – Il tempo giusto – Gv 7,6 e 7,8 – Ap 1,3; 11,18; 12,12; 12,14 e 22,10 [NdR]

7 Ap 2,9; 2,13; 2,24; 3,9; 12,9; 20,2 e 20,7 [NdR]

8 Mt 5,3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.»

9 Gn 1,2 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

10 O.O. 104 – L’Apocalisse – Ed. Antroposofica

11 Genesi capitolo 27

12 O,.O 191 “Conoscenza scientifico-spirituale e comprensione sociale”. La conferenza del 1° novembre 1919 è stata pubblicata in Italia con il titolo Arimane è in arrivo da Archiati Edizioni [NdR]

13 Mc 10,52 E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

Lc 17,19 «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Lc 18,42 E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».

14 O.O. 235 – Considerazioni esoteriche su nessi karmici Vol. I – 4° conf. § 22 Il senso del dovere di una vita porta nella successiva all’indifferenza del mondo verso di noi e in quella ancora dopo ad un disorientamento totale, all’incapacità di iniziare alcunché di giusto [NdR]

15 Mt 16,25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Mc 8,35 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.

Lc 9,24 Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.

Lc 17,33 Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà.

16 Gv 18,36 Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

17 O.O. 104a Le immagini dell’Apocalisse di Giovanni

18 Vedi: Gv 14,26; Gv 15,26 e Gv 16,7

19 Gv 13,34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

20 Gv 10,34 Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?

21 Mt 10,34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.

22 Mt 10,21 Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.

Mc 13,12 Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte.

Lc 12,53 si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

23 Mt 26,29 Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».

Mc 14,25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».

Lc 22,18 poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio».

24 Lc 22,19 Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

25 Lc 9,62 Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». [NdR]

26 Rm 8,19 La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; 20 essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa - e nutre la speranza 21 di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. [NdR]

27 Gv 13,34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

28 Mt 25,31 e seguenti

29 Ap 18,21

30 Ap 19,20

31 Ap 20,3

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Sommario

Pietro Archiati Seminario su “L’Apocalisse” tenuto a
Santa Certa dal 5 all’11 Luglio del 1993 9

1,3 Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino 28

1,12 Mi voltai per vedere chi fosse quello che mi parlava, voltandomi vidi sette candelabri d’oro  30

1,13 e, in mezzo ad essi, uno simile a figlio di uomo, portava una tunica lunga ed era cinto all’altezza del petto con una fascia dorata, 30

1,14 i capelli della sua testa erano bianchi, simili a lana candida come neve, i suoi occhi erano come fiamma ardente, 31

1,15 i suoi piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, quando è stato purificato nel crogiuolo, la sua voce era come lo scroscio di acque abbondanti, 31

1,16 nella sua mano destra teneva sette stelle, mentre dalla bocca usciva una spada affilata a doppio taglio, il suo aspetto uguagliava il fulgore del sole in pieno meriggio; 31

1,17 al vederlo caddi ai suoi piedi come morto, ma egli posando la sua destra sopra di me mi rassicurò: Non temere, io sono il primo e l’ultimo, 31

1,18 e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. 31

2, 1 All’angelo della Chiesa di Efeso scrivi: così parla colui che tiene nella sua destra le sette stelle e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro: 55

2,2 Mi è nota la tua condotta, la tua fatica, la tua costanza, so che non puoi soffrire i malvagi, infatti hai messo alla prova quelli che si spacciavano per apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi;  56

2,3 hai costanza avendo sofferto per il mio nome senza venir meno,  56

2,4 ma debbo rimproverarti che non hai più l’amore di un tempo... 56

2,6 Tuttavia hai questo di buono, che detesti la condotta dei Nicolaiti, che anch’io detesto... 57

2,7 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: al vittorioso farò mangiare dall’albero della vita, che è nel paradiso di Dio. 57

2,8 All’angelo della chiesa di Smirne scrivi: così parla il primo e l’ultimo, che era morto ed è tornato alla vita: 58

4,1 Poi ebbi una visione: ecco una porta si aprì nel cielo. E la voce che prima avevo udita parlarmi a somiglianza di tromba disse: «Sali qua su, affinché ti mostri ciò che dovrà accadere nel futuro» 66

4,2 Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto 68

4,3 e il seduto simile all’aspetto di una pietra di diaspro, e un’iride attorno al trono, simile all’aspetto dello smeraldo.  68

4,4 E attorno al trono, ventiquattro troni, e, sui troni, ventiquattro seniori, seduti, avvolti in manti candidi, e sulle loro teste corone d’oro. 69

4,5 E dal trono procedevano lampi e voci e tuoni; e davanti al trono c’erano sette lampade ardenti, che sono i sette Spiriti di Dio; 69

5,1 E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli 73

6,12 All’apertura del sesto sigillo apparve ai miei occhi questa visione: avvenne un gran terremoto, il sole si oscurò come un sacco di carbone, e la luna tutta divenne come sangue,  78

6,13 e gli astri del cielo caddero sulla terra, e le stelle caddero sulla terra… 78

5,12 Degno è l’agnello che è stato immolato di ricever la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione. 83

7,10 E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello»  84

7,12 «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». 84

6,6 E udii fra i quattro viventi come una voce dire: tre misure di frumento per un denaro e una misura di orzo per un denaro, ma all’olio e al vino non recar danno. 87

12,1 E un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo.  93

12,2 Era incinta, e gridava in preda alle doglie e al travaglio del parto.  93

12,3 E un altro segno apparve nel cielo: ecco un grosso dragone, rosso vivo, con sette teste e dieci corna, e sulle teste vi erano sette diademi,  93

12,4 con la sua coda si trascinava dietro la terza parte degli astri del cielo e li precipitava sulla terra. Il dragone si pose di fronte alla donna, che era sul punto di partorire, per divorare il bimbo appena fosse nato.  93

12,5 Ella, quindi, diede alla luce un figlio, un maschio, quello che era destinato a governare tutte le nazioni con verga di ferro. Subito fu rapito il figlio di lei verso Dio, verso il trono di Dio,  93

12,6 mentre la donna, riparò nel deserto, dove ogni luogo era stato preparato da Dio per esservi nutrita per lo spazio di milleduecentosessanta giorni  94

12,7 E vi fu guerra in cielo, Michele con i suoi angeli ingaggiò battaglia con il dragone, e questo combatté insieme ai suoi angeli,  94

12,8 ma non prevalsero, il loro posto non si trova più nei cieli.  94

12,9 Fu in parte scacciato il grande dragone, il serpente antico, quello che è chiamato diavolo e Satana colui che inganna tutta la terra, fu precipitato sulla terra, e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. 94

13,1 Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo 105

13,2 La bestia che vidi somigliava ad una pantera, mentre le zampe sembravano di orso e la bocca di leone. Il dragone comunicò ad essa la propria forza e il suo trono con potestà grande. 105

13,3 Una delle teste era caduta come colpita a morte, ma la sua ferita mortale fu guarita, per questo tutta la terra fu presa da ammirazione per la bestia,  105

13,4 e si mise ad adorare il dragone che aveva dato un tale potere alla bestia, e adorava anche la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combatterla?» 106

13,5 Alla bestia fu data una bocca che proferiva parole orgogliose e blasfeme, e gli fu concesso di operare per lo spazio di quarantadue mesi  106

13,6 Così aprì la sua bocca blasfema contro Dio, lanciando bestémmie contro il nome e la dimora di lui, contro tutti gli abitanti del cielo.  107

13,7 Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu data potestà su ogni tribù, popolo, lingua e nazione.  107

14,1 Poi vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte di Sion, e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulle loro fronti. 108

14, 2 Udii quindi una voce dal cielo come il fragore di molte acque e come il rumore di un forte tuono; e la voce che udii era come di citaredi che suonavano le loro cetre. 108

14, 3 Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono, davanti ai quattro esseri viventi e davanti agli anziani; e nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, i quali sono stati riscattati dalla terra.  108

14, 4 Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne; sono infatti vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello, dovunque egli va; essi sono stati riscattati fra gli uomini, per essere primizie a Dio e all’Agnello. 108

14, 5 Sulla loro bocca non è stata trovata menzogna, perché sono irreprensibili davanti al trono di Dio. 109

14, 6 Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo e che aveva l’evangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo, 109

14, 7 e diceva a gran voce: «Temete Dio e dategli gloria, perché l’ora del suo giudizio è venuta; adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque». 110

14, 8 Poi seguì un altro angelo, dicendo: «È caduta, è caduta Babilonia, la grande città che ha dato da bere a tutte le nazioni il vino dell’ira della sua fornicazione». 111

14, 9 Un terzo angelo li seguì dicendo a gran voce: «Se uno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla sua fronte o sulla sua mano,  111

14, 10 berrà anch’egli il vino dell’ira di Dio, versato puro nel calice della sua ira e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all’Agnello. 111

14, 11 E il fumo del loro tormento salirà nei secoli dei secoli, e non avranno requie né giorno né notte coloro che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome». 111

14, 12 Qui è la costanza dei santi; qui sono coloro che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù. 111

14,13 Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono» 112

14,14 E guardai, ed ecco una nuvola bianca, e sopra la nuvola stava seduto uno simile a figlio d’uomo, che portava in capo una corona d’oro e teneva in mano una falce tagliente.  114

14,15 E un altro angelo uscì dal tempio gridando ad alta voce a colui che stava seduto sulla nuvola: «Metti mano alla tua falce e mieti, perché è giunta l’ora di mietere, ché la messe della terra va disseccandosi.»  114

14,16 E colui che stava seduto sulla nuvola, mosse la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta. 114

14,17 E un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, tenendo anch’egli una falce tagliente.  114

14,18 E un altro angelo che aveva potestà sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce tagliente: «Metti mano alla tua falce tagliente, e vendemmia i grappoli sulla terra, perché le uve sono mature.»  114

14,19 E l’angelo mosse la sua falce, sulla terra e vendemmiò la vigna della terra, e gettò l’uva nel tino dell’ira di Dio.  114

14,20 E il tino fu calpestato fuori della città, e ne uscì sangue fino ai morsi dei cavalli, per una distesa di milleseicento stadi. 114